Categoria: Le nostre classifiche

Numeri uno goleador: ecco i portieri con più reti segnate in carriera

Una delle 127 esultanze di Ceni
Una delle 127 esultanze di Ceni

La regola dei campi di gioco improvvisati recita che “il più scarso va in porta”. Ma se ci spostiamo negli stadi che ospitano il professionismo, sappiamo che non è così. Alcuni portieri in carriera hanno totalizzato un bottino di reti da far invidia ai bomber più navigati, segnando non solo sui calci piazzati ma persino su azione. Ecco dunque la Top 5 (con qualche bonus) dei portieri con più gol in carriera!

Ivankov, specialista dal dischetto
Ivankov, specialista dal dischetto

5. Dimitar Ivankov (Bulgaria), 39 reti – Eccellente rigorista, Ivankov ha distribuito i suoi gol nei primi tre club in cui ha militato: 25 nel Levski Sofia, poi 12 equamente divisi tra Kayserispor e Bursaspor, nel campionato turco. Vanta una lunga militanza nella nazionale bulgara, dove però non ha mai avuto modo di mostrare le proprie abilità dal dischetto. Nel 2004 ha partecipato agli Europei, come riserva di Zdravko Zdravkov. Si è ritirato nel 2011 dopo una stagione all’Anorthosis Famagosta; nel suo palmares figurano ben cinque campionati bulgari e uno turco.

Higuita e la mossa dello scorpione
Higuita e la mossa dello scorpione

4. René Higuita (Colombia), 41 reti – Aldilà dei fatti di cronaca – nera e “bianca” – che lo hanno coinvolto, Higuita in carriera ha sempre avuto un buon feeling col gol. Bravo nel battere i rigori, ma anche ad andarsene in giro per il campo palla al piede, nei lunghi anni passati sui campi di mezzo mondo ha trovato sempre il modo di chiudere la stagione con qualche rete all’attivo. Anche con la nazionale colombiana ha timbrato il cartellino tre volte: forse se avesse partecipato a qualche Mondiale in più, sarebbe diventato il primo portiere a gonfiare la rete nella massima competizione calcistica. Spesso viene ricordato per il modo in cui si fece soffiare palla da Roger Milla ad Italia ’90, condannando la sua nazionale alla sconfitta contro i Leoni d’Africa. Ma per molti, Higuita è legato alla “mossa dello Scorpione”: non si tratta di una canzone der Piotta, bensì della sua famigerata parata coi tacchi. Inutile, ma dannatamente spettacolare!

Vegas, look quasi tennistico!
Vegas, look quasi tennistico!

3. Johnny Vegas (Perù), 42 reti – Attivo dal 1997, questo estremo difensore dal nome accattivante ha 39 anni ma ancora gioca nel campionato peruviano con la casacca dei Caimanos. Ha segnato tutti i suoi gol in patria, vivendo il miglior periodo nei primi anni del nuovo millennio e cambiando spesso squadra. Pur essendo molto bravo a battere i calci piazzati e i rigori, non ha avuto molta fortuna con la nazionale, collezionando solo tre presenze con gli Incas durante le qualificazioni per i Mondiali del 2002. Non molto alto, in pieno stile “portiere sudamericano fantasioso”, è stato nominato portiere peruviano dell’anno 2001. Al momento, la terza piazza di questa classifica sembra saldamente nei suoi guantoni.

Chilavert, gol e baruffe
Chilavert, gol e baruffe

2. José Luis Chilavert (Paraguay), 62 gol – Iniziamo a salire ad alta quota! Chilavert detiene il record di gol segnati da un portiere in nazionale (ben nove) ed è tuttora l’unico a poter vantare una tripletta, realizzata con la maglia del Velez nel campionato argentino. A farne le spese fu il Ferro Carril, e le reti furono segnate tutte su rigore. Ma Chilavert ha fatto gol in tutti i modi: bravissimo nei calci piazzati, non disdegnava qualche sortita offensiva se le circostanze lo rendevano necessario. Anche tra i pali si faceva rispettare, tanto da aver vinto numerosi trofei in patria e all’estero (tra cui una Coppa di Francia in Europa, con lo Strasburgo) e partecipato a due edizioni della Coppa del Mondo. A Francia ’98 rischiò di segnare un gol alla Bulgaria, ma la sua punizione si fermò sulla traversa. Personaggio burbero ma determinato, saltò la prima partita dei Mondiali del 2002 in quanto stava scontando una squalifica per aver sputato in faccia a Roberto Carlos in una partita delle qualificazioni. Il motivo? L’ex terzino del Real Madrid gli aveva rifilato un insulto razzista. Inoltre, a fine Mondiale falsificò i suoi referti medici per rescindere il contratto con lo Strasburgo, rimediando una condanna alla prigione. Attualmente mira a diventare presidente della federcalcio paraguayana e, in futuro, dell’intero Paraguay!

Rogério e la Libertadores
Rogério e la Libertadores

1. Rogério Ceni (Brasile), 127 gol – Signori e signori, ecco l’unico portiere al mondo ad aver segnato più di cento gol! Autentica leggenda del campionato brasiliano e del San Paolo, dove ha trascorso la sua interminabile carriera, Ceni ha marcato le proprie reti all’interno dei lunghi tornei sudamericani. Seppur chiuso da tanti rivali nella Nazionale brasiliana, ha disputato una gara ai Mondiali del 2006, subentrando nel finale a Nelson Dida. Il giusto tributo per un campione vero. Abilissimo nei calci piazzati, quest’anno Ceni ha già segnato sei reti pur avendo compiuto la bellezza di 42 anni; pare che a fine stagione si ritirerà, e sarà una grande perdita per campionato verdeoro. Nel suo palmares spiccano due Coppe Libertadores, due Coppe Intercontinentali ed un Mondiale per club; ha anche vinto il Mondiale del 2002, ma senza avere occasione di senza scendere in campo. Ecco una sua frase memorabile, riferita al San Paolo: “Questa è l’ultima maglia che voglio vestire nella mia carriera. Dopo mi unirò alla torcida per andare al Morumbi.” Inutile aggiungere che il Morumbi è lo stadio del club paulista!

Sentimenti IV, portiere eclettico
Sentimenti IV, portiere eclettico

Diamo uno sguardo anche agli altri portieri goleador. Tutti conosciamo benissimo il mitico Jorge Campos, portiere messicano che aveva la simpatica abitudine di abbandonare i pali per compiere ardite escursioni in attacco. Beh, 34 gol li ha fatti, anche se bisogna considerare che in alcuni casi è stato schierato come giocatore di movimento. A quota 32 si è fermato il portiere-rigorista del Bayer Leverkusen Hans-Jorg Butt, autore di tre gol in Champions League, dove risulta il miglior marcatore degli estremi difensori. Poi c’è il salvadoregno Misael Alfaro, attivo tra 1988 e il 2010, che ha realizzato ben 31 gol. Citiamo anche il portiere della Nigeria Vincent Enyeama (ancora attivo, a quota 20), l’ex portiere del Brescia Sebastian Saja (14 marcature nel campionato argentino) ed il titanico Peter Schmeichel (13 gol). E gli italiani? Il bomber tra i nostri portieri è ancora il leggendario Lucidio Sentimenti, ex Modena, Juventus e Lazio, che tra gli anni quaranta e cinquanta ha realizzato 5 rigori. Sentimenti IV, come era noto per distinguerlo dai numerosi fratelli calciatori, iniziò a giocare a calcio per sfuggire alla miseria: “Faccio il garzone e guadagno 15 lire a settimana. Vorrei giocare. Va bene qualsiasi ruolo. Anche il portiere”, scriveva per farsi ingaggiare. Le cose andarono così bene che partecipò anche ai Mondiali del 1950, pur essendo uno degli estremi difensori più piccoli della storia, con i suoi coraggiosissimi 170 centimetri. A seguire troviamo Antonio Rigamonti, tre rigori segnati all’attivo con la maglia del Como negli anni settanta; successivamente divenne il vice di Enrico Albertosi al Milan. Solo anni dopo arrivarono le gesta di Rampulla, Taibi e Amelia…

Da Altafini a Ronaldo, la Top 11 dei brasiliani in Serie A

Ronaldo: basta il nome!
Ronaldo: basta il nome!

Siamo dunque arrivati all’epilogo del nostro speciale “campionato” dei giocatori stranieri che hanno calcato il palcoscenico della Serie A. La nostra nona e ultima Top 11 è dedicata ai brasiliani, i giocatori presenti in tutti i campionati del mondo. Un mix di classe, ma non solo… riusciranno ad imporsi in cima alla classifica, guidata momentaneamente dall?Argentina? Scopriamolo subito! (Le altre “puntate” le potrete trovare cliccando sulla categoria “Le nostre classifiche”)

Mister Vinicio
Mister Vinicio

Brasile in Serie A (1-2-5-2) – Modulo assolutamente folle per esaltare il talento dei singoli: dietro Julio Cesar e Aldair cercano di salvare il salvabile, ben sapendo che dei terzini solo Cafu avrà voglia di difendere! A centrocampo spazio alla grinta di Emerson, la razionalità di Sani, la classe di Falcao, la precisione di Zico e le finte di Jair: con due bomber come Altafini e Ronaldo il successo è assicurato. Allenatore ovviamente il leggendario Luis Vinicio, che non avrebbe sfigurato nell’undici titolare (i vecchi tifosi di Napoli e Vicenza possono confermare) data la grande tecnica messa in mostra nei lunghi anni passati sui campi di calcio italiani.

Julio Cesar, saracinesca nerazzurra
Julio Cesar, saracinesca nerazzurra

Julio Cesar Soares Espindola (Chievo 05, Inter 05-12) – Ammettiamolo: solo di recente il Brasile ha generato portieri di livello mondiale. Per anni in Italia abbiamo visto in azione il discreto Taffarel, che peraltro ha vinto il Mondiale di USA ’94 proprio ai danni degli Azzurri. In seguito Dida si è tolto grosse soddisfazioni col Milan, ma il numero uno verdeoro per eccellenza è Julio Cesar. Bravo tra i pali e pure coi piedi, mancino naturale, Julio Cesar viene acquistato dall’Inter e parcheggiato al Chievo per qualche mese. I nerazzurri intendono sostituire il non più giovane Toldo, e questo portiere ex-Flamengo ripaga lo scetticisimo iniziale con sette stagioni ricche di Scudetti, Coppe Italia e ovviamente la Champions e il Mondiale per club che coronano il miglior ciclo interista dell’epoca moderna. Scaricato in favore di Handanovic, passa prima ai Queens Park Rangers e poi al Toronto, ed attualmente milita nel Benfica. Non riesce a vincere però il Mondiale giocato in patria l’anno scorso, a causa della batosta subita contro i tedeschi. 228 presenze in Serie A. Voto: 8

Pluto Aldair
Pluto Aldair

Aldair Nascimento do Santos (Roma 90-03, conta anche Genoa 03-04 in B) – Messosi in luce nel Benfica, Dino Viola lo porta a Trigoria nel 1990 e il riccioluto Aldair diventa immediatamente un pilastro della difesa giallorossa. Il ruolo di Pluto è quello del difensore centrale, che svolge sempre mettendo in mostra notevoli doti fisiche e tecniche: disputa ben tre Mondiali, vincendo quello del 1994, imponendosi come uno dei giocatori più affidabili. L’apoteosi a livello di club arriva con la conquista del tricolore, sotto la guida di Capello. Dopo oltre 400 presenze con i giallorossi, Aldair chiude l’esperienza italiana nel Genoa. Ultraquarantenne, non ha però alcuna intenzione di ritirarsi: torna a giocare brevemente in Brasile prima di conquistare persino il campionato di San Marino con la casacca del Murata, a ben 43 anni. Attualmente si esibisce nelle sfide di footvolley, essendo uno dei padrini di questa spettacolare disciplina. 330 presenze e 14 reti in Serie A. Voto: 8

Cafu, leggenda verdeoro
Cafu, leggenda verdeoro

Marcos Evangelista de Moraes Cafu (Roma 97-03, Milan 03-08) – Quando Jorginho si infortuna pochi minuti dopo l’inizio della finale di USA ’94, a sostituirlo è il giovane ma già navigato terzino destro Cafu. Si tratta solo della prima delle tre finali che giocherà, vincendone ben due. Senza ombra di dubbio, Cafu è annoverabile tra i migliori terzini destri della storia del calcio. Veloce e (per il suo ruolo) tecnicamente perfetto, costituisce uno dei migliori affari di papà Sensi, che lo acquista dal Palmeiras. L’innesto permette alla Roma di possedere, assieme a Candela, la migliore coppia di terzini del campionato. Anche in età avanzata si conferma protagonista nel Milan, dove vince la Champions League del 06-07. Il Pendolino, come era stato ribattezzato dal telecronista giallorosso Carlo Zampa, si ritira l’anno dopo al termine di una carriera ineguagliabile. 282 presenze e 9 reti in Serie A. Voto: 9

Serginho, cuore rossonero
Serginho, cuore rossonero

Sérgio Cláudio dos Santos Serginho (Milan 99-08) – Per concludere il trio difensivo inseriamo il buon vecchio Serginho: totalmente chiuso da un certo Roberto Carlos nella Seleçao (con la quale comunque vince la Copa America del 1999), nel Milan riesce a conquistare ben due Champions League nell’arco di nove stagioni passate a Milanello, oltre a uno Scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, due Supercoppe Europee e un Mondiale per club. Terzino decisamente più votato all’attacco che alla difesa, è stato un po’ l’alter ego di Cafu sulla fascia destra, pur non possedendo le doti del Pendolino nei contrasti. Da ricordare la sua prestazione nel famoso derby del 2001 in cui il Milan si sbarazza dell’Inter vincendo 6-0: nell’occasione Serginho sforna tre assist e pure un gol. Ritiratosi nel 2008, è rimasto nell’orbita rossonera come osservatore in Brasile per conto del club. 185 presenze e 18 reti in Serie A. Voto: 7

La grinta del Puma
La grinta del Puma

Emerson Ferreira da Rosa (Roma 00-04, Juventus 04-06, Milan 07-09)  Un incontrista in questa squadra dobbiamo pur metterlo, e nessun brasiliano meglio di Emerson ha saputo interpretare questo ruolo nel nostro campionato. Altro verdeoro che ha fatto la fortuna della Roma, Il Puma centra subito lo Scudetto al primo anno in Serie A, nonostante debba saltare i primi sei mesi a causa di un grave infortunio. Nelle successive stagioni Emerson conferma le eccellenti qualità mostrate ai tempi del Bayer Leverkusen, ma purtroppo perde il treno più importante della sua carriera: alla vigilia dei Mondiali nippo-coreani si infortuna in allenamento, giocando come portiere. Avrebbe alzato la Coppa del Mondo da capitano, onore toccato invece al compagno di squadra Cafu. Il Puma però non si arrende, e torna protagonista vestendo la casacca della Juventus, dove vince uno Scudetto… revocato. Dopo una poco brillante parentesi nel Real Madrid, si ritaglia il ruolo di gregario di lusso nel Milan e nel Santos prima di ritirarsi. Giocatore dalla tecnica eccellente e dall’ottimo tiro, purtroppo ha avuto la carriera parzialmente limitata dai guai fisici. 214 presenze e 17 reti in Serie A. Voto: 8

Il Divino Falcao
Il Divino Falcao

Paulo Roberto Falcao (Roma 80-85) – Si dice che Andreotti stesso ebbe un ruolo nel trasferimento di Falcao dall’Internacional di Porto Alegre alla Roma. Il passaggio all’Inter infatti sfumò quando il noto politico italiano telefonò alla religiosissima madre del giocatore, dicendole che il Papa in persona sarebbe stato contento di vedere Falcao nella Capitale. Forse si tratta solo di una leggenda, fatto sta che inizialmente il giocatore viene accolto con scettiscismo a Trigoria: i tifosi infatti invocano Zico. Falcao si prende grandi rivincite, vincendo lo Scudetto e sfiorando quella Coppa dei Campioni maledetta persa in casa contro il Liverpool. Nell’occasione questo centrocampista dalla tecnica sopraffina si rifiuta di battere il rigore nel rush finale, unica macchia della sua carriera. Lui si è sempre difeso sostenendo di non essere mai stato bravo a batterli. Vero e proprio allenatore in campo in quanto esperto di tattiche di gioco, Falcao si ritira nel 1986 dopo un’ultima esperienza in patria nelle file del San Paolo. 107 presenze e 22 reti in Serie A. Voto: 8,5

Sani (a destra) con Di Stefano
Sani (a destra) con Di Stefano

Dino Sani (Milan 61-64) – Quando Nereo Rocco vede Sani scendere dall’aereo, commenta: «Gipo ga fatto rimpatriar el nonno». Il Gipo in questione è ovviamente Viani, direttore tecnico del Milan che decide di portare in rossonero questo centrocampista apparentemente poco atletico, ma che aveva fatto la fortuna del San Paolo segnando oltre cento reti in quattro anni. Dopo una parentesi nel Boca Juniors, che lo giudica troppo anziano, Sani viene così scelto dal Milan per rimpiazzare lo svedese Gren (peraltro si somigliano pure). I risultati sono migliori di ogni aspettativa: la tecnica sopraffina di Sani, sempre a servizio della squadra, contribuisce molto alla conquista di uno Scudetto e di una Coppa dei Campioni, assieme a Maldini senior, Trapattoni, Rivera e il connazionale Altafini. La sua visione di gioco eraèmostruosa, tanto da far passare in secondo piano la lentezza dei movimenti. Nel 1964 torna in patria nel Corinthians, terminando la carriera due anni più tardi. Nel 1958 aveva disputato due gare con la Nazionale brasiliana nei Mondiali di Svezia, vincendo così la Coppa Rimet. Appesi gli scarpini al chiodo Sani si distingue come allenatore di numerose squadre brasiliane, nonché di quel Boca che lo “scartò” troppo presto da giocatore. 62 presenze e 14 reti in Serie A. Voto: 8

Zico, idolo a Udine
Zico, idolo a Udine

Arthur Antunes Coimbra Zico (Udinese 83-85) – “O Zico o Austria” tuonano con uno striscione i tifosi friulani quando la Federcalcio prova ad ostacolare il tesseramento di uno dei giocatori più forti del mondo. Zico alla fine arriva adUdine, dove rimane due stagioni incantando le platee con giocate pazzesche, sfiorando la vittoria di una classifica cannonieri preceduto solo da Platini. Purtroppo i bianconeri non sono una squadra stellare e con Zico in campo conquistano un nono e un dodicesimo posto: risultati accettabili, ma che inducono l’asso verdeoro a tornare in patria nel suo Flamengo, dove arriva a segnare quasi 400 reti nel campionato brasiliano. In seguito Zico termina la sua carriera nel Sol Levante, prima di intraprendere una discreta carriera da allenatore. Forse giocatori come Amoroso, Bierhoff e Di Natale – ma pure Pinzi e Giannichedda – hanno dato di più alla causa friulana, ma Zico resterà per sempre uno dei giocatori più talentuosi ad aver giocato nel nostro campionato. La sua esperienza in Nazionale ha coinciso però con il periodo agrodolce del Brasile: l’unico trofeo internazionale che riesce a vincere lo colleziona da allenatore, vincendo la Coppa d’Asia alla guida della Nazionale cinese nel 2004. 39 presenze e 22 reti in Serie A. Voto: 7,5

Altafini, bomber di razza
Altafini, bomber di razza

José Joao Altafini (Milan 58-65, Napoli 65-72, Juventus 72-76) – Oriundo di classe e sostanza, per quasi vent’anni Altafini è uno dei più implacabili bomber del calcio italiano. Nelle sue prime quattro stagioni in Serie A segna oltre venti reti (…a stagione!), contribuendo agli straordinari successi del Milan guidato dal paròn Rocco. Il feeling con i rossoneri si deteriora e lui si trasferisce al Napoli, dove con Sivori forma un tandem di talento con pochi rivali al mondo. Quando la sua carriera sembra al tramonto, trova il modo di vivere una seconda giovinezza giocando altre quattro stagioni nella Juventus, da “dodicesimo uomo” di lusso, conquistando altri due Scudetti. Campione del Mondo nel 1958 col Brasile – con tanto di doppietta all’Austria – Altafini gioca anche 6 partite in Azzurro, segnando 5 gol e disputando Cile ’62. Al termine della sua straordinaria carriera diventa uno dei commentatori tecnici più famosi d’Italia: espressioni come “….incredibili amici!” entrano di prepotenza a far parte del folklore che accomuna tutti i tifosi. 598 presenze e 295 reti in Serie A. Voto: 10

Jair, eroe di Coppa
Jair, eroe di Coppa

Jair da Costa (Inter 62-67 e 68-72, Roma 67-68) – Ala destra velocissima e dal dribbling inesorabile, Jair arriva a Milano a 22 anni e si inserisce subito nell’undici titolare di una squadra destinata a fare la storia. In nerazzurro vince quattro campionati e pure due Coppe dei Campioni di fila, sempre da protagonista assoluto. Il pacchetto offensivo dell’Inter di Helenio Herrera comprende anche mostri sacri come Mazzola, Corso, Peiro’ e Suarez, e riesce a tener scacco al Real Madrid di Di Stefano e al Benfica di Eusebio: proprio contro i lusitani, il 27 maggio del 1965, Jair segna il gol decisivo della finale. Purtroppo non trova spazio nel Brasile del periodo, pieno zeppo di fenomeni, ma prende parte pur senza giocare ai Mondiali del 1962. Chiuso inesorabilmente da Garrincha, in totale colleziona solo una presenza nella Seleçao. Terminata la fortunata carriera nel calcio italiano, si ritira dopo una comparsata nel campionato canadese. 222 presenze e 56 reti in Serie A. Voto: 9

Ronaldo vs Marchegiani
Ronaldo vs Marchegiani

Ronaldo Luis Nazario de Lima (Inter 97-02, Milan 07-08) – Il giocatore brasiliano più popolare dopo Pelè è decisamente il “crack” di mercato del 1997. Dopo un testa a testa con la Lazio, ad aggiudicarselo è l’Inter di Moratti, che già sogna di rendere il club nerazzurro una potenza inarrestabile grazie alle prodezze del Fenomeno. In rosa ci sono anche campioni come Zanetti, Winter  e Zamorano e i milanesi vincono subito la Coppa UEFA: Ronie segna 25 reti in campionato, sfiorando la vittoria di uno Scudetto molto discusso e conquistato dalla Juve. L’Inter di Simoni è pronta a riprovarci, ma la sfortuna è in agguato: Ronaldo si ferma a causa di due brutti infortuni, che rendono le successive quattro stagioni in Lombardia avare di soddisfazioni: la coppia da sogno formata da lui e Bobo Vieri si vede in campo solo alla PlayStation. Dopo il tricolore del 2002 sfumato clamorosamente all’ultima giornata (sconfitta inaspettata contro la Lazio), Ronaldo volta le spalle ai tifosi nerazzurri. Tornato finalmente in piena forma decide di passare al Real Madrid (dove ritrova un altro ex Barcellona, Luis Figo), a causa di contrasti col tecnico Cuper. In Spagna il bomber torna a livelli stratosferici vincendo tutto, e anni dopo si rivede in Italia per una comparsata… nel Milan! Ma i bei tempi sono passati e il giocatore appare piuttosto sovrappeso, l’ombra del campione ammirato in passato. Pur avendo vinto poco in Italia, per un breve periodo Ronaldo è stato decisamente il pericolo numero uno di tutte le difese della Serie A. Il suo rapporto con la Seleçao ha portato alla conquista di due Mondiali oltre alla finale di Parigi del 1998, dove il mistero sulle sue cagionevoli condizioni fisiche non è mai stato risolto. 88 presenze e 58 gol in Serie A. Voto: 7,5

Totale brasiliani in Serie A: 90

Classifica aggiornata

  1. Argentina 91 pt.
  2. Brasile 90 pt.
  3. Francia 89 pt.
  4. Paesi Bassi 84,5 pt.
  5. Svezia 81 pt.
  6. Germania 80 pt.
  7. Uruguay 74,5 pt.
  8. Romania 70 pt.
  9. Portogallo 65,5 pt.

In virtù di questi punteggi vince l’Argentina, staccando di una lunghezza proprio i verdeoro!

Da Moscardini a Camoranesi, la Top 11 degli oriundi della Nazionale italiana

Mauro German Camoranesi in azzurro
Mauro German Camoranesi in azzurro
Eder
Eder

Sapevate che sono ben sette gli oriundi ad aver vinto il Mondiale con la maglia dell’Italia? Eppure recentemente si è svolto un dibattito mediatico sulla necessità o meno di dover convocare dei giocatori naturalizzati nella Nazionale italiana. Non si può negare che gli Azzurri nella loro storia abbiano annoverato tra le loro fila un sacco di giocatori col doppio passaporto, fin dagli albori: la maggior parte sono argentini, brasiliani e uruguayani, ma non sono mancati svizzeri (Aebi), scozzesi (Moscardini), paraguayani (Sallustro) francesi (Renica) e persino sudafricani (Firmani). Se Eder è soltanto uno degli ultimi della lista quali sono stati i migliori oriundi ad esser scesi in campo cantando l’Inno dei Mameli? Ne passiamo in rassegna undici. (Presenze e reti aggiornate al 16 marzo 2017, ndr)

Moscardini
Moscardini

11. Giovanni Moscardini (italo-scozzese), 9 presenze e 7 reti in azzurro – Nato a Falkirk, a metà strada tra Edimburgo e Glasgow, da una famiglia di emigrati italiani, “Johnny” Moscardini tornò nel suo paese di origine allo scoppio della Prima guerra mondiale. Ferito a Caporetto, trascorse il resto del conflitto in convalescenza in Sicilia. Quando si riprese iniziò a giocare nell’AS Barga, squadra della provincia di Lucca dalla quale provenivano i suoi genitori. Diventa così uno dei bomber più affidabili in circolazione in Toscana, militando nella Lucchese e nel Pisa prima di far ritorno in Scozia nelle file del Campbeltown Old Boys. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha gestito un locale a Prestwick, fino alla sua morte nel 1985. Con gli Azzurri ha mantenuto una media gol notevole, ma ha disputato soltanto partite amichevoli.

Cesarini
Cesarini

10. Renato Cesarini (italo-argentino), 11 presenze e 3 reti in azzurro – Conoscete tutti la cosiddetta “zona Cesarini”, vero? Sappiate che prende il nome proprio da questo attaccante della Juventus che aveva la straordinaria capacità di decidere le partite nei minuti finali. Cesarini è stato un oriundo “al contrario”: nato a Senigallia nel 1908, emigrò con la famiglia a Buenos Aires quando aveva solo pochi mesi di vita. Si mise in luce nel Chacarita prima di spiccare il volo in bianconero, vincendo cinque scudetti di fila e conquistando la maglia della Nazionale italiana, ma purtroppo per lui non il posto nei convocati per i Mondiali vinti dagli Azzurri in quegli anni. Eccellente la sua carriera da allenatore, culminata nel 1967 con la nomina a Commissario Tecnico della Nazionale argentina.

9. Atilio José Demaria (italo-argentino), 13 presenze e 3 reti in azzurro – Ha fatto parte della rosa dei vincitori dei Mondiali del 1934, scendendo in campo solo nella ripetizione della sfida valevole per i quarti di finale contro la Spagna e dopo aver giocato una partita anche nei precedenti Mondiali vestendo la casacca dell’Argentina. Nel 1935, con gli Azzurri, vinse pure la Coppa Internazionale. Giocatore dalla tecnica eccezionale, fece la fortuna dell’Ambrosiana-Inter dove militò a più riprese nell’arco di 13 anni, segnando 76 gol e conquistando uno Scudetto e una Coppa Italia. Concluse la carriera come giocatore-allenatore del Legnano e del Cosenza.

8. Thiago Motta (italo-brasiliano), 30 presenze e 1 rete in azzurro – Assieme a Paletta, Eder e Jorginho fa parte dei “nuovi oriundi” della Nazionale, dopo il ritorno in auge scaturito dal successo di Camoranesi. Il suo bisnonno era nato a Polesella, nel Veneto, ed essendo stato snobbato dalla Nazionale maggiore brasiliana il centrocampista Thiago Motta ha accettato di vestire la casacca azzurra, a seguito di buone prestazioni in Serie A con Genoa e Inter. Gioca tutte le partite (eccetto i quarti) dell’Europeo del 2012, conquistando il secondo posto nel torneo, e anche tutte le partite dell’ultimo Mondiale, culminato con l’eliminazione alla fase a gironi. Dopo Brasile 2014 ha fatto parte anche della spedizione Azzurra di Euro 2016.

Sivori
Sivori

7. Enrique Omar Sivori (italo-argentino), 9 presenze e 8 gol in azzurro – Non basta di certo un paragrafo per descrivere il contributo che ha dato “El Cabezon” Sivori al calcio italiano. Basti pensare che è stato il primo argentino ad essere soprannominato “El Pibe de Oro”. Tuttavia, a differenza di Maradona, Sivori ha avuto la possibilità di giocare con la Nazionale italiana avendo parenti liguri oltre alla mamma abruzzese. Attaccante tutto mancino, era un vero genio del dribbling: riusciva a vincere le partite quasi da solo e fece la fortuna della Juventus tra il 1957 e il 1965, con ben 135 marcature all’attivo. Il suo esordio in Azzurro fu senz’altro d’impatto, e culminò con una quaterna rifilata a Israele durante una gara amichevole. L’esperienza con la Nazionale italiana si interruppe dopo i Mondiali di Cile ’62 dove la squadra, seppur zeppa di campioni, venne eliminata già alla fase a gironi. I commissari tecnici Ferrari e Mazza risparmiarono al fragile Sivori la “Battaglia di Santiago”, prevedendo che i calciatori della nazionale cilena avrebbero tentato di vendicarsi delle critiche fatte dai giornalisti italiani in merito alle infrastrutture del paese che ospitava la Coppa Rimet.

Guaita
Guaita

6. Enrique Guaita (italo-argentino), 10 presenze e 5 reti in azzurro – Bomber implacabile nelle file della Roma tra il 1933 e il 1935, ha fatto parte dell team azzurro che ha vinto i Mondiali del 1934, contribuendo con il gol decisivo nella semifinale contro l’Austria. La sua carriera a livello di club è legata principalmente all’Estudiantes e in alcune occasioni è stato convocato anche dalla Nazionale argentina, vincendo il Campeonato Sudamericano nel 1937. Appesi gli scarpini al chiodo a soli 30 anni, in seguito Guaita ha lavorato come direttore di un carcere, ma dopo aver perso il lavoro si ritrovò povero e morì a soli 48 anni, nel 1959.

Monti
Monti

5. Luis Felipe Monti (italo-argentino), 18 presenze e 1 rete in azzurro – Si tratta dell’unico giocatore al mondo a poter vantare di aver disputato due finali dei Mondiali con due casacche diverse: Monti infatti scese in campo con l’Argentina nel 1930, perdendo contro l’Uruguay, ma riscattandosi nel 1934 sotto la guida di Vittorio Pozzo. Difensore centrale di bassa statura ma praticamente inamovibile e dalla grinta leggendaria, Monti è stato anche una delle stelle di quella Juventus che negli anni ’30 riuscì a vincere cinque scudetti di fila. Nonostante delle velate minacce ricevute dal regime fascista, Monti in Nazionale giocò alcune delle migliori partite della propria carriera. Leggendaria la Battaglia di Highbury del 14 novembre del 1934, dove “Doble ancho” (“Armadio a due ante”) Monti si rifiutò di uscire dal campo dopo aver subito un violento pestone dall’inglese Drake. Solo all’intervallo si decise a farsi condurre in ospedale e a causa della frattura dell’alluce restò a lungo fuori dai campi di gioco. Si ritirò nel 1938 a 37 anni, allenando poi numerosi club italiani.

Andreolo
Andreolo

4. Miguel Angel Andriolo Frodella (italo-uruguayano), 26 presenze e 1 rete in azzurro – Massiccio centromediano di scuola garra uruguayana, Andriolo – il cui cognome venne italianizzato in Andreolo – è stato uno dei punti fermi della Nazionale italiana che bissò il Mondiale vinto in patria andando ad imporsi pure in Francia nel 1938. La sua carriera iniziò nel Nacional di Montevideo, ma a 23 anni si trasferì al Bologna, del quale divenne una bandiera con 195 gettoni di presenza collezionati in 8 anni e soprattutto con ben 4 campionati conquistati. I suoi duelli in Coppa Mitropa contro le stelle del calcio europeo del periodo, come Matthias “Mozart” Sindelar e il fenomeno del Ferencvaros, Gyorgy Sarosi, fecero epoca. Superati i trenta, la sua carriera risultò ancora lungi dal terminare: dopo una stagione alla Lazio (dove vinse il Campionato romano di guerra nel 1943-44) giocò per tre anni da titolare nel Napoli, prima di chiudere a Catania e a Forlì. “El Chivo” ha anche allenato alcune squadre del Sud Italia, morendo a Potenza nel 1981.

Orsi
Orsi

3. Raiumundo Bibiani Orsi (italo-argentino), 35 presenze e 13 gol in azzurro – Se Monti era il fabbro che non si faceva scrupoli nell’intimidire gli avversari, l’attaccante Orsi era il violinista che incantava le platee con le sue raffinate giocate. Assoluto protagonista della Juventus del Quinquennio d’oro, Orsi sfiorò il titolo olimpico con l’Argentina nel 1928 e la famiglia Agnelli decise di puntare su di lui per lanciare il club bianconero. In Italia Orsi segna 76 reti in 7 anni di permanenza, vincendo il Mondiale del 1934 e andando a segno nella gara inaugurale (doppietta agli USA) e nella finale contro la Cecoslovacchia (il primo dei due gol della vittoria). Giocatore dalla tecnica sopraffina, Orsi nel 1936 tornò in Argentina dove giocò fino alle soglie dei quarant’anni, concludendo poi la carriera nelle file dei brasiliani del Flamengo.

Libonatti
Libonatti

2. Julio Libonatti (italo-argentino), 17 presenze e 15 gol in azzurro – Ebbene si: l’indiscussa stella del Torino tra gli anni ’20 e ’30 ha segnato quasi un gol a partita con la maglia della Nazionale italiana, con ben quattro doppiette all’attivo. Libonatti, vincitore di una Coppa America con l’Argentina nel 1921, ha messo in mostra le proprie doti di funambolico ed inafferrabile bomber soprattutto in Serie A. Con i granata toccò quota 150 reti, formando con Baloncieri e Rossetti un trio che seppellì le difese italiane con valanghe di gol, vincendo lo Scudetto nel 1927-28. Purtroppo arrivò all’appuntamento con i Mondiali un po’ troppo in là con gli anni per sperare nella convocazione. Curiosamente sperperò tutti i soldi guadagnati in Italia, essendo un amante della bella vita e degli abiti firmati: dovette così chiedere che gli pagassero il biglietto della nave per tornare in Argentina, a fine carriera!

Camoranesi
Camoranesi

1. Mauro German Camoranesi (italo-argentino), 55 presenze e 5 reti in azzurro – Camoranesi è senza dubbio l’oriundo di maggior successo nella Nazionale italiana. Giunto nel nostro paese a 23 anni, dopo aver militato per due stagioni nel Verona è diventato un pilastro della Juventus, collezionando 224 presenze e 27 gol in campionato. Ala destra veloce, grintosa e dotata di buona tecnica, ha giocato per 7 anni in azzurro vincendo da protagonista i Mondiali del 2006. Esordì in Nazionale nel 2003, esattamente quarant’anni dopo Sormani che era stato l’ultimo oriundo convocato dall’Italia.

Da Hagi a Mutu, la Top 11 dei rumeni in Serie A

Petrescu e Raducioiu a USA '94
Petrescu e Raducioiu a USA ’94

Siamo giunti al penultimo appuntamento della nostra speciale classifica dedicata alle migliori nazioni che hanno offerto talenti alla Serie A. Come avrete intuito, l’ultima sarà il Brasile ma… prima volevamo aggiungerne una! Esclusi paesi di cui è impossibile stilare una Top 11 (anche illustri, come Inghilterra e Spagna) non ci resta che optare per la Romania. Ebbene si: da Bucarest e dintorni sono arrivati un sacco di giocatori che, nel bene e nel male, hanno comunque lasciato una traccia nella massima serie italiana. Senza indugi, andiamo a scoprire di chi si tratta.

Lucescu ai tempi del Brescia
Lucescu ai tempi del Brescia

Romania in Serie A (4-3-1-2) – Schema forse un po’ difensivo, ma la qualità c’è eccome: se la difesa non è niente male, a centrocampo Codrea e Contra non fanno passare nessuno mentre Sabau può girare qualche buon pallone al geniale Hagi. Davanti ci sono Mutu e Raducioiu: se questi ultimi sono in giornata di grazia, le difese avversarie possono vedersela brutta. L’allenatore non può che essere Mircea Lucescu: una lunga permanenza in Italia che però ha regalato giusto buoni successi al Brescia nella serie cadetta, prima delle esperienze negative alla Reggiana e all’Inter.

Lobont, rincalzo giallorosso
Lobont, rincalzo giallorosso

Bogdan Lobont (Fiorentina 06-07, Roma 09-oggi) – La scuola dei portieri rumeni ha sfornato talenti come Duckadam, Stelea e Prunea: Lobont sembrava destinato ad esserne un degno erede, anche se ad un certo punto si è accontentato del suo attuale ruolo di riserva nella Roma. Ai tempi dell’Ajax il suo secondo era un certo Stekelenburg (di cui in seguito diventerà riserva in giallorosso): con i Lancieri vince un campionato da titolare e spicca il volo verso Firenze. In viola sostituisce degnamente l’infortunato Frey prima di tornare in patria e giocare due stagioni nel Rapid Bucarest. Torna in Italia dopo un infortunio e diventa il portiere di riserva dei giallorossi, scendendo in campo nelle occasioni in cui il viavai di estremi difensori glielo concede: è protagonista di un piccolo errore che favorisce il gol decisivo di Lulic nella finale di Coppa Italia persa dai giallorossi contro la Lazio nel 2013. Chiuso da De Sanctis e Skorupski, nelle ultime due stagioni non ha mai disputato una gara, ma conta 85 presenze con la sua nazionale. 39 presenze in Serie A. Voto: 5

Chivu e il suo "elmetto"
Chivu e il suo “elmetto”

Cristian Chivu (Roma 03-07, Inter 07-14) – Centrale o terzino abilissimo nei calci piazzati, Chivu ha subito numerosi infortuni che gli hanno pregiudicato gli ultimi anni di carriera. Ma il suo talento è sempre stato indiscutibile: con Ajax e Inter ha vinto numerosi trofei, tra cui la Champions League sotto la guida di Mourinho, nonché una Coppa Italia con la Roma. Proprio in giallorosso si era però conquistato il soprannome di “Swarovski” a causa della fragilità fisica. Negli ultimi tempi, in nerazzurro, indossava un caschetto a causa di un infortunio subito al cranio. 200 presenze e 9 reti in Serie A. Voto: 7,5

Goian in rosanero
Goian in rosanero

Dorin Goian (Palermo 09-11, conta anche Spezia 12-13 in B) – Difensore centrale alto un metro e 94, si è sempre distinto per la rocciosità e l’abilità nel gioco aereo. La lunga trafila in patria lo porta a diventare una pedina fontamentale dello Steaua Bucarest, col quale vince due titoli. Nel 2009 passa alla corte di Zamparini: in rosanero si ritaglia lo spazio come valido rimpiazzo per i titolari, disputando anche una finale di Coppa Italia persa contro l’Inter. Passa ai Glasgow Rangers, dove diventa titolare indiscusso: rimane nel club anche dopo il fallimento, ma ad inizio campionato passa allo Spezia (Serie B). Attualmente gioca nella Serie A greca con la maglia dell’Asteras Tripolis e non è uscito dal giro della nazionale giallorossa. 30 presenze e una rete in Serie A. Voto: 5

Petrescu (a sin.) e Popescu a USA '94
Petrescu (a sin.) e Popescu a USA ’94

Dan Petrescu (Foggia 91-93, Genoa 93-94) – Fa parte della migliore nazionale rumena di sempre, che disputa tutti i Mondiali degli anni ’90: lui è presente nel 1994 e nel 1998. Terzino di grande tecnica, dopo ottime stagioni nello Steaua contribuisce con due annate niente male alle fortune del Foggia di Zeman. Il Genoa lo acquista per 2 miliardi di lire, ma dopo USA ’94 Petrescu si trasferisce allo Sheffield Wednesday e gioca talmente bene da attirare l’attenzione del Chelsea. L’esperto terzino diventa una pedina importante a fianco di campioni del calibro di Di Matteo, Casiraghi, Vialli e Zola, in quel periodo in cui il Chelsea parla più italiano che londinese. Attualmente allena l’Al-Arabi. 79 presenze ed 8 reti in Serie A. Voto: 7

Radu, baluardo laziale
Radu, baluardo laziale

Stefan Radu (Lazio 08-oggi) – Arriva molto giovane a Formello, già nel giro di quella nazionale rumena che in seguito deciderà precocemente di abbandonare a causa di divergenze con lo staff tecnico. Un vero peccato: pur non essendo paragonabile a Nesta o Stam ha comunque dato un buon contributo alla retroguardia biancoceleste dell’era Lotito, conquistando il posto da titolare sia come centrale che come terzino. Ha indossato anche la fascia di capitano della Lazio e nel suo palmares figurano due Coppe Italia ed una Supercoppa. 170 presenze e 2 reti in Serie A. Voto: 6,5

Codrea vs Pirlo
Codrea vs Pirlo

Paul Codrea (Genoa 01-03, Palermo 03-04, Perugia 04, Torino 04-05, Palermo 04-06, Siena 06-11 e 11-12, Bari 11. Non tutte le stagioni in Serie A) – Un buon mediano pescato dal Genoa tra i giocatori dell’Arges Pitesti. Nei rossoblu, nonostante la giovane età, a volte viene schierato titolare e disputa tre stagioni nel campionato cadetto. Cambia parecchie squadre ma il suo miglior periodo è senza dubbio quello passato nelle file del Siena, contribuendo alle numerose salvezze della squadra toscana e ottenendo la convocazione ad Euro 2008. Si ritira a 32 anni ed ora allena l’ultima squadra nella quale ha giocato, ovvero quel Politehnica Timisoara nel quale ha fatto la trafila delle giovanili. 134 presenze e 3 reti in Serie A. Voto: 6,5

Contra, nervi caldi
Contra, nervi caldi

Cosmin Contra (Milan 01-02) – L’esordio del difensore/centrocampista Contra è di quelli da non dimenticare: rissone con Edgar Davids durante un trofeo estivo disputato contro la Juventus e squalifica di tre giornate. I tifosi rossoneri già credevano di aver trovato un degno compare di Gattuso, ma il giocatore romeno resta a Milanello solo una stagione. Arriva in Serie A dopo un’eccellente stagione all’Alaves, dove sfiora la conquista della Coppa UEFA. In rossonero Contra gioca quasi titolare, segnando tre reti e conquistando il quarto posto che permetterà al Milan di disputare la Champions League nella stagione successiva. Il futuro del giocatore però è lontano dalla Lombardia, tra Spagna, Inghilterra ed il suo Timisoara, dove conclude la carriera nel 2011. Contra ora allena il Guangzhou R&F, nel campionato cinese. 29 presenze e 3 reti in Serie A. Voto: 5

Hagi, stella delle rondinelle
Hagi, stella delle rondinelle

Gheorghe Hagi (Brescia 92-94, seconda stagione in Serie B) – Il Maradona dei Carpazi è reduce da due stagioni passate nientemeno che nelle file del Real Madrid, quando viene ingaggiato dal piccolo Brescia. L’esordio di Hagi nel calcio italiano è d’impatto: segna 5 gol ma non riesce a far salvare le rondinelle. La più grande stella del calcio romeno resta comunque agli ordini del connazionale Lucescu, e contribuisce alla risalita in A dei biancoazzurri prima di spiccare il volo per Barcellona, passando prima dalle eccellenti prestazioni della sua nazionale ad USA ’94. Nella sua ultima stagione in Italia, questo trequartista tarchiato ma dotato di piedi fatati vince la Coppa Anglo-Italiana, trofeo che ormai non viene più disputato. Il Brescia a Wembley batte 1-0 il glorioso Notts County grazie ad un gol di Gabriele Ambrosetti. In seguito Hagi si toglie grandi soddisfazioni con i turchi del Galatasaray, vincendo una Coppa UEFA ed una Supercoppa Europea. Nazionale romeno dal 1983 al 2000, Hagi non poteva che diventare un allenatore: nel corso della carriera si è sempre distinto per le sue (spesso discusse) pretese di leadership. 31 presenze e 5 reti in Serie A. Voto: 6,5

Sabau, faro del Brescia
Sabau, faro del Brescia

Ioan Ovidiu Sabau (Brescia 92-96 non sempre in A, Reggiana 96-97, Brescia 97-98) – Centrocampista un po’ lento ma dalla visione di gioco notevole, Sabau ha già una certa fama ottenuta dopo due discrete stagioni al Feyenoord quando arriva alla corte del Brescia che, con i vari Lucescu, Hagi, Raducioiu e Lupu, diventerà una piccola colonia rumena. Con le rondinelle resta quattro stagioni come titolare, giocando sempre più bene che male. La sua penultima stagione in Italia è nelle file della disastrosa Reggiana che arriva ultima in classifica: per Sabau è tempo di tornare a Brescia, dove nella stagione 97-98 finisce in secondo piano cedendo il passo a Doni e Pirlo. Si riscatta in patria portando la propria esperienza alla causa della Dinamo Bucarest. Testimone di Geova e testimonial di FIFA ’96 (edizione nordamericana, dove finisce sulla copertina insieme al cesenate Teodorani), il sapiente volto squadrato di Sabau adesso è la guida dei giocatori del Targu Mures (seconda divisione romena), dei quali è allenatore. 70 presenze e 2 reti in Serie A. Voto: 6

Mutu, genio & sregolatezza
Mutu, genio & sregolatezza

Adrian Mutu (Inter 00, Verona 00-02, Parma 02-03, Livorno 05, Juventus 05-06, Fiorentina 06-11, Cesena 11-12) – Se ogni nazione ha il suo George Best, di certo quello romeno è Mutu. In carriera ha segnato quasi 200 reti, potendo contare su una tecnica e su una potenza fuori dal comune. Peccato che abbia fallito gli appuntamenti importanti (con il Chelsea e con la Juventus) a causa di qualche irregolarità fuori dal campo: tra squalifiche e polemiche ha perso parecchi treni, pur potendo vantare una carriera di tutto rispetto. L’Inter di Moratti lo porta in Italia ma ovviamente non crede in lui (erano anni bui per i nerazzurri). Mutu esplode a Verona e diventa campione a Parma, inducendo Abramovich a portarlo a Londra, dove però resta invischiato in una squalifica per cocaina. Dopo una stagione in chiaroscuro alla Juventus passa ai rivali della Fiorentina, dove complessivamente segna 69 reti ma rimedia un’altra squalifica, stavolta per doping. Il feeling con la società si incrina e per Mutu inizia la parabola discendente. Dopo un’ultima stagione discreta a Cesena passa all’Ajaccio ed in seguito al Petrolul Ploiesti, prima di ritirarsi a 36 anni. In nazionale ha segnato 35 gol in 77 partite, disputando due Europei. Peccato che il suo palmares sia abbastanza ridotto, avendo militato poco nei top club. 172 presenze e 103 reti in Serie A. Voto: 8,5

Raducioiu, Campione d'Europa al Milan
Raducioiu, Campione d’Europa al Milan

Florin Raducioiu (Bari 90-91, Verona 91-92, Brescia 92-93 e 97-00 con alcune stagioni in B, Milan 93-94) – Una carriera fulminante, nella quale disputa due Mondiali e un Europeo in sei anni. Tuttavia gli è sempre mancato quel tassello per comporre il mosaico del bomber di fama mondiale. Le sue prime stagioni in Italia non sono niente male: col Brescia va in doppia cifra ed attira l’attenzione del grande Milan che… forse vede in lui l’erede di van Basten, o quantomeno un buon rinforzo. In realtà con i rossoneri si toglie “solo” la soddisfazione di laurearsi Campione d’Europa, giocando pochino. Dopo un lungo vagare nel continente, tra esperienze positive (Espanyol), negative (West Ham) e così così (Stoccarda), torna nel Brescia per rilanciare la propria carriera, con risultati deludenti. Alla soglia dei trent’anni questo veloce attaccante col senso del gol a corrente alternata è già fuori dal giro della nazionale e gioca gli ultimi scampoli nelle file del Monaco e del Creteil, ritirandosi a 34 anni. Conta ben 21 gol in nazionale in sole 40 partite ed attualmente sta cercando di trovare spazio come allenatore.  96 presenze e 22 gol in Serie A. Voto: 6,5

Totale rumeni in Serie A: 70

Classifica aggiornata

  1. Argentina 91 pt.
  2. Francia 89 pt.
  3. Paesi Bassi 84,5 pt.
  4. Svezia 81 pt.
  5. Germania 80 pt.
  6. Uruguay 74,5 pt.
  7. Romania 70 pt.
  8. Portogallo 65,5 pt.