Categoria: Forever Young

Federico Macheda al Manchester United

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (parte VII)

Riprendiamo la rubrica sui giocatori spariti dai radar o che semplicemente non hanno mantenuto le promesse di inizio carriera. Oggi ne proponiamo altri cinque. Royston Drenthe, dal Real agli Emirati – Nel 2007 i Paesi Bassi vincono l’Europeo Under-21. Tra i migliori prospetti olandesi c’è questo … Leggi tutto Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (parte VII)

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (parte VI)

Hugo Maradona: l'amore fraterno non è bastato
Hugo Maradona: l’amore fraterno non è bastato

Eccoci qui con una nuova puntata della nostra rubrica sugli assi del pallone smarriti nel mazzo del grande calcio. Oggi ci occupiamo di giocatori legati alla Serie A, atleti dal potenziale non espresso (Ban, Roccati), espresso altrove (Delgado e Vakouftsis) o soltanto presunto (Hugo Maradona). Buona lettura!

Ban in maglia juventina
Ban in maglia juventina

Zoran Ban, il Boksic mancato – Centravantone croato grosso quanto un armadio, si mette in luce giovanissimo con la casacca del Rijeka, la squadra di Fiume. Viene notato dalla Juventus e nel 1993 passa alla corte della Vecchia Signora allenata da Trapattoni. Con Baggio, Ravanelli, Vialli e lo scalpitante Del Piero in Rosa, per Ban lo spazio si riduce a due sole presenze: migra così in Portogallo, dove gioca poco. Il Pescara decide di dargli una seconda possibilità nella nostra penisola, ma anche nella serie cadetta non riesce a collezionare troppi gettoni di presenza. Per sua fortuna trova l’Eldorado nel campionato belga, dove gioca per sei anni con tre squadre diverse conquistando un bottino di gol che finalmente lo consacra, perlomeno, come prospetto interessante. Arriva così la terza chance di giocare nel nostro paese: nel 2004 viene acquistato dal Foggia e gli inizi sono incoraggianti, ma a causa di problemi di salute della moglie deve tornare in patria. Si tratta dell’epilogo della sua carriera, un po’ sottotono rispetto alle premesse.

Delgado, red card in Romania
Delgado, red card in Romania

Alfonso Roberto Delgado, lo spagnolo errante – Nato nel 1986 nelle Isole Canarie, Delgado viene integrato nella rosa della Lazio di Roberto Mancini nella stagione 2003-04. Davanti a lui ci sono Corradi, Claudio Lopez, Simone Inzaghi e Muzzi, e lo spazio non è molto. Eppure, seppur giovanissimo, si toglie la soddisfazione di regalare un assist a Zauri che vale la vittoria dei biancocelesti contro l’Inter, e si aggiudica anche la Coppa Italia. L’attaccante iberico resta a Roma anche la stagione successiva, dove nel crogiuolo di giocatori acquistati in fretta e furia dal neo-presidente Lotito finisce per smarrirsi. Tuttavia è considerato un attaccante veloce e di talento, si parla di una possibile naturalizzazione italiana per portarlo nell’Italia Under-21. Ma la carriera di Delgado non impenna: gioca tre stagioni molto positive a Potenza, nelle serie minori, e riassaggia il medio-grande calcio giocando nelle file dei romeni del Cluj e del Vaslui. In seguito torna in Italia e gira parecchie squadre di Serie D: attualmente milita nel Cynthia di Genzano. Il salto di qualità non è mai arrivato, ma è rimasto un bomber di categoria di tutto rispetto.

Diego vs Hugo, sfida impari
Diego vs Hugo, sfida impari

Hugo Hernan Maradona, il fratello d’arte  – Hugo è uno dei due fratelli minori del leggendario Pibe de Oro (l’altro è noto come Lalo). Fisicamente si somigliano molto, hanno pure lo stesso ruolo, ovvero ispirare il gioco con la tecnica. Inoltre, a detta di sua maestà Diego, Hugo è persino più forte di lui. Sarà vero? Dopo gli esordi nell’Argentinos Juniors, su pressione del fratellone il ragazzo viene portato a Napoli. Ma spazio per lui non ce n’è, tanto che dalla società partenopea passa direttamente all’Ascoli allenato da Castagner. I marchegiani sono in un periodo positivo, la squadra è ben assortita e può vantare la presenza di un grande attaccante come il brasiliano Casagrande. Tuttavia, in bianconero il piccolo Maradona fallisce: inizialmente gioca con continuità, ma si capisce che il vero Pibe è uno solo. L’Ascoli termina la stagione al dodicesimo posto e si toglie lo sfizio di eliminare il super Milan dalla Coppa Italia, ma Hugo contribuisce ben poco e non segna nemmeno un gol. Fortunatamente è giovane, ha tutta la vita davanti, e la carriera lo porta a girare letteralmente mezzo mondo. Dopo due esperienze così così con le maglie di Rayo Vallecano e Rapid Vienna, si ritaglia un discreto spazio nel calcio nipponico. A nemmeno trent’anni appende gli scarpini al chiodo e va a vivere a Napoli, dove per un periodo dirige la scuola calcio Mariano Keller. Non è degna di nota la sua successiva carriera come allenatore. Dei due fratelli minori di Maradona, è quello che ha giocato a livelli migliori, perché Lalo il campo lo ha visto rare volte.

Roccati, portiere sottovalutato
Roccati, portiere sottovalutato

Marco Roccati, da titolare a riserva – Tra i portieri più interessanti del triennio 1997-1999 non si può non citare Roccati. Arriva poco più che ventenne all’Empoli, dove conquista la maglia di titolare a discapito dei più esperti Pagotto e Kocic e contribuisce molto alla salvezza dei toscani, parando peraltro un rigore a Signori nella sua prima partita dal primo minuto. Il Bologna vede in lui il portiere del futuro, magari per rimpiazzare l’anziano Pagliuca: viene girato in prestito al Perugia, ma in seguito non scenderà mai in campo con i rossoblu, finendo ancora in prestito alla Pistoiese. Nel 2000 tenta l’avventura in Scozia nelle file del Dundee. In squadra ci sono tanti italiani: De Marchi, Ivano Bonetti, Billio, Musso e Romano, ma soprattutto c’è il leggendario Claudio Caniggia. Nella Premier scozzese gioca 19 partite prima di tornare in Italia e disputare il resto della carriera come secondo portiere in numerose squadre tra cui Napoli, Ancona e Fiorentina. Si ritira nel 2008 dopo un’esperienza nella Canavese, forse con qualche rimpianto.

Vakouftsis in azione con la maglia viola
Vakouftsis in azione con la maglia viola

Georgios Vakouftsis, il bomber delle squadre alla deriva – Cresciuto nel vivaio del Panathinaikos, Vakouftsis viene acquistato dalla Fiorentina quando ha soli diciannove anni. Gioca perlopiù nella primavera, chiuso inizialmente dai numerosi campioni degli ultimi scampoli dell’era Cecchi Gori. Nell’ultima stagione, la 2001-02, scende in campo sette volte in Serie A, nonostante la presenza di veterani ultradecorati come Chiesa, Ganz, Mijatovic e stelle del calibro di Adriano e Nuno Gomes. Ma si tratta dell’epilogo della vecchia Fiorentina, che a fine anno fallisce e deve ripartire dalla serie minori. Lui si ritrova senza squadra ed approda al Ravenna, dove gioca poco e… perde di nuovo il lavoro, dato che anche i giallorossi al termine della stagione dichiarano bancarotta. Stufo della precaria situazione del calcio italiano, approda nel campionato cipriota: sull’isola Vakouftsis si sblocca e diventa un bomber acclamato con le maglie di APOEL Nicosia ed Omonia. Nel 2007 torna in patria, ma le sue ultime esperienze sono avare di presenze e gol. Non ha mai giocato nella nazionale greca.

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (parte V)

Wreh circondato dai campioni dell'Arsenal
Wreh circondato dai campioni dell’Arsenal

Torniamo dunque ad occuparci dei nostri Forever Young. In questa puntata rievochiamo le gesta di cinque giocatori che, per un motivo o l’altro, non sono riusciti a sfruttare al massimo il proprio potenziale. Senza indugi… let’s go!

Beloufa, meteora al Milan
Beloufa, meteora al Milan

Samir Beloufa, polvere di stelle – Tra i campioncini del Milan che vince il Trofeo di Viareggio del 1999, in difesa spicca questo pennellone algerino dai buoni mezzi atletici: Samir Beloufa. Il ragazzo aveva già esordito in Serie A l’anno prima, prelevato nel mercato di gennaio dai francesi del Cannes per dar man forte ad una retroguardia orfana di Baresi. Beloufa scende in campo solo tre volte, e nell’anno successivo non viene mai utilizzato da Zaccheroni. Il Milan, fresco Campione d’Italia, lo presta al Monza, dove riesce a scendere in campo con discreta continuità. Ma il meglio per lui deve ancora venire,: si afferma nel campionato belga, giocando con Germinal Beerschot, Mouscron e Westerlo, riuscendo pure a conquistare la maglia della Nazionale algerina e partecipando alla Coppa d’Africa del 2004. Si ritira a soli 31 anni, lavorando in seguito nello staff tecnico del Germinal Beerschot.

Karic in maglia croata
Karic in maglia croata

Veldin Karic, una sola gloriosa rete – La stagione 1995-96 non è di certo epica per il Torino.  La società di patron Calleri punta molto sui gol di Hakan Sukur, gioiello turco reduce da valanghe di gol con la casacca del Galatasaray. Ma, com’è noto, il bomber non si ambienta e decide di tornare a casa dopo poche settimane. I granata decidono di correre ai ripari per affiancare una giovane punta agli esperti Rizzitelli e Abedi Pelé: si tratta di Karic, oscuro croato militante nel Marsonia. Il ragazzo in 23 partite riesce però a segnare solo un gol, la stessa cifra raggiunta da Sukur in cinque apparizioni. Un po’ poco per salvare il Torino, che decide di non confermarlo per disputare la serie cadetta. Karic, dopo una parentesi al Lugano, torna in Croazia e riprende confidenza col gol, raggiungendo pure la Nazionale. Nonostante Franco Scoglio lo paragonasse a Boksic mentre Rizzitelli auspicava che diventasse il nuovo Vlaovic, non è riuscito a sfondare nel calcio italiano.

Il Pelé nerazzurro
Il Pelé nerazzurro

Pelé (Victor Hugo Gomes Passos), la promessa mancata – Centrocampista lusitano nel giro dell’Under-21, dopo una stagione positiva al Vitoria Guimaraes viene ingaggiato dall’Inter. Le aspettative nei suoi confronti sono discrete, e Pelé nel 2007-08 si ritaglia uno spazio dignitoso all’interno di una squadra pronta a spiccare il volo verso grandi risultati, sotto la guida di Mourinho. Tuttavia, i nerazzurri l’anno dopo lo girano al Porto nell’operazione-Quaresma: in patria però Pelé gioca poco ed inizia a peregrinare per l’Europa, passando per l’Inghilterra e la Spagna. A puntare su di lui è un club turco, l’Eksisehirspor, ma anche lì trova poco spazio, collezionando una quarantina di presenze in tre anni. Le belle promesse di inizio carriera sembrano un lontano ricordo: attualmente è reduce da un breve tour nel calcio greco, passando per Ergotelis ed Olympiakos. I biancorossi detengono il suo cartellino, ma quest’anno lo hanno girato in prestito al Leviadakos.

Scherbakov, stella sfortunata
Scherbakov, stella sfortunata

Serhiy Scherbakov, un maledetto incidente – Purtroppo alcuni dei nostri forever young hanno avuto semplicemente sfortuna. Scherbakov, giovane centrocampista sovietico in forza allo Shakthar Donetsk, nel 1991 si laurea miglior marcatore del Mondiale Under-20, segnando cinque gol. L’URSS si classifica terza, ma Scherbakov si mette così in bella mostra da essere ingaggiato dallo Sporting Lisbona (da notare che il torneo si disputava proprio in Portogallo). Sotto la guida di Bobby Robson, il ragazzo sembra lanciato verso un futuro radioso. Al termine della gara di Coppa UEFA persa contro il Casino Salzburg, la società però comunica l’esonero del tecnico inglese. I giocatori dello Sporting organizzano una cena in suo onore: a fine serata Scherbakov, che aveva alzato un po’ troppo il gomito, ha un brutto incidente stradale che gli danneggia la colonna vertebrale, tarpando di fatto la sua carriera sportiva. Secondo Robson, sarebbe potuto diventare uno dei giocatori più forti d’Europa. Attualmente vive a Mosca e collabora ad iniziative di beneficenza relative alle persone paralizzate.

Wreh esulta dopo il primo gol con la maglia dei Gunners
Wreh esulta dopo il primo gol con la maglia dei Gunners

Christopher Wreh, il cugino di un fenomeno – Se vi chiedessimo chi è stato il più grande giocatore liberiano di tutti i tempi, non esitereste a rispondere “George Weah”. Ma dovete sapere che l’ex attaccante del Milan ha un cugino che, per un breve periodo, è riuscito a giocare in una delle squadre più forti d’Europa. Wreh, attaccante pure lui ma piuttosto esile rispetto a Weah, nel 1997 viene acquistato dall’Arsenal proveniente dal Guingamp, dove aveva disputato un ottima stagione. Sotto la guida di Wenger, il ragazzo però fatica a giocare titolare: davanti a lui c’è gente come Anelka, Bergkamp e Wright. Dopo due anni di successi vissuti da comprimario, decide di cambiare aria. Tuttavia, la sua carriera nel calcio che conta finisce lì: 4 gol nell’AEK Atene, uno col Birmingham, due col Den Bosch, e poi… beh, le sue statistiche si perdono nei punti interrogativi delle serie minori britanniche. Si ritira nel 2010, dopo tre stagioni nel campionato indonesiano, con tanti rimpianti.

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (Parte IV)

Kerlon con la maglia del ChievoVerona
Kerlon con la maglia del ChievoVerona

Quarto appuntamento con la nostra rubrica Forever Young, dedicata ai giovani talenti più o meno smarriti. Oggi ne riportiamo cinque un po’ malinconici, dato che per motivi vari non sono riusciti a mantenere le ottime promesse di inizio carriera.

Kerlon, irriducibile Foquinha
Kerlon, irriducibile Foquinha verdeoro

Kerlon, una foca irriverente – Tra i giocatori più singolari mai visti sulla faccia della Terra c’è senz’altro questo Kerlon Moura Souza. Classe ’88, ha un soprannome che è tutto un programma: Foquinha, ovvero piccola foca. Il perché è presto detto: dotato di uno straordinario talento nel controllare il pallone di testa, si diverte ad irridere gli avversari con numeri da circo e dribbling azzardati. Il risultato è che spesso si infortuna perché viene steso da tackle assassini o anche peggio: ai tempi del Cruzeiro tale Dyego Coelho lo abbatte con una spallata in faccia. In Brasile il piccolo Kerlon è molto quotato, e nonostante le botte e gli infortuni viene portato in Italia dal sodalizio Chievo-Inter. Purtroppo Foquinha ha modo di scendere in campo solo con i clivensi, e per sole quattro partite. L’Inter lo gira all’Ajax, dove nel novembre del 2009 Kerlon rimedia un altro brutto infortunio ai legamenti che lo tiene lontano dai campi di gioco. Si tratta del colpo di grazia che gli impedisce di proseguire la carriera ad alti livelli, nonostante la giovane età. Torna a giocare nella Terza Divisione giapponese, realizzando 9 gol in due anni nel Fujieda MYFC, ed attualmente si porta dietro i suoi rimpianti negli USA, nelle file dei Miami Dade FC, squadra fondata dieci mesi fa. Come compagni di squadra ha il connazionale Diego Moretto, ex portiere del Benfica, e gli italiani Bergmann e Lama, dei quali sarebbe bello conoscere la storia. Ultima curiosità: Kerlon su PES, ai tempi del Chievo, aveva addirittura 97 a colpo di testa!

Gulunoglu, in gita a Roma per un anno
Gulunoglu a fine carriera nell’Hagen

Nesat Gulunoglu, il capriccio del presidente – La leggenda vuole che fu papà Sensi in persona a volere questo attaccante tedesco di chiari origine turche nella rosa di mister Zeman. In giovanissima età Gulunoglu viene lanciato da Klaus Toppmoeller – futuro condottiero del Bayer Leverkusen che sfiora la doppietta Bundesliga-Champions – con la maglia del Bochum. Il ragazzo segna 4 gol in due stagioni prima di approdare a Trigoria nel gennaio del 1999, nell’indifferenza quasi generale nonostante avesse firmato addirittura un quinquennale. Zeman però non lo vede di buon occhio, anche perché aveva chiesto alla dirigenza di acquistare il ben più noto bomber costaricano Wanchope. All’inizio della stagione 1999-00 il tecnico boemo viene rimpiazzato da Fabio Capello: il ragazzo parte per il ritiro a Kapfenberg e giochicchia nelle amichevoli, senza impressionare. Finisce fuori rosa e non si allena più, al punto che la dirigenza nemmeno riesce a trovargli un’altra squadra. Dopo un anno passato praticamente fuori rosa Gulunoglu divorzia dalla Roma e torna a giocare in squadre di secondo e terzo piano in Germania e Turchia. Si ritira nel 2005, a soli 26 anni e con tanti punti interrogativi sul suo precoce declino.

Marinelli, l'idolo di Gascoigne
Marinelli, l’idolo di Gascoigne

Carlos Arturo Marinelli, il Maradona mancato – Una delle peggiori Spade di Damocle che vengono affibbiate ai giovani talenti è quella del “nuovo X”. Generalmente i paragoni non sono proprio quisquilie: se sei brasiliano sei il nuovo Pelé, se sei olandese sei il nuovo van Basten, e se sei argentino ovviamente il confronto è con Maradona. Marinelli fa la sua trafila nell’Argentinos Juniors e nel Boca, proprio come il Pibe. Il suo esordio professioniostico arriva però in Premier League, nel Middlesbrough allenato da Bryan Robson (non Bobby) che schiera oltre all’italiano Festa anche i super veterani Ince e Gascoigne. Proprio Gazza rivela che Marinelli è l’unico giocatore per cui sarebbe disposto a pagare il prezzo del biglietto dello stadio pur di vederlo giocare. L’argentino è ancora un ragazzino quando scende in campo con la maglia del Boro: in tre stagioni e mezzo alterna giocate da fuoriclasse a periodi di buio totale. Nel 2003 passa al Torino, dove pur impegnandosi molto e conquistando il cuore dei tifosi granata non riesce ad evitare la retrocessione in Serie B. Non si accorda per il rinnovo del contratto e torna a giocare due anni in Argentina, con poche presenze all’attivo: torna dunque in granata dove riesce a giocare un po’ di più, ma dopo il fallimento del club si ritrova a soli 24 anni svincolato e senza grandi prospettive. Marinelli si risolleva nelle fine dei Kansas City Wizards (MLS) prima di iniziare un tour (pieno di infortuni) tra Colombia e persino Ungheria. Attualmente milita nell’Universidad San Martin, in Perù, e a 33 anni sembra aver trovato la sua giusta dimensione in un campionato di secondo piano. Tra infortuni e qualche cartellino rosso di troppo, non si è nemmeno avvicinato ai livelli di Maradona.

O'Brien, un Brady mancato
O’Brien, stella a Dallas e meteora alla Juve

Ronnie O’Brien, un irlandese di passaggio – Quando vince l’Europeo Under-18 nelle file della Nazionale irlandese, sembra destinato ad una grande carriera. A livello di club non riesce ad esordire con la maglia del Middlesbrough, ma poco male: nel 1999 passa alla Juventus di Ancelotti, che lo getta nella mischia alla prima occasione. Si tratta di una sfida di Intertoto contro i russi del Rostelsmash Rostov, e O’Brien entra in campo sul 4-0, meglio di niente. Purtroppo al giovane centrocampista non verrà data una seconda occasione, e viene ceduto in prestito al Lugano, al Crotone e al Lecco, dove gioca pochissimo. La Vecchia Signora non crede più che possa diventare il nuovo Liam Brady, come qualcuno sperava, e lo cede agli scozzesi del Dundee United, ma anche a quelle latitudini O’Brien trova poco spazio. Solo nel 2002 arriva la svolta: il giocatore si trasferisce nella MLS statunitense, dove diventa un pilastro del FC Dallas. L’irlandese rimane sette anni negli USA, vestendo anche le casacche del Toronto e dei San Josè Earthquakes: si ritira a trent’anni, senza esser riuscito mai a conquistare una convocazione nella nazionale maggiore nonostante abbia sfondato nel “soccer” americano al pari del connazionale Robbie Keane.

Piro, un giorno di gloria in A
Piro col maglia della Meletolese

Ferdinando Piro, un gol da ricordare – Questo attaccante partenopeo appartiene alla categoria dei giocatori che hanno segnato solo un gol e poi non sono riusciti purtroppo a mantenersi su certi livelli. Piro infatti realizza il gol del 3-1 in una sfida contro il Bari di fine campionato, contro i pugliesi di Fascetti già con un piede e mezzo in Serie B. Non è facile per questo attaccante proveniente dalla Nocerina mettersi in mostra in una rosa che comprende gente come Zola, Inzaghi, Asprilla, Melli e persino Stoichkov, anche se in quella stagione l’ex Pallone d’Oro bulgaro sembra meno utile alla causa di Piro. Dal canto suo, il ragazzo non ha più modo di giocare nella massima serie e nella stagione successiva inizia a scendere di categoria: Pro Patria, Varese, Solbiatese, Moncalieri… fino agli ultimi acuti con le casacche di BettolaPonte, Fiore e Montecavolo. Nel suo palmares figura uno Scudetto del Campionato Dilettanti conquistato nel 1999-00 a Moncalieri, oltre a quel tiro finito alle spalle di Mancini nel 1996.

Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte III)

Nicky Ventola all'Inter
Nicky Ventola all’Inter

Torniamo ad occuparci delle giovani promesse mancate, per rendere il giusto tributo ai Forever Young. Ce ne sarebbero tantissimi da citare, ma come sempre lasciamo che sia la memoria a tirar fuori i nomi da sé. Non indugiamo oltre e andiamo a rievocare altri cinque talenti che per motivi vari non hanno espresso al massimo il proprio potenziale.

Boshnjaku in giallorosso
Boshnjaku in giallorosso

Denis Boshnjaku, un mistero romano – La sua storia è difficile da ricostruire dalle informazioni che si posso trarre su internet (anzi, se qualcuno ha notizie ci faccia sapere). Fatto sta che la carriera di Boshnjaku, centrocampista e attaccante italo-albanese classe ’84, si interrompe bruscamente proprio quando sembrava lanciata ad alti livelli. Cresciuto nella Leonina, gioca sia nelle giovanili della Lazio che in quelle della Roma, senza esordire mai in prima squadra ma giocando partite straordinarie, come possono testimoniare alcuni video su YouTube. Titolare dell’Under 21 albanese, Boshnjaku nel 2003-04 figura nella prima squadra dei giallorossi di Capello, ma come detto non ha modo di scendere in campo, chiuso dai vari Totti e Cassano. Gioca due anni in prestito, al Teramo e alla Sangiovannese, prima di scendere nelle serie minori tedesche e di concludere (Wikipedia dice) la carriera nei maltesi del Valletta nel 2011. E ora? Non si sa. Si può soltanto intuire, da alcune cose scritte nella blogosfera calcistica, che Boshnjaku abbia avuto qualche problema con dei procuratori poco onesti. E dire che il ragazzo aveva persino conquistato la fascia di capitano dell’Under 21 di Tirana: un vero peccato.

Russo in lacrime dopo il gol
Russo in lacrime dopo il gol

Nello Russo, la seconda chance mai arrivata – Pochi giocatori possono dire di aver segnato almeno un gol un tutte le partite di Serie A che hanno disputato. Il cruccio di Nello Russo e di averne disputata solo una, con la maglia dell’Inter, correggendo in rete un tiro sbilenco di Bobo Vieri. Corre l’anno 1999 e Marcello Lippi preferisce schierare il giovane Russo, 18 anni, piuttosto che un certo Roberto Baggio: ok, si tratta solo di questioni personali tra il sergente viareggino ed il Divin Codino, fatto sta che Nello era reduce da otto anni trascorsi nelle giovanili nerazzurre e di talento ne aveva da vendere. Successivamente però questo giovane attaccante nato a Vimodrone (Milano) inizia un lungo tour in giro per le serie minori italiane, senza avere una seconda occasione per giocare in Serie A. Il suo miglior periodo sono le tre stagioni al Lumezzane, dove mette a segno 19 reti in tre stagioni: in seguito conquista la Serie B con la maglia del Crotone, dove milita più volte nel giro di quattro anni. Attualmente gioca in Serie D nel MapelloBonate. Nella sua bacheca spicca il titolo di Campione d’Italia del campionato allievi conquistato nel 1996-97.

Tognon oggi, dirigente dell'Este
Tognon oggi, dirigente dell’Este

Simone Tognon, uno Scudetto (e quasi una UEFA) a 19 anni – Xe interesante veder ghe l’uniche informazion su Tognon stan sulla verxion padovan de Wikipedia… Scherzi a parte (ma non troppo, perché davvero si parla di lui sul Wikipedia padovano!), il nome del centrocampista Tognon compare nella rosa juventina che si aggiudica lo Scudetto 1994-95: una sola presenza collezionata il 4 giugno del 1995 contro il Cagliari, oltre a due convocazioni per le finali di Coppa UEFA perse contro il Parma di Zola e Asprilla. Fa parte della primavera juventina, ma in seguito la sua carriera si snoda nelle serie inferiori nel Nord Italia, senza giocare moltissimo. Tra i suoi compagni di squadra nella primavera bianconera di quel periodo possiamo citare Squizzi (visto in azione tra i pali del Chievo), Sartor (altro forever young limitato dagli infortuni), Fantini (che esordisce anche lui in quella stagione, ma poi prosegue con una bella carriera) e Grabbi (futuro super bomber in Serie B), mentre Del Piero – col quale Tognon aveva giocato insieme nelle giovanili del Padova – era già lanciato verso il successo internazionale. Attualmente Simone Tognon è direttore generale dell’Este, e somiglia vagamente a Jimmy Ghione.

Ventola, sfortunata la parentesi in Premier
Ventola, sfortunata la parentesi in Premier

Nicola Ventola, il bomber fragile – Classe ’78, Ventola ha tutte le carte in regola per diventare uno dei maggiori bomber della Serie A. Esordisce nella massima serie nel 1994, con la casacca del Bari, ma esplode due anni dopo segnando 10 gol in B nelle file dei biancorossi. Nel frattempo si è già ritagliato un ruolo importante nelle giovanili della Nazionale, percorrendo tutta la trafila a suon di gol. Ma gli infortuni sono in agguato e la sua successiva esperienza all’Inter non porta i frutti sperati: segna reti bellissime ma non riesce a scendere in campo con continuità. Prova così a rilanciarsi in prestito: a Bologna resta chiuso da Signori, Andersson e Kolyvanov, mentre l’anno successivo disputa un’ottima stagione con l’Atalanta, centrando 11 gol in stagione. Torna alla corte di Moratti, ma tra i tanti altri (fragili) attaccanti dei nerazzurri non gioca granché. Dopo una fallimentare esperienza al Crystal Palace torna a Bergamo, dove centra una promozione in A prima delle ultime stagioni, avare di gol, con le maglie di Torino e Novara. Un epilogo un po’ amaro per un giocatore che, a soli vent’anni, si era persino conquistato una convocazione nella Nazionale maggiore di Zoff: purtroppo i numerosi acciacchi fisici ne hanno condizionato pesantemente la carriera.

Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)
Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)

Carlo Zotti, dalla Champions alla terza divisione svizzera – Nato a Benevento, Zotti è la prova che anche in condizioni difficili può capitare di avere una grande occasione. Arriva alla Roma l’anno dopo la conquista dello Scudetto, ma per due anni gioca pochissimo a causa del folto numero di estremi difensori a disposizione del club. La grande chance arriva quando si infortuna Pelizzoli (2004-05) e Zotti viene lanciato come titolare, visto che Lupatelli era stato ceduto durante la sessione estiva: 12 partite tra campionato e Champions nelle quali però non si distingue come tra i migliori in campo, cedendo il posto al giovanissimo Curci. A sua difesa va detto che in quella stagione i giallorossi cambiano parecchi allenatori dopo le dimissioni ad inizio campionato di Prandelli. Riaccomodatosi in panchina, Zotti rivede la “titolarità” nella stagione 2008-09 al Cittadella, dove però viene rimpiazzato dall’esperto Pierobon. Sarà la sua ultima esperienza (per ora) in Italia: nonostante abbia giocato pure nell’Under 21 (vincendo un Europeo di categoria), la carriera di Zotti ha una svolta solo nel campionato svizzero con le maglie del Wil e del Locarno, formazioni delle divisioni minori elvetiche.