Categoria: Azzurri mancati

Azzurri mancati – Sebastiano Rossi e la congiunzione astrale dei portieroni

Seba Rossi in rossonero
Seba Rossi, grinta da vendere

Questa rubrica nasce con l’intento di rendere giustizia a tutti i giocatori italiani che avrebbero meritato di giocare in Nazionale ma per motivi vari & eventuali non hanno potuto. Oh, niente di drammatico eh.

I portieri del Milan non hanno mai avuto grande fortuna in Nazionale. Per dire, neanche Carlo Cudicini, il Ragno Nero scelto dal paròn Rocco per condurre i rossoneri a vincere tutto, ebbe la possibilità di giocare in Azzurro, ed anche in precedenza gli ottimi Lorenzo Buffon, Vecchi e Ghezzi devono accontentarsi di poco o niente. Bisogna aspettare Messico ’70 per ammirare un Enrico Albertosi in grande spolvero relegare in panchina un certo Zoff. Ed infatti in quel periodo Albertosi gioca ancora nel Cagliari.

Poi vengono gli anni ’80, il totonero e gli anni bui, e la rinascita che vede avvicendarsi tra i pali del Milan vincitutto prima Giovanni Galli e poi Pazzagli. Ma non basta, quel Milan deve diventare “Il” Milan, la squadra più forte del mondo, e per trovare stabilità viene ingaggiato il cesenate Sebastiano Rossi. Rossi a Cesena ha fatto sfracelli: è un gigante invalicabile come una contraerea, ha lo sguardo duro da commissario dei thriller scandinavi ed un curriculum di pochi, pochissimi gol subiti. Nel Milan di Baresi-Maldini-Costacurta-Tassotti un portiere potrebbe dormire sonni quasi tranquilli, ma Rossi non si adagia certo sugli allori e nel 93/94 conquista persino il primato di imbattibilità in Serie A, 929 minuti, dieci partite e spiccioli. Rossi con i rossoneri vince scudetti come pesci rossi al luna park, nonché una Champions, una Intercontinentale e pure una Coppa UEFA. Roba da urlo. Il Milan però negli anni cerca di trovargli continuamente dei concorrenti, anche se subisce meno gol di Van Der Sar in Olanda: nel 92/93 viene gettato nella mischia un ancora imberbe Antonioli, che non regge alla pressione e naufraga in mezzo a troppi errori. In seguito arriva il turno dell’effimero Pagotto (96/97) e di Taibi (97/98), che purtroppo nelle big non sfonderà mai (Manchester docet). Nella stagione 98/99 il Milan ci riprova ingaggiando Jens Lehmann dallo Schalke 04. L’illustre riserva del titanico teutonico Kahn a Milanello dà il peggio di sé, e Rossi ci mette poco a riprendersi il sudatissimo posto tra i pali. Ma qualcosa si rompe, forse Seba si stufa di essere messo costantemente in discussione. Durante l’ultima giornata di andata del campionato si rende protagonista di un brutto gesto in una sfida contro il Perugia: Nakata infila un rigore e Bucchi corre a pescare il pallone dalla rete, Rossi si improvvisa wrestler e lo stende con una zampata (clothesline, nel gergo WWE). Così, a buffo. La squalifica costringe Zaccheroni a promuovere un giovane portierino di nome Abbiati, che a sorpresa si rivela bravo e finisce il campionato da titolare, vincendolo pure. Curiosamente il destino di Abbiati sarà simile a quello di Rossi: pur vincendo tutto, finisce per dover lottare ogni anno per avere la maglia da titolare. Per Rossi invece si avvicina il canto del cigno, dopo una breve esperienza proprio a Perugia.

Perché Rossi non ha giocato mai in  Nazionale? Semplice. La congiunzione astrale dei portieroni decide di baciare l’Italia nel periodo compreso tra l’inizio del culmine della carriera di Rossi ed il suo declino. Parliamo di Zenga, Pagliuca, Peruzzi, Marchegiani, Gigi Buffon, Toldo e mettiamoci pure Bucci. Insomma, Rossi vince tutto a livello di club, infrange i record ma viene convocato in Azzurro da Sacchi solo due volte, senza manco scendere in campo.

Ma era davvero così forte? Beh, analizzando empiricamente la situazione, nessun grande club ha vinto assai con un portiere-zavorra.

Indice di convocabilità

Bravura: 7
Bravura rispetto alla concorrenza: 5
Attitudine all’Azzurro: 7

Totale: 19/30 (63%)