Da Schiaffino a Sosa, la Top 11 degli uruguaiani in Serie A

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Sosa alza la Coppa UEFA del 1994

Dopo il clamoroso sorpasso della squadra svedese su quella tedesca – non ve lo aspettavate vero? – è arrivato il momento di far scendere in campo i migliori giocatori uruguaiani o uruguagi che dir si voglia. L’Uruguay, paese che ha vinto ben due mondiali, ha fornito alla Serie A i suoi due giocatori più rappresentativi degli anni ’50 (Ghiggia e Schiaffino), mentre negli anni ’90 abbiamo assistito ad un discreto esodo favorito dalla presenza di numerosi talenti. Senza indugi, ladies e gentleman, ecco la Top 11 degli uruguagi della Serie A!

Uruguay in Serie A (3-4-3) – Il trio difensivo è arcigno e permette di sopperire alle possibili papere di Muslera. Gargano fa da scudo a centrocampo, affiancato dal geniale Schiaffino che, da navigato regista, saprà innescare il rapido Ghiggia. Male che va, la passa a Recoba, ma a quel punto può succedere di tutto. Il trio offensivo è di prima qualità: la velocità di Fonseca, la potenza di Sosa e la velocità e la potenza di Cavani. Allenatore ovviamente El Maestro, ovvero Óscar Tabárez: l’attuale CT dell’Uruguay è stato troppo frettolosamente dimenticato dal calcio italiano, ma… ha saputo vendicarsi agli ultimi mondiali!

Fernando Muslera (Lazio 07-11) – L’esordio a San Siro contro il Milan è un naufragio: prende gol da tutte le parti e finisce per favorire il ritorno dell’highlander Ballotta tra i pali. Ma col tempo cresce ed acquisisce sicurezza, scalza il bidone Carrizo diventando un portiere più che dignitoso e conquistando pure la maglia della nazionale celeste. Passa al Galatasaray nell’ambito dell’affare che porta Cana alla Lazio. 96 presenze in Serie A. Voto: 6/10

Diego López (Cagliari 98-10 tra Serie A e B) – Omonimo ma nulla a che vedere con il portierino spagnolo del Milan: a livello di presenze questo López è il quinto di sempre con la maglia del Cagliari. Guida la difesa rossoblu con sapienza, in posizione centrale o come terzino. Dopo tanti anni diventa anche capitano ed in seguito persino allenatore. Attualmente guida il Bologna. Nel suo palmares figura la bella vittoria dell’Uruguay nella Copa America del 1995. 194 presenze e 3 gol in Serie A (conta anche 119/4 in B).Voto: 6/10

Gustavo Méndez (Vicenza 95-99, Torino 99-00; conta anche Torino 00-01 in Serie B) – Il Vicenza lo acquista dopo che Méndez si era aggiudicato la Copa America ’95. Lui ed il connazionale Marcelo Otero diventano i pilastri della squadra guidata da Guidolin, che vince una Coppa Italia e sfiora la finale di Coppa delle Coppe. Difensore centrale, terzino o mediano, dopo la retrocessione dei veneti passa al Torino dove raccoglie un’altra retrocessione finendo per tornare a giocare nel Nacional. Mondiali del 2002 anche per lui. 121 presenze e 3 gol in Serie A. Voto: 6/10

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Montero a gamba tesissima!

Paolo Montero (Atalanta 93-96, Juventus 96-05) – Il suo cruccio è aver perso ben tre finali di Champions con la maglia della Juventus, dove era arrivato nel 1996 a seguito di ottime prestazioni con la Dea. A Torino si conferma un difensore spietato (16 cartellini rossi in Serie A, primatista assoluto!) ma anche affidabile e dotato di buon senso tattico. Vince 4 scudetti e partecipa a Giappone-Corea 2002. 266 presenze e 3 gol in Serie A. Voto: 7/10

Walter Gargano (Napoli 07-12 e facente attualmente parte della rosa, Inter 12-13, Parma 13-14) – Pilastro del centrocampo celeste, Gargano ha una resistenza incredibile e diventa titolare anche nel Napoli, dopo le belle prestazioni con la casacca del Nacional. Dopo tante battaglie i partenopei lo girano in prestito all’Inter ed al Parma, dove non brilla e da quest’anno è di nuovo in forza ai biancoazzurri. Ha disputato due mondiali (2010 e 2014). 220 presenze e 5 gol in Serie A (dato aggiornato al 13.10.2014). Voto: 6,5/10

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Schiaffino e Ghiggia in versione oriunda

Alcides Ghiggia (Roma 53-61, Milan 61-62) – Stranamente non viene mai citato tra i giocatori più importanti della storia della Roma, eppure Ghiggia è la stella dei giallorossi che vincono il primo ed unico trofeo internazionale della storia giallorossa, la Coppa delle Fiere nel 1961. Ala destra piccola ma immarcabile, è l’unico superstite di quell’Uruguay che vinse il Mondiale del 1950 (il famoso Maracanazo che distrusse i sogni dei tifosi brasiliani). Diventa capitano ma perde la fascia dopo uno scandalo sessuale: mette incinta una quattordicenne. Tra alti e bassi, Ghiggia – un Cassano ante litteram che in patria si becca otto mesi di squalifica per aver aggredito un arbitro – chiude la carriera vincendo uno scudetto da comprimario nel Milan e giocando qualche partita da oriundo con l’Italia. 205 presenze in Serie A e 19 gol. Voto 8/10

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Recoba cucciolo a Venezia

Álvaro Recoba (Inter 97-98 e 99-07, Venezia 99, Torino 07-08) – El Chino è indubbiamente uno dei giocatori più tecnici e talentuosi che abbiano mai calcato il palcoscenico della Serie A. Eppure non ha mai sfondato del tutto: l’Inter lo acquista dal Nacional e lo gira in prestito al Venezia, dove sembra possa diventare la stella del futuro segnando reti pazzesche. Moratti, che lo ama alla follia, lo blinda con un contratto faraonico: in nerazzurro Recoba rimane quasi dieci anni e ogni tanto segna gol mozzafiato, con tiri che battono le leggi della fisica, senza però riuscire a diventare il protagonista assoluto anche a causa di qualche acciacco fisico. A fine carriera vince due campionati dopo le tante delusioni dell’epoca Simoni-Lippi-Cuper che gli avevano permesso di vincere solo una Coppa UEFA, e chiude la sua esperienza in Italia giochicchiando nel Torino. Ancora attivo con la maglia del suo Nacional, nel 2002 ha partecipato ai Mondiali. 207 presenze e 65 gol in Serie A. Voto: 6,5/10

Juan Alberto Schiaffino (Milan 54-60, Roma 60-62) – Unico ed inimitabile, forse il giocatore più forte della storia del calcio uruguaiano. Protagonista assoluto a Brasile ’50, Interno sinistro o regista dalla tecnica perfetta, Pepe Schiaffino è un pennellone esile che mette la palla dove vuole: assist e gol fioccano e permettono al Milan di vincere tre scudetti ed una Coppa Latina. Dopo tanti successi, raggiunge Ghiggia nella capitale e si porta a casa la Coppa delle Fiere. Idolo in Uruguay – dove vince 5 campionati con la casacca del Peñarol – Schiaffino disputa anche 4 partite da oriundo con gli Azzurri. Indubbiamente, assieme a Liedholm è il centrocampista più forte del mondo in quegli anni. 188 presenze e 50 gol in Serie A. Voto: 9/10

Edinson Cavani (Palermo 07-10, Napoli 10-13) – Stellina del Danubio, Zamparini ci vede lungo e lo porta al Palermo, dove si mette in evidenza in breve tempo. La consacrazione arriva però con la maglia del Napoli: gol a grappoli e lo status di uomo-mercato rafforzato di mese in mese. Vince la Coppa Italia nel 2012, la classifica cannonieri nel 2013 e poi capisce che la Serie A gli va stretta: gli emiri lo portano nella Ligue 1 e conquista subito il titolo col PSG. Attaccante fortissimo fisicamente e tecnicamente, vince la Copa America del 2011 trascinando la Celeste. 213 presenze e 112 gol in Serie A. Voto: 9/10

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Fonseca con la maglia del Napoli

Daniel Fonseca (Cagliari 90-92, Napoli 92-94, Roma 94-97, Juventus 97-01, Como 02-03) – Attaccante rapido e di buona tecnica, dopo la convocazione per Italia ’90 il Cagliari lo porta in Serie A, e per due stagioni di fila si rivela il miglior marcatore dei sardi. Il Napoli, orfano del Pibe de Oro, punta su di lui per rinverdire i fasti appena passati e lui non delude, segnando persino cinque gol al Mestalla contro il Valencia in una gara di Coppa UEFA. All’apice del successo personale passa alla Roma, dove con Balbo forma una coppia d’attacco temibile. Nel 1995 si porta a casa la Copa America, ma per vincere qualcosa a livello di club deve attendere il passaggio alla Juventus, dove seppur da comprimario conquista il campionato del 97/98. Conclude la carriera con un breve flash a Como e diventa procuratore. 215 presenze e 78 gol in Serie A. Voto: 7/10

Rubén Sosa (Lazio 88-92, Inter 92-95) –…come? …cosa? Ruben Sosa! è il due aste che i tifosi della Lazio dedicano alla lora stella nel periodo in cui i biancocelesti escono fuori dal tunnel negativo degli anni ’80. Sosa, già da anni nazionale, è robusto ma abile nel dribbling e tira certe sveglie di sinistro che non ti dico. Dalla capitale passa all’Inter pre-Moratti, facendo coppia prima con Schillaci e poi con Bergkamp (giocando peraltro meglio di loro) e vincendo la Coppa UEFA. Alla soglia dei trent’anni, El Principito viene ceduto al Borussia Dortmund e conclude la carriera tra Spagna, Cina ed Uruguay: con la Celeste è riuscito a vincere ben due edizioni della Copa America, consacrandosi come uno dei migliori attaccanti sudamericani tra gli anni ’80 e ’90. 199 presenze ed 84 gol in Serie A. Voto: 7,5/10

Totale uruguaiani in Serie A: 74,5

Classifica aggiornata

  1. Svezia 81 pt.
  2. Germania 80 pt.
  3. Uruguay 74,5 pt.
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Da Liedholm a Ibrahimovic, la Top 11 degli svedesi in Serie A

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Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm: il Gre-No-Li rossonero

Riprendiamo la nostra rubrica che ha, come umile intento, quello di scoprire quale nazione estera ha fornito più talenti alla Serie A. Dopo aver analizzato meticolosamente la Germania, oggi concentriamo la nostra attenzione sulla Svezia. Dalla Scandinavia, ridendo e scherzando, sono arrivati giocatori fortissimi (soprattutto negli anni ’50-’60): andiamo dunque a vedere se riescono persino a superare l’armata teutonica.

Svezia in Serie A (2-3-5) – Ci tocca rispolverare il modulo dei pionieri del pallone. La fragile difesa a due protetta dal fragilissimo Hedman potrebbe reggere se Gren, Ingesson e Liedholm (giocatore-allenatore, ovviamente) limitano le sortite offensive. Poi, con cinque animali da gol là davanti, basta superare la metà campo per far tremare i polsi a tutti.

Magnus Hedman (Ancona 04) – Peggio, molto peggio di Lehmann. Portiere della nazionale svedese, dopo buone stagioni al Coventry e tre anni da riserva nei Celtic arriva in Italia per sostituire Scarpi e salvare il derelitto Ancona “vintage” di Ganz, Hübner e Jardel. Perde subito il posto in favore di Marcon. Fine. 3 presenze in Serie A. Voto: 1/10

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Björklund in versione rockabilly

Joachim Björklund (Vicenza 95-96; Venezia 01-02) – Titolare fisso della nazionale svedese per quasi dieci anni, lo stopper Björklund disputa un’ottima stagione a Vicenza prima di accasarsi nei Rangers e nel Valencia. Dopo tanti successi, torna a Venezia e retrocede mestamente assieme ai connazionali Daniel Andersson e Lai. Pochi anni passati in Italia, ma gli diamo la sufficienza sulla fiducia. 51 presenze in Serie A. Voto 6/10

Olof Mellberg (Juventus 08-09) – La Juventus lo compra dopo le sue ottime prestazioni con le casacche di Racing Santander ed Aston Villa: resta solo una stagione, giocando da titolare in Champions e un po’ meno titolare in campionato. Dovevamo formare perlomeno un duo difensivo, così lo abbiamo aggiunto. 27 presenze in Serie A. Voto: 4/10.

Gunnar Gren (Milan 49-53, Fiorentina 53-55, Genoa 55-56) – Finalmente arriviamo al Gre-No-Li, il famoso trio di svedesi legato ai colori del MIlan! Gren è una mezzala di tecnica sopraffina, pilastro della nazionale che vince l’oro olimpico a Londra ’48 e raggiunge la finale di Svezia ’58 senza approfittarsi del fattore campo. Appesi gli scarpini al chiodo, si distingue come direttore tecnico della Juventus vincendo anche un tricolore. 217 presenze e 45 gol in Serie A. Voto: 8/10

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Ingesson (a sin.) insegue Cocard in un Bologna-Lione

Klas Ingesson (Bari 95-96/97-98, Bologna 98-00, Lecce 01; conta anche Bari 96-97 in B) – Fa parte della nidiata di ottimi giocatori svedesi che hanno disputato due mondiali nei primi anni ’90, conquistando il 3° posto ad USA ’94. Il Bari lo acquista dallo Sheffield Wednesday e lui non delude: duro a centrocampo e pericoloso negli inserimenti, si fa notare assieme al pennellone Kennet Andersson. Importante anche nel Bologna di Signori e dei connazionali Lucic (pallida meteora) e del solito Andersson, chiude a Lecce una carriera di ottimo livello. Da ricordare la Coppa UEFA vinta da giovane con la maglia dell’IFK Göteborg, nel 1987. Attualmente è costretto su una sedia a rotelle a causa dei postumi di un mieloma, ma continua ad allenare l’Elfsborg nel massimo campionato svedese. Daje Klas! 139 presenze e 10 gol in Serie A. Voto: 7/10

Nils Liedholm (Milan 48-61) – Uno dei più forti centrocampisti degli anni ’50 e del calcio svedese in generale. Il Barone è tecnicamente perfetto, potente fisicamente ed anche temibile in zona gol. Si narra che una volta Liedholm, dopo tante partite con la maglia del Milan, sbagliò clamorosamente un passaggio ed il pubblico di San Siro gli dedicò una standing-ovation: prima, a quanto pare, non era mai successo. Vince 5 scudetti con i rossoneri, di cui uno da allenatore, e conquista uno storico tricolore sulla panchina della Roma. 359 presenze ed 81 gol in Serie A. Voto: 10/10

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Hamrin, cannoniere viola

Kurt Hamrin (Juventus 56-57, Padova 57-58, Fiorentina 58-67, Milan 67-69, Napoli 69-71) – Occupa la settima posizione tra i migliori marcatori della storia della Serie A grazie ai suoi 190 gol segnati in 15 anni di attività in Italia. “Scartato” dalla Juventus che preferì Charles e Sivori come stranieri – all’epoca il limite era due – riesce ad imporsi nel Padova di Rocco, contribuendo con ben 20 reti al terzo posto raggiunto dai biancoscudati. Il meglio di sé lo dà a Firenze: con i viola segna valanghe di reti e vince due Coppe Italia ed una Coppa delle Coppe. I maggiori trionfi arrivano nel suo biennio al Milan, quando da maturo attaccante viene chiamato dal suo estimatore Rocco a dare il suo contributo. In rossonero arriva la conquista della Coppa dei Campioni, prima del canto del cigno a Napoli. Conta anche un argento conquistato a Svezia ’58. Ala destra veloce, con grande visione di gioco e senso del gol, a fine carriera si dedica al commercio di ceramica. Cosa volete di più? 400 presenze e 190 gol in Serie A. 9/10

Zlatan Ibrahimovic (Juventus 04-06, Inter 06-09, Milan 10-12) – Come Baggio e Serena, anche Ibra compie il tour delle big della Serie A: vince in tutto sei scudetti, ma quello bianconero è revocato. Il suo merito è quello di essere stato l’ago della bilancia della Serie A per molti anni, con la sua potenza unita ad una tecnica fuori dal comune. Carattere non facile, ha fame di vincere dopo un’infanzia difficile passata nel quartiere di Rosengård, dove vivono molti immigrati residenti a Malmö. Impossibile legarlo ad una squadra: quando capisce che ormai la Serie A gli va stretta parte prima per Barcellona e poi per Parigi, sperando sempre di vincere quella Champions che lo consacrerebbe tra gli immortali. 219 presenze e 122 gol in Serie A. Voto: 10/10

Gunnar Nordahl (Milan 49-56, Roma 56-58) – Dopo Piola e Totti è lui il miglior marcatore della storia della Serie A. Un autentico manzo (novanta chili per un metro e ottanta!), Nordahl mostra anche un’insospettabile agilità. Oro olimpico nel ’48, in nazionale segna addirittura 43 gol in 33 partite. In Italia assieme ai connazionali Gren e Liedholm conquista due campionati e due Coppe Latine, competizione antesignana della Coppa dei Campioni. Chiude la carriera da allenatore-giocatore della Roma. Muore nel 1995 ad Alghero. 291 presenze e 225 gol in Serie A. Voto 10/10

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Nacka Skoglund e ‘o Banco ‘e Napule Jeppson (foto tratta dal sito Hifhockeyhistoria.se)

Hasse Jeppson (Atalanta 51-52, Napoli 52-56, Torino 56-57) – Personaggio mitico. Calciatore e tennista, il capitano della nazionale svedese a Brasile ’50 arriva a Bergamo dal Charlton: l’obiettivo è salvare la squadra dalla retrocessione e Jeppson segna 22 gol in sole 27 partite. Diventa subito un uomo mercato ed il Napoli di Achille Lauro lo acquista per ben 105 milioni di lire, tanto che i tifosi partenopei lo soprannominano ‘o Banco ‘e Napule. In quattro stagioni con la maglia azzurra segna molti gol e ne sbaglia altrettanti: all’epoca a Napoli era persino diffuso l’epiteto mannaggia Jeppson! nella vita quotidiana. Nonostante compagni di squadra del calibro di Amadei e Vinicio, bisognerà aspettare Maradona per vedere il primo Scudetto in Campania. Jeppson si ritira dopo una stagione a Torino e resta in Italia dove muore, a Roma, lo scorso anno. 157 presenze ed 81 gol in Serie A. Voto: 8/10

Lennart Skoglund (Inter 50-59, Sampdoria 59-62, Palermo 62-63) – Trequartista col vizio del gol, Skoglund è una delle stelle di un’Inter Campione d’Italia due volte di fila (’53 e ’54). Abile dribblomane e dal piede mancino fatato, è tra i protagonisti di Svezia ’58. Dopo il ritiro lascia la famiglia italiana e torna a vivere in Svezia, dove muore di infarto a soli 46 anni a seguito di problemi di alcolismo. 325 presenze e 70 gol in Serie A. Voto: 8/10

Totale svedesi in Serie A: 81/110

Classifica aggiornata

  1. Svezia 81 pt.
  2. Germania 80 pt.

All’ombra del Titano: la storia della Nazionale della Repubblica di San Marino

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Davide Gualtieri (a sin.) esulta dopo il gol contro l’Inghilterra

Il palazzo dei congressi, sito nel centro di una elegante città francese, è gremito in ogni ordine di posto. Si abbassano le luci, ed il delegato UEFA si avvicina all’urna a testa bassa. Alle sue spalle, una fioca luce artificiale illumina il pannello dove si suppone che tra poco verrà proiettato qualcosa. Si attiva il meccanismo rotante dell’urna.

rull… rull… rull…

Nessuno segue col fiato sospeso l’evento. La platea è intenta a telefonare, smanettare con i tablet o dormire. I giornalisti sono distratti.

rull… rull… rull…

L’urna si ferma ed il delegato UEFA tira fuori una pallina metallica. Dentro c’è un biglietto. C’è scritto SAN MARINO. Il primo tassello delle qualificazioni per gli Europei viene estratto dalle nazionali dell’ultima fascia. Nessuno scatta foto, e l’urna riprende il suo ritmico moto circolare. Non importa quali altre squadre faranno compagnia al San Marino nel girone: probabilmente perderà tutte le partite, ed al massimo segnerà un paio di gol.

Questa breve introduzione funge da preludio al nostro articolo sulla Nazionale di calcio della Repubblica di San Marino. La federcalcio sammarinese ha visto la luce nel 1931, ma solo nel 1988 la nazionale ha ottenuto l’affiliazione FIFA e UEFA necessaria per giocare gare ufficiali. Da allora, la squadra ha totalizzato 123 partite ufficiali, vincendone solo una e perdendone 119, segnando 20 gol e subendone 532. Negli ultimi dieci anni di attività la “nazionale del Titano” ha sempre perso ed attualmente occupa l’ultima posizione (208) della classifica FIFA a pari merito col Bhutan. Statistica curiosa: la Nazionale Under-21 di San Marino ha vinto più partite della nazionale maggiore, ottenendo 3 successi (di cui 2 a tavolino).

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Massimo Bonini (a sin.)

Più che vittorie, dal 1990 – anno dell’esordio ufficiale – San Marino ha raccolto aneddoti e curiosità, che vale la pena di conoscere. La nazionale, che ha sempre potuto contare su un bacino di calciatori molto ridotto, nei primi tempi aveva giusto un paio di assi nella manica. Il primo era Massimo Bonini: per tanti anni è stato un pilastro del centrocampo della Juventus di Trapattoni, ma rifiutò di giocare con la Nazionale italiana in attesa che si costituisse quella sammarinese. Quando ciò avvenne, Bonini non era più giovanissimo ma disputò comunque 19 partite in casacca celeste, fornendo il proprio grande apporto di esperienza.

Il secondo talento purtroppo ebbe poca fortuna: Marco Macina (ex-ala di Bologna, Parma e Milan) negli anni ’80 era considerato un fenomeno, ma il carattere difficile ed un infortunio lo relegarono tra gli svincolati a soli 24 anni. Nel 1990 era fermo da un bel po’, ma la nazionale sammarinese gli diede l’opportunità di scendere in campo: lui si lamentò di toccare tre palloni a partita, alludendo alla scarsa qualità dei compagni, e dopo tre partite non giocò più. In generale, non solo col San Marino. Bonini e Macina sono stati gli unici nazionali sammarinesi ad aver giocato in Serie A.

Nonostante la squadra fosse (e tuttora è) composta perlopiù da dilettanti, dopo tre anni di sconfitte arrivò il primo glorioso pareggio contro la nazionale turca (0-0), ed un altro momento da raccontare ai nipotini. Ebbene si: il 17 novembre del 1993 San Marino disputò a Bologna un match di qualificazione per i Mondiali contro un’Inghilterra costretta a fare una barca di gol per sperare di passare il turno. Pronti via, il San Marino battè il calcio di inizio e si proiettò in avanti come se non ci fosse un domani. La difesa inglese sembrò controllare la situazione, ma Stuart Pearce – monolite soprannominato Psycho per il suo sguardo da carnefice – sbagliò un passaggio verso il portiere. Davide Gualtieri – ex-attaccante ed attualmente proprietario di un negozio di elettronica – si avventò come un furetto e spinse il pallone alle spalle di David Seaman. San Marino in vantaggio! Erano passati otto secondi di gioco: ancora oggi, Gualtieri detiene il record di marcatore più veloce in una partita ufficiale tra nazionali di calcio (clicca qui per vedere il video del gol).

Ah, la partita poi finì 1-7 per gli inglesi, che comunque non si qualificarono per i Mondiali.

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Sammarinesi in allenamento

E la prima vittoria? Parliamone. Il 28 aprile del 2004 allo Stadio Olimpico di Serravalle arrivò il Liechtenstein per disputare un’amichevole. Al 6’ segnò Andy Selva (di cui parleremo dopo) e… non successe altro, finì 1-0 per San Marino, al cospetto di una squadra che comunque schierava non solo Mario Frick ma anche numerosi giocatori del campionato svizzero. La vera impresa sarebbe potuta accadere nel 2007, quando San Marino ospitò la nazionale dell’Eire mantenendo fino al 94’ il risultato sull’1-1. Sembrava fatta: dopo il gol di Kilbane, il pareggio di Manuel Marani poteva regalare uno storico pareggio contro una nazionale più celebre ma che stava dormendo in piedi. Poi, al 95’ segnò Ireland e rimase solo la bella prestazione.

Ah, tornati a Dublino i giocatori irlandesi furono duramente cazziati dalla stampa.

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Andy Selva

La grande stella della nazionale è il già citato Andy Selva. Nato a Roma ma naturalizzato sammarinese, Selva ha segnato addirittura 8 gol in 66 partite con la maglia di San Marino: probabilmente neanche Van Basten avrebbe saputo fare di meglio. Specialista dei calci piazzati, dopo una lunga carriera di bomber nelle serie minori italiane ora gioca nel campionato sammarinese con la maglia de La Fiorita.

Questa è quindi la storia della nazionale sammarinese, composta da studenti, baristi, impiegati di banca e per tanti anni allenata da un insegnante di educazione fisica (mister Giampaolo Mazza). Una nazionale composta da persone comuni: vostro cugino che gioca in Eccellenza potrebbe scoprire di avere un antenato nato sotto il Monte Titano ed essere convocato per le prossime partite, ritrovandosi a contrastare Rooney, dribblare Schweinsteiger e tirare contro Casillas. Le micro-nazionali sono l’ultimo barlume di democrazia calcistica: non importa quanto sia piccola, la tua nazionale è un diritto.

Sarebbe bello che la UEFA organizzasse una specie di Europeo alternativo cui potrebbero partecipare solo San Marino, Liechtenstein, Andorra, Gibilterra, le Isole Far Oer, Cipro, Malta e Lussemburgo: sarebbe la giusta ribalta per questi dilettanti che ogni tanto riescono ad infrangere record mondiali. Il prossimo Gualtieri potresti essere tu!

Da Matthäus a Bierhoff, la Top 11 dei tedeschi in Serie A

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Matthäus e Brehme, colonne dell’Inter e della Germania

Qual’è stata la nazione che ha fornito il maggior numero di significativi talenti al calcio italiano? Per scoprirlo, nasce una nuova rubrica in cui stileremo una Top 11 dei migliori giocatori di una data nazione che hanno giocato in Serie A. Ci occupiamo oggi dei campioni del mondo in carica: di teutonici in Italia ne sono girati parecchi e pure di qualità (portieri a parte). Andiamo a vedere senza indugio quanto totalizzano secondo noi gli undici migliori di loro divisi per ruolo!

Germania in Serie A (4-4-2) – Difesa titanica per coprire Lehmann e centrocampo ricco di fantasia, con un talento come Matthäus a mantenere gli equilibri. In attacco, il tandem Bierhoff-Klinsmann unisce potenza e velocità. L’allenatore ideale di questa squadra sarebbe senza dubbio il nostro Trapattoni, che peraltro di questi ne ha pure allenato qualcuno!

Jens Lehmann (Milan 98-99) – Iniziamo maluccio: l’unico portiere tedesco ad aver giocato in Italia è proprio la meteora rossonera Lehmann, che disputa poche (e mediocri) partite prima di tornare a giocare bene in Bundesliga ed in Premier League. Un handicap non da poco per la nostra classifica. 5 presenze in Serie A. Voto: 2/10

Andreas Brehme (Inter 88-92) – Terzino impeccabile e pedina fondamentale dell’Inter di Trapattoni che vince lo Scudetto e la Coppa UEFA: passa alla storia anche per aver realizzato il rigore decisivo che, ad Italia ’90, permette ai teutonici di battere l’Argentina. 154 presenze e 12 gol. Voto: 8/10

Hans-Peter Briegel (Verona 84-86, Sampdoria 86-88) – Un autentico titano che rade al suolo tutto ciò che tenta di opporsi al suo cospetto. Briegel è una delle colonne del magico Hellas scudettato di Bagnoli: un terzino sinistro ed esterno di centrocampo da far tremare i polsi. 106 presenze e 21 gol. Voto: 7/10

Jürgen Kohler (Juventus 91-95) – Gioca nei bianconeri durante gli anni d’oro di Gullit & Van Basten, riuscendo però a conquistare lo Scudetto durante l’ultimo anno della sua permanenza in Italia. Difensore centrale forgiato nell’acciaio inox, fa parte della rosa che vince Italia ’90. 102 presenze ed 8 gol. Voto: 7/10

Karl-Heinz Schnellinger (Mantova 63-64, Roma 64-65, Milan 65-74) – Bandiera del Milan degli anni ’60 e ’70, Schnellinger è un terzino biondissimo e praticamente schierato solo in difesa. Eppure segna il famoso gol del pari a tempo scaduto nella sfida Italia-Germania 4-3, permettendo di disputare i più i bei tempi supplementari della storia del calcio! Con i rossoneri conquista un palmares da fare invidia. Pochi lo ricordano, ma a conti fatti è il tedesco di maggior successo in Italia. 284 presenze e 3 gol. Voto: 9/10

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Rivera e Schnellinger: compagni nel Milan, rivali in nazionale

Helmut Haller (Bologna 62-68, Juventus 68-73) – Avete presente la serietà e la compostezza dei calciatori tedeschi, tutti muscoli e geometrie? Ecco, Haller è il contrario, un trequartista scapigliato e con la pancetta, amante della vita notturna. Tuttavia col pallone ci sa fare eccome, e vince uno scudetto a Bologna ed uno a Torino. La sua specialità sono gli assist. Fa la sua apparizione persino in uno spot televisivo  dell’Ovomaltina. Cosa volete di più? 296 presenze e 69 gol. Voto: 8/10

Thomas Hässler (Juventus 90-91, Roma 91-94) – Centrocampista minuscolo, appena un metro e 66, compensa le lacune fisiche con una grande tecnica. Ha più successo con la Roma rispetto alla prima esperienza nelle file della Juventus, in seguito si costruisce una solida carriera nella Bundesliga, anche se i migliori successi li ottiene però in Nazionale. 120 presenze e 12 gol. Voto: 7/10

Lothar Matthäus (Inter 88-92) – Uno dei giocatori più forti della storia dell’Inter e della Nazionale tedesca: Lothar in carriera ha giocato praticamente in ogni ruolo con un rendimento impressionante. Tecnica sopraffina e grinta, conquista pure il Pallone d’oro nel 1990, dopo aver vinto i Mondiali. Serve un tackle, un assist o un gol? Ci pensa Lothar. 115 presenze e 40 gol. Voto: 9/10

Andreas Möller (Juventus 92-94) – Altro giocatore campione-del-mondo-nel-’90 e campione-d’europa-nel-’96, gioca due stagioni molto positive con la Vecchia Signora, conquistando la Coppa UEFA nel ’93. Il meglio lo dà successivamente con la casacca del Borussia Dortmund, vincendo la Champions proprio in finale contro la sua ex-squadra italiana. Piccolo ma sgusciante, calcia divinamente le punizioni. 56 presenze e 19 gol. Voto: 7,5/10

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Bierhoff con la maglia dell’Udinese

Oliver Bierhoff (91-92 Ascoli, 95-98 Udinese, 98-01 Milan, 02-03 Chievo; conta anche Ascoli 92-95 in Serie B) – L’eroe di Euro ’96 costruisce la propria carriera nel calcio italiano, dove gioca durante i suoi anni d’oro. Curiosamente viene portato in Italia dall’Inter, che lo gira però all’Ascoli: rimane quattro stagioni in una squadra tutt’altro che eccelsa riuscendo però a segnare un sacco di gol nella serie cadetta. Quando l’Ascoli retrocede in C, per il panzer dal colpo di testa letale arriva il momento di misurarsi con la massima serie, passando all’Udinese. In Friuli segna una valanga di gol in tre stagioni e viene ceduto al Milan, vincendo finalmente uno Scudetto a coronamento della lunga carriera in Italia. Dopo una parentesi al Monaco, chiude la carriera al Chievo. 220 presenze e 100 gol (conta anche 100 presenze e 46 gol in Serie B). Voto: 9/10

Jürgen Klinsmann (Inter 89-92, Sampdoria 97) – Soprannominato KataKlinsmann per il grande agonismo e Pantegana Bionda dalla Gialappa’s, forse per qualche tuffo di troppo, in Italia arriva all’Inter dopo lo Scudetto vinto dai connazionali Brehme e Matthäus, aggiudicandosi nel ’91 la Coppa UEFA. In Serie A inizia bene, ma poi viene ceduto come capro espiatorio dopo la deludente stagione con Orrico in panchina: cinque anni dopo torna per un breve canto del cigno con la maglia blucerchiata. 131 presenze e 42 gol. Voto: 6,5/10

Totale tedeschi in Serie A: 80/110

L’anima del fantallenatore: un viaggio tra lacrime, sudore e gloria imperitura

Miguel Herrera, Santiago Banos
Herrera, CT del Messico, immortalato nell’esultanza tipica del fantallenatore

Ha alimentato faide tra amici e familiari, rovinato domeniche e fatto imbestialire numerosi tifosi. Il suo nome è fantacalcio, e a detta dei suoi creatori è il gioco più bello del mondo dopo il calcio. Il fantacalcio è l’unica entità legalmente riconosciuta che può farti esultare per un gol subìto dalla tua squadra del cuore («Io Thereau ce l’ho titolare! Daje!») e deprimere per un autogol del tutto ininfluente per il risultato finale di partite come Cagliari-Sampdoria.

Possiamo provare ad indicare alcune categorie di fantallenatori: in primis c’è il professionale, che il giorno dopo la fine del campionato inizia a studiare la possibile formazione della stagione seguente. Durante l’estate compra tutti i giorni la Gazzetta dello Sport, seguendo febbrilmente le trattative di calciomercato, e prima dell’asta si presenta con le statistiche aggiornate di tutta la Serie A dal 1929/30 ad oggi, campionato della guerra incluso. La sua categoria è in forte crisi: ormai il calciomercato è aperto quasi tutto l’anno e rischia di impazzire. Nemmeno l’Almanacco del Calcio della Panini riesce più a tenere il passo.
C’è il temerario, che acquista unicamente misteriosi giocatori appena sbarcati in Serie A. Nel loro armadio ci sono gli scheletri dei vari Torje, Larrivey, Katergiannakis e Zeigbo che oh, vi giurano, visti su internet o letti sul Guerin Sportivo sembravano i messìa del pallone.
Poi c’è il tifoso nel sangue, che partecipa all’asta solo a condizione di avere in rosa la stella della squadra per la quale tifa. Senza Totti o Hamsik, loro si ritirano e non giocano più.
Il più irritante però è senza dubbio l’incompetente. Egli viene chiamato unicamente per fare numero, perché magari i partecipanti sono dispari, è sempre così. L’incompetente generalmente è una ragazza che non segue lo sport (fidanzata o sorella di uno dei partecipanti), un bambino di età inferiore ai sei anni o un anziano non autosufficiente che durante l’asta propone Josè Altafini o Gigi Riva. L’incompetente non ha idea di chi siano i giocatori della Serie A, eccetto quelli più famosi che ha visto su Studio Aperto, e si ritrova quindi a schierare tridenti offensivi formati dalle riserve di Cesena, Chievo ed Empoli. Gli scarti degli altri, sostanzialmente. Ma attenzione! La squadra materasso ha i suoi momenti di gloria, in cui l’elefante della Eminflex barrisce a pieni polmoni. Capiterà quella giornata in cui, per una combinazione astrale, il tridente Marilungo-Meggiorini-Mchedlidze segnerà una doppietta a testa facendo impallidire i vostri banali Higuain e Tevez. E lì, l’incompetente vi guarderà dall’alto in basso, tornando a chiedervi se il Milan ha la maglia verde o arancione.

Qual’è inoltre il giocatore ideale da comprare al fantacalcio? Proviamo a tracciare delle linee guida per trovarlo:
Titolarità. Il primo punto è basilare: il giocatore dev’essere un titolare indiscusso, di quelli che se l’allenatore prova a tenerli in panchina viene linciato dagli ultras. Per questo, è meglio se gioca in una squadra che non partecipa alle competizioni europee, così non è soggetto al turnover.
Salute. Giuseppe Rossi è un fenomeno, ma si fa sempre male. Idem El-Shaarawy e tanti altri: purtroppo la tendenza a farti male ce l’hai o non ce l’hai. Cercate un giocatore con una cartella clinica immacolata e vivrete più tranquilli, anche se l’apocalisse in stile Mario Gomez è random ed ineluttabile.
Disciplina. Tanti difensori e centrocampisti hanno un rendimento impeccabile, ma finiscono sempre per lasciare in campo quel mezzo punto in pagella a causa di qualche sgambetto di troppo. Ne sanno qualcosa coloro che sono innamorati di Marchisio e De Rossi e non possono farne a meno: valutate bene.
Nazionale. I giocatori che militano nelle nazionali sono un po’ volubili, poi si stancano di più. Meglio scegliere campioni ignorati dai commissari tecnici e che si concentrano solo sulle loro squadre di club!

dinataleIn virtù delle suddette linee guida, emerge chiaramente che il giocatore ideale è… Totò Di Natale! Gioca sempre da titolare e va in doppia cifra dal 2006/07, e milita in una squadra che riuscirebbe a farsi eliminare dal Terzo turno di Champions pure da una rappresentativa della Valtellina. Nelle ultime cinque stagioni ha giocato almeno 32 partite, quindi ha ancora le gambe a posto, roba da fare invidia. Inoltre viene ammonito molto di rado, tipo tre o quattro volte a campionato, ed ha visto solo tre cartellini rossi in carriera. In Nazionale non gioca più, quindi è chiaramente l’acquisto ideale per la stagione in corso!

Per concludere, in bocca al lupo a tutti i fantallenatori, nella speranza che Keisuke Honda possa continuare così. Perché io lo so: zitti zitti, tutti quanti avete comprato l’allegro trequartista dai capelli di fuoco.