Categoria: Serie Argh!

La peggiore squadra della storia della Serie A: vi presentiamo il Brescia del 94/95

Andrea Pirlo
L’esordio di Andrea Pirlo in Serie A

Ebbene si: il calcio è anche fatto di gustosi e malinconici record negativi. Dal 1994/95 in Serie A vengono assegnati i canonici tre punti per la vittoria, e già in quella stagione si registra il record negativo di punti mai totalizzati da una squadra. A detenere da vent’anni questo fardello è il Brescia: la Leonessa in quell’annata terminò ultima in classifica con soli 12 punti, frutto di due vittorie e sei pareggi. Andiamo a ripercorrere il cammino (difficile) dei biancoazzurri.

Il tecnico Mircea Lucescu ed il poco prolifico bomber Jorge Cadete
Il tecnico Mircea Lucescu ed il poco prolifico bomber Jorge Cadete

Il Brescia, neopromosso in Serie A essendosi classificatosi terzo nel precedente campionato della serie cadetta, si presenta ai nastri di partenza con Mircea Lucescu in panchina. Il tecnico rumeno era stato l’artefice del ritorno in A dei lombardi, e figura come direttore tecnico del club – forse perché non in possesso del patentino – mentre ufficialmente l’allenatore è l’ex CT dell’Under 21 Adelio Moro. L’esordio dei bresciani è sfavillante: al Rigamonti ricevono la fortissima Juventus di Baggio-Del Piero-Vialli-Ravanelli destinata a vincere poi lo Scudetto. I bianconeri passano in vantaggio con un gol di Conte, ma all’80’ Marco Schenardi trova il gol del definitivo 1-1. E poi? Una sconfitta a Foggia ed un prezioso pari contro l’Inter di Bergkamp, prima di… una lunga serie di non-vittorie! Solo alla 14^ giornata arriva il primo successo: un gol di Danut Lupu permette ai biancoazzurri di battere un’altra squadra derelitta, la Reggiana. Circa un mese dopo arriva la seconda vittoria, ai danni del Foggia. Un gol allo scadere di Battistini regala il successo al Brescia, che però non riesce a rivitalizzarsi. Anzi: la squadra perde tutte le 14 partite rimanenti e non giova alla causa l’arrivo in panchina di Gigi Maifredi. I lombardi terminano il campionato in coda alla classifica, con una clamorosa differenza reti di -50. Non andò meglio la Coppa Italia: la squadra si fermò al Secondo Turno proprio per mano della Reggiana (che arriverà penultima con una manciata di punti in più).

Bonometti, baluardo della difesa lombarda
Bonometti, baluardo della difesa lombarda

A questo punto non ci resta che presentare la rosa di questa Armata Brancaleone. Tra i pali figura Marco Ballotta: reduce da brillanti stagioni nel Parma, durante le quali scalza il portiere della nazionale brasilana campione del mondo (un certo Claudio André Taffarel), si trasferisce al Brescia per giocare da titolare indiscusso, ma subisce valanghe di gol (60 in 32 partite): in certi momenti, nei video dell’epoca, appare quasi rassegnato. Il suo vice, Ivan Gamberini, esordisce nella massima serie subendo 5 reti in due apparizioni. I compagni di reparto di certo non aiutano molto il lavoro degli estremi difensori. In difesa spiccano il brescianissimo Giuseppe Baronchelli (27 presenze e 1 gol) ed un imberbe Daniele Adani (20/0), ancora troppo giovane per poter fare la differenza. L’altro difensore bresciano Stefano Bonometti (19/0) non riesce a far valere la propria grande esperienza di indiscussa bandiera, mentre l’ex napoletano Giovanni Francini (17/0) ha già imboccato la parabola discendente della carriera. Poca gloria anche per Davide Mezzanotti (15/0).

Ioan Ovidiu Sabau falciato dal foggiano Bucaro
Ioan Ovidiu Sabau falciato dal foggiano Bucaro

Il centrocampo potrebbe essere il punto di forza della squadra ma… così non è! Fabio Gallo (31/3) ce la mette tutta, ma il meglio per lui arriverà con la maglia dell’Atalanta qualche stagione dopo, mentre il buon Marco Schenardi (26/1) non segnerà più gol dopo il brillante sigillo della prima giornata contro la Juve. Eugenio Corini (24/2) e Salvatore Giunta (24/0) non riescono a fare la differenza nonostante le proprie indiscusse doti, idem l’espertissimo ex nazionale Sergio Battistini (19/2) ed il talento mai esploso Marco Piovanelli (19/0). Nulla possono anche il bresciano Ivano Bonetti (16/0) ed il mitico Gabriele Ambrosetti: nonostante due gol in sole nove partite, viene misteriosiamente ceduto al Vicenza. Mah. I due fuoriclasse rumeni, pupilli di Lucescu, giocano poco e male: Danut Lupu (15/1) si presenta in Lombardia ad inizio stagione con svariati chili in eccesso, e passa alla storia solo per il gol-vittoria contro la Reggiana nel girone d’andata, mentre il nostro mai abbastanza venerato Ioan Ovidiu Sabau non va oltre le 12 apparizioni. A fine campionato c’è spazio anche per l’esordio di un sedicenne di belle speranze: si chiama Andrea Pirlo, un centrocampista che in seguito farà parlare di sé.

Borgonovo col fiato di Vierchowod sul collo
Borgonovo col fiato di Vierchowod sul collo

Un velo pietoso purtroppo va steso sugli attaccanti della Leonessa di quella stagione sfortunata. Il bomber sarebbe dovuto essere Jorge Cadete: in Portogallo aveva conquistato il titolo di capocannoniere della Primeira Liga con la maglia dello Sporting Lisbona, ma in Serie A sigla solo un gol in 13 comparsate. Si tratta dello stesso Cadete che un paio d’anni dopo, nei Celtic Glasgow, riesce a segnare qualcosa come trenta gol nel campionato scozzese. Non combina molto di più Maurizio Neri, protagonista della promozione, che chiude la stagione con sole 4 reti all’attivo in 31 presenze. Disastrosi anche due noti pericoli pubblici delle aeree di rigore degli anni ’90: Stefano Borgonovo e Marco “Nippo” Nappi non riusciranno a segnare lo straccio di un gol, scendendo in campo rispettivamente 14 ed 11 volte. L’intero Brescia a fine torneo registra 18 gol all’attivo, ovvero uno in più del solo Tovalieri (Bari) ed uno in meno del solo Rizzitelli (Torino).

Questa è quindi la storia del Brescia della stagione 94/95, annata in cui la Serie A si dimostrò troppo forte per il neopromosso club biancoazzurro. Fortunatamente in seguito il presidente Corioni riuscirà ad imboccare la strada giusta, fino al culmine dell’approdo di Roberto Baggio, Pep Guardiola e Luca Toni (per non parlare di Carletto Mazzone) alla corte della Leonessa.

Da Rui Costa a Figo, la Top 11 dei portoghesi in Serie A

Manuel Rui Costa, campione sia in viola che in rossonero
Manuel Rui Costa, campione sia in viola che in rossonero

La nostra “competizione” entra nel vivo: nell’ultima puntata la Top 11 argentina ha conquistato di prepotenza la vetta scalzando Francia ed Olanda. Mancano solo tre nazioni da inserire prima di poter esprimere il verdetto! Oggi presentiamo la Top 11 dei calciatori portoghesi che hanno giocato in Serie A: vediamo in che posizione della nostra classifica si collocheranno.

Portoghesi in Serie A (3-5-2) – Nazionale abbastanza poverina, che poggia sul centrocampo monumentale ma tutto, troppo offensivo! In difesa praticamente Couto gioca da solo, mentre davanti si spera che Futre non sia vittima di un infortunio. L’unica speranza è in panchina: nominiamo ad honorem José Mourinho tecnico di questa Armata Brancaleone!

Eduardo, ottimo portiere (a volte)
Eduardo, ottimo portiere (a volte)

Eduardo dos Reis Carvalho (Genoa 10-11) – Il Portogallo non ha mai avuto una grande tradizione in materia di portieri, ma Eduardo per qualche anno è salito alla ribalta. Con la maglia del Braga conquista la Nazionale, ereditando la custodia della porta difesa in passato dai discreti Vitor Baia e Ricardo. La sua prima esperienza fuori dalla penisola iberica lo porta al Genoa di Ballardini: qui si rende protagonista di una stagione incredibile, dove compie parate spettacolari alternate a papere incomprensibili. Nonostante diventi un beniamino del pubblico viene ceduto l’anno successivo in prestito al Benfica, poi in seguito  all’Istanbul ed al “suo” Braga. Ma i tempi d’oro sembrano finiti: attualmente milita nella Dinamo Zagabria. 36 presenze in Serie A. Voto: 5

Xavier, look futuristico
Xavier, look futuristico

Abel Luis da Silva Costa Xavier (Bari 95-96, Roma 04-05) – Eh si ragazzi, dobbiamo per forza completare un terzetto difensivo! Abel Xavier in realtà è stato uno dei più noti bidoncini del calcio internazionale, rimasto sempre ad alti livelli nonostante tante prestazioni che “lasciamo perdere”. Originario del Mozambico, dopo discrete stagioni con le maglie di Estrela Amadora e Benfica si trasferisce nel Bari, dove gioca poco e male. Cambia numerose squadre in seguito, distinguendosi per i mezzi fisici notevoli e la poca tecnica: gioca in Nazionale, ma forse perché non c’è di meglio. Nel 2004 viene ingaggiato dalla Roma, dove scende in campo sporadiche volte col suo eccentrico ciuffo platinato. Ma è già un ex giocatore: dopo grigie esperienze in Premier e nella MLS si ritira. Doveva avere senz’altro un ottimo procuratore! 11 presenze in Serie A. Voto: 2

Couto insegue Vialli (povero Vialli)
Couto insegue Vialli (povero Vialli)

Fernando Manuel Silva Couto (Parma 94-96 e 05-08, Lazio 98-05) – Imbattibile nel gioco aereo, il difensore centrale Couto passa dal Porto al Parma nel 1994. Le due stagioni in Emilia sono costellate da infortuni, ma il talento si intravede e viene ingaggiato dal Barcellona prima di far ritorno in Italia nelle file della Lazio. A Roma è uno dei protagonisti dell’era Cragnotti, pedina utilissima in una difesa composta da campioni come Nesta, Sensini e Mihajlovic: rimane fino al 2004 palesando però anche un bel caratterino, che lo porta a qualche rissa con i compagni. Decide di tornare dopo dieci anni al Parma, dove porta la sua esperienza e le sue capriole (dopo ogni gol!) a servizio dei gialloblu. 246 presenze e 14 gol in Serie A. Voto: 7

Hilario, meteora di successo
Hilario, meteora di successo

Hilario Paulino Neves Freitas Leal (Perugia 98-02) – Originario della Corsica, Hilario è un terzino basso di statura e più abile a coprire che a fluidificare. Il Perugia pigliatutto lo rileva dal Chaves per rimpiazzare Zé Maria, e lui si ritaglia un ruolo da comprimario nella difesa umbra. Senza infamia né lode trascorre quattro stagioni al Curi, ma nelle ultime due è praticamente fuori rosa. Torna in Portogallo e successivamente si rivede nella nostra Serie C, con la maglia della Sambenedettese. A livello ambientale ha successo, ma sul campo Hilario in Italia ha lasciato tracce dignitose ma marginali. Facciamo finta che sia un giocatore degno di far parte di questa classifica, ma onestamente non ci vengono in mente altri difensori significativi espressi dal Portogallo e finiti in Italia! 32 presenze in Serie A. Voto: 5

Rui Barros, piccolo guerriero
Rui Barros, piccolo guerriero

Gil Rui Soares Barros (Juventus 88-90) – Appena arriva a Torino, nonostante sia fresco del titolo di Giocatore portoghese dell’annno, gli affibbiano un soprannome poco lusinghiero: Rui Bassos, visto che non raggiunge il metro e sessanta. Ma in campo si capisce che il Porto faceva bene ad affidarsi alla sua fantasia, tanto che in patria aveva già conquistato la nazionale. In bianconero Rui Barros gioca bene, vincendo Coppa Italia e Coppa UEFA in una squadra non all’altezza però delle altre big del campionato. Storico il suo gol di testa (!) realizzato contro la Roma. Maifredi, neo-tecnico bianconero, decide che può fare a meno di lui: il lusitano non si scompone e continua a collezionare trofei al Monaco ed al Porto. Attualmente è osservatore in quest’ultima: con i biancoblu Rui Barros ha vinto ben sei campionati! 60 presenze e 14 gol in Serie A. Voto: 6,5

Figo, canto del cigno titolatissimo
Figo, canto del cigno titolatissimo

Luis Felipe Madeira Caeiro Figo (Inter 05-09) – In genere le stelle che arrivano in Italia a fine carriera si accontentano della dorata pensione senza lasciare alcuna traccia. Figo non è uno di questi: arriva all’Inter dopo una lunga carriera di successi incalcolabili con le maglie di Sporting Lisbona, Barcellona e (da autentico Giuda!) Real Madrid, ma si distingue per l’impegno che mette in campo e fuori: vince quattro scudetti in quattro anni! Ala dalla tecnica sopraffina ed il tiro inimitabile, Figo gioca da titolare le prime due stagioni, ritagliandosi poi lo spazio di riserva di lusso nell’Inter mourinhana. Si ritira e rimane nel giro nerazzurro come consigliere. 105 presenze e 9 gol in Serie A. Voto: 7

Sousa, classe e infortuni
Sousa, classe e infortuni

Paulo Manuel Carvalho Sousa (Juventus 94-96, Inter 98-99, Parma 00) – Centrocampista eccellente dal punto di vista tattico, vive una carriera di successo interrotta prematuramente a causa degli infortuni. La Juve lo acquista dallo Sporting Lisbona, dove Sousa già era protagonista e nel giro della nazionale lusitana. A Torino vince Scudetto e Coppa dei Campioni, e quando passa al Borussia Dortmund si conferma campione d’Europa proprio ai danni della sua ex squadra! Nel 1998 torna in Italia e disputa all’Inter una stagioncina da titolare, seguono poi comparsate nel Parma, nel Panathinaikos e nell’Espanyol (nelle quali gioca pochissimo) prima di appendere gli scarpini al chiodo. Attualmente è l’allenatore degli svizzeri del Basilea. 93 presenze e 2 gol in Serie A. Voto: 6,5

Rui idolo a Firenze
Rui idolo a Firenze

Rui Manuel Cesar Costa (Fiorentina 94-01, Milan 01-06) – Di sicuro il portoghese di maggior successo in Serie A. Trequartista dotato di piedi fatati e senso del gol, arriva in Italia nella stagione 94-95 ed i suoi assist fanno volare Batistuta: con i viola vive il periodo di maggior successo personale, arrivando a vincere da protagonista ben tre Coppe Italia e due Supercoppe. All’apice del successo induce Berlusconi a portarlo al Milan per ben 85 miliardi di lire: inizialmente Rui fatica ad ingranare (e giocare assieme a Rivaldo non lo aiuta), ma diventa poi uno dei protagonisti della vittoria in Champions ai danni della Juventus. Nelle ultime due stagioni è un’alternativa di lusso, ma il peso della sua classe e dei suoi calci piazzati si fanno sempre sentire. Dopo due stagioni nel “suo” Benfica si ritira: attualmente è Direttore sportivo delle aquile di Lisbona. In undici anni di nazionale segna ben 26 gol e conquista l’amaro secondo posto ad Euro 2004. 339 presenze e 42 gol in Serie A. Voto: 8,5

Il velocissimo Conceicao
Il velocissimo Conceicao

Sergio Paulo Marceneiro da Conceicao (Lazio 98-00 e 03-04, Parma 00-01, Inter 01-03) – Ala destra inarrestabile e prolifica, si mette in luce nel Porto ed il suo arrivo a Roma è d’impatto: segna il gol decisivo nella finale di Supercoppa contro la Juve. Diventa presto un asso sulla fascia della Lazio di Eriksson e vince Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea, Scudetto e Coppa Italia. Fatto il pieno di trofei passa al Parma, e dopo una stagione discreta si ritaglia uno spazio nell’Inter prima di tornare alla Lazio. Ma la forma non è delle migliori ed il passo ne risente: Conceicao chiude la carriera in squadre di secondo piano, con all’attivo 56 presenze in nazionale ed uno stadio a lui dedicato nella sua città natale, Coimbra. 127 presenze e 13 gol in Serie A. Voto: 7

Futre e Gazza, stranieri vintage
Futre e Gazza, stranieri vintage

Jorge Paulo Dos Santos Futre (Reggiana 93-95, Milan 95-96) – Proviamo a riscrivere la storia di Futre, a partire da quel maledetto infortunio. Questo brillante e tecnico attaccante viene nominato due volte Giocatore portoghese dell’anno, partecipa a Messico ’86 e sfiora il Pallone d’oro, vincendo nel frattempo una Coppa dei Campioni. Dopo un’annata in chiaroscuro prova a rilanciarsi nell’ambiziosa Reggiana di Oliseh e Padovano: la squadra emiliana ha persino uno stadio nuovo di zecca, il Giglio. Scende in campo nella prima di campionato e segna subito ma nella stessa partita si infortuna saltando tutto il rest… no, ripartiamo da qui!

Futre gioca una stagione straordinaria, contendendo lo scettro di stella del campionato a Baggio e Signori. La stagione successiva si ripete e la Reggiana conquista un’altra straordinaria salvezza: per lui è il momento di rientrare nel grande calcio e passando al Milan vince lo Scudetto da protagonista assoluto.

Ahimé, in realtà Futre giocherà pochissimo a causa di numerosi infortuni e concluderà la carriera in Giappone. Lo Scudetto col Milan l’ha vinto davvero, però, giocando l’ultima partita del campionato a campionato già vinto. 14 presenze e 5 gol in Serie A. Voto: 6 (dai, ci sta, almeno la sufficienza!)

Gomes, amore ed odio dei fiorentini
Gomes, amore ed odio dei fiorentini

Nuno Miguel Soares Pereira Ribeiro – Nuno Gomes (Fiorentina 00-02) – Bomber di tutto rispetto nel Benfica, il pettinatissimo Nuno Gomes gioca anche in nazionale ma arriva a Firenze quando la festa dei Batistuta e Rui Costa è già finita. Viene pagato 20 miliardi, ed il primo anno gioca pure benino vincendo la Coppa Italia. Non si ripete e alla fine della stagione 01-02, sentendo odore di fallimento, si lamenta perché la società non gli ha pagato dei premi partita. Firenze si indigna, il rapporto è compromesso e poco prima del fallimento della società Nuno Gomes torna al Benfica senza tanti complimenti. Resta nelle aquile per anni segnicchiando i suoi gol e continuando a sgomitare al centro dell’attacco della nazionale per mancanza di alternative. 53 presenze e 14 gol in Serie A. Voto: 5

Totale portoghesi in Serie A: 65,5

Classifica aggiornata

  1. Argentina 91 pt.
  2. Francia 89 pt.
  3. Paesi Bassi 84,5 pt.
  4. Svezia 81 pt.
  5. Germania 80 pt.
  6. Uruguay 74,5 pt.
  7. Portogallo 65,5 pt.

Raccolta indifferenziata – la Flop 5 dei bidoni viola

Andrej Kanchelskis, pensione dorata in Toscana
Andrej Kanchelskis, pensione dorata in Toscana

Ebbene si: la Fiorentina, la squadra che ogni fiorentino sogna di veder regina, in certi periodi della propria storia è stata una vera potenza. Stelle come Chiarugi, Antognoni, Batistuta e Rui Costa hanno reso il club toscano grande in più di un’occasione. Anche i viola però hanno qualche scheletro nell’armadietto dello spogliatoio, qualche pessimo acquisto da dimenticare specialmente nell’era Cecchi Gori. Quindi prepariamoci a questo viaggio nella Flop 5 della storia della Fiorentina!

Portillo esulta dopo il suo unico gol viola
Portillo esulta dopo il suo unico gol viola

Javier Portillo, il Raul mancato (04-05, 11 presenze ed una rete in Serie A) – L’antefatto: Si narra che nelle giovanili delle Merengues l’attaccante Portillo abbia segnato valanghe titaniche di gol. Il primo anno nella prima squadra del Real va bene, il ragazzo deve però farsi le ossa e viene spedito in prestito alla Fiorentina, ad assaggiare le delicatezze dei difensori italiani. Il misfatto: Javier Portillo conclude la (mezza) stagione con un solo gol all’attivo realizzato contro il Chievo ed a gennaio viene rispedito al mittente senza tanti complimenti, dopo che i tifosi avevano iniziato a manifestare il proprio dissenso. I viola si salvano soprattutto grazie ai gol di Miccoli, mentre lui si accomoda sulla panchina della formazione madrilena. L’epilogo: Dopo un anno discreto al Bruges l’attaccante si costruisce una discreta carriera in squadre di secondo piano, non riuscendo a mantenere le promesse. Indice di bidonaggine: 30% (in fondo era in prestito)

Amor, l'antenato di Xavi
Amor, l’antenato di Xavi

Guillermo Amor, il blaugrana triste (98-00, 24 presenze in Serie A) – L’antefatto: Prima che arrivassero Xavi ed Iniesta, il Barcellona a centrocampo schierava stelle come Guardiola, Luis Enrique e per l’appunto Amor. Con i balugrana Amor gioca oltre 300 partite e vince ben 17 trofei, facendo parte dell’epoca d’oro guidata da Cruijff in panchina. Dopo il suo secondo Mondiale però il nuovo tecnico Van Gaal decide che Amor non è abbastanza olandese e lo mette sulla lista nera. Il misfatto: La Fiorentina si assicura le sue prestazioni e Trapattoni dichiara che Amor, centrocampista col vizio del gol, sarà una pedina essenziale per vincere lo Scudetto. Non sarà così: due stagioni anonime, senza l’ombra di una marcatura, con Trapattoni che ad ogni modo continua a proporlo come esempio anche se… non gioca più! L’epilogo: Amor si risveglia nel Villareal e conclude la carriera dopo una fugace comparsata negli scozzesi del Livingston. Indice di bidonaggine: 70%

Marcio Santos, -9 gol da Sharon
Marcio Santos, -9 gol da Sharon

Marcio Santos, il fan di Sharon Stone (94-95, 32 presenze e 2 reti) – L’antefatto: Campione del Mondo in carica e stella del Bordeaux, il difensore centrale carioca Marcio Santos sembra l’innesto ideale per cementare la difesa davanti al talentuoso Toldo. Cecchi Gori sborsa 5,5 miliardi per portarlo a Firenze e gli fa una promessa da magnate del cinema: “Segna almeno 9 gol e ti organizzerò una cena con Sharon Stone, il tuo idolo”. Il misfatto: Per Marcio Santos, l’attrice hollywoodiana resta un mito da ammirare nei film e basta, perché nel corso della stagione segna solo due gol. Oltre ad altri due nella propria porta, quindi il conto è pari a zero! L’epilogo: Il bidone Marcio Santos viene passato all’Ajax, che dopo due stagioni mediocri lo scarica a sua volta nel campionato brasiliano: la parabola discendente è imboccata e peregrina tra numerose squadre senza spiccare più. Indice di bidonaggine: 75%

Latorre e Bati, la coppia svanita
Latorre e Bati, la coppia svanita

Diego Latorre, l’alter ego di Batistuta (92-93, 2 presenze in Serie A) – L’antefatto: Nel 1991 la Fiorentina acquista Gabriel Omar Batistuta: nonostante le difficoltà della società viola, il bomber c’è e si vede! Diego Latorre era il suo partner nel Boca, un buon trequartista nel giro della nazionale argentina, pronto per esordire nel calcio europeo. Il misfatto: Perché non riproporre la coppia d’oro anche in Toscana? Latorre viene pagato 3,5 miliardi e resta un anno a Buenos Aires perché la Fiorentina non può sforare il limite di stranieri. Quando finalmente nel 1992 approda in viola… scompare. Gioca solo due (due!) partite per un totale di 18 minuti di gioco in un’annata maledetta che si conclude con la retrocessione. Nonostante ogni settimana sui giornali si parli di un suo inserimento nella formazione titolare, il giocatore finisce dritto nel dimenticatoio. L’epilogo: Terminata l’anonima parentesi italiana, Latorre si riscatta nella Liga spagnola prima di tornare nel Boca, ma il proseguo della sua carriera non sarà certo all’altezza di quello di Batistuta! Indice di bidonaggine: 99%

Kanchelskis, rare gioie a Firenze
Kanchelskis, rare gioie a Firenze

Andrej Kanchelskis, il bidone Paperone (97-98, 26 presenze e 2 gol) – L’antefatto: Kanchelskis, russo di origini lituane, si mette in luce come talentuosa ala destra nel calcio ucraino. Il Manchester United lo rende una stella del calcio europeo: vince due Premier ed una Coppa delle Coppe prima che un certo David Beckham non lo costringa a trasferirsi all’Everton. Fa bene pure qui, e giunge a Firenze con la fama della matura stella con ancora molto da dire. Il misfatto: Acquistato nel gennaio del ’97 da Cecchi Gori per la modica cifra di 15 miliardi (Zidane era costato alla Juventus esattamente la metà un anno prima), Kanchelskis riceve un contratto principesco: un triennale da 5 miliardi a stagione. Ronaldo ne prende “appena” uno in più nell’Inter. Sul campo però Kanchelskis, nonostante le lodi dell’ambiente, si vede poco e gioca male. Nella seconda stagione colleziona meno presenze di Bettarini e Tarozzi, segnando appena due reti striminzite, ed infortunandosi gravemente nello spareggio Russia-Italia valido per le qualificazioni a Francia ’98. Quando è troppo è troppo. L’epilogo: Viene ceduto ai Rangers, dove ritrova la forma e conclude in seguito la carriera, costellata da ricchi stipendi, dopo alcune comparsate nella Premier League. Grande viveur ed appassionato di mare, possiede ancora una stupenda casa a Firenze. Indice di bidonaggine: 100% e lode