Taffarel, portiere della Reggiana e della Nazionale brasiliana nel 1994

Back to Russia – Highlights mondiali | Brasile, Cláudio André Taffarel

Per decenni, il portiere del Brasile costituisce un’equazione a volte complicata. Piedi buoni in difesa, piedi ottimi a centrocampo, piedi a volte divini in attacco: peccato che tra i pali contino le mani e i giovani brasiliani pensano anzitutto a imparare i rudimenti del dribbling. Il primo estremo difensore carioca a salire – suo malgrado – alla ribalta è Moacir Barbosa Nascimento, al quale imputano tutte le colpe del Maracanazo del 1950 al cospetto dei titanici Ghiggia e Schiaffino. Leggenda del Vasco da Gama, Barbosa trascorre buona parte della propria esistenza da reietto, pagando uno scotto inequivocabilmente maggiore rispetto alle proprie responsabilità. Di sicuro Gilmar Félix ottengono maggior successo riuscendo ad alzare la Coppa del Mondo, anche se quest’ultimo viene criticato in quanto ritenuto non all’altezza dei compagni. Ma quando mai un portiere può fare concorrenza a Pelé?

E così negli anni si susseguono vari interpreti coi guanti fino a che, nei titoli di coda degli anni Ottanta, si impone Cláudio André Mergem Taffarel. Classe ’64, biondo di capello, statura inferiore alla media dei colleghi, tra i pali esibisce una buona agilità mista al talento da para-rigori. Quest’ultimo è un dettaglio destinato a consegnarlo alla storia. Tecnica da giocatore di movimento fuori dalla media, come mostrerà in seguito in Italia, ha l’aria simpatica ma determinata e i primi risultati non tardano ad arrivare. Nel 1989 gioca e vince da titolare la Copa America e si presenta a Italia ’90 con le chiavi della porta brasiliana in mano. Nonostante subisca solo due reti in quattro partite, il cammino dei verdeoro s’interrompe agli ottavi contro l’Argentina: Maradona regala un acuto al pubblico di Torino e serve un pallone d’oro a Caniggia, il quale scarta Taffarel e segna il gol partita. Sipario, ma solo per il momento.

Al termine della competizione, Cláudio André si trasferisce in un Parma che si affaccia ai primi grandi successi; gioca da titolare per due stagioni prima di cedere il posto a Marco Ballotta. Per non rischiare la convocazione in vista dei Mondiali, Taffarel passa all’ambiziosa Reggiana nell’annata del crack di Futre alla prima giornata. Gli emiliani si salvano grazie alle sue parate e ai gol di Padovano; il portiere vola negli USA per disputare il secondo Mondiale della carriera. La concorrenza di Zetti e Gilmar non mette in discussione il suo ruolo di numero uno dei verdeoro. Protetto da una buona difesa, il portiere granata si concede il lusso di restare imbattuto sia in semifinale che in finale; contro gli Azzurri si rende protagonista di una prestazione decisiva nella celebre battaglia ai rigori di Pasadena. Il primo tiro di Baresi finisce in cielo, in seguito intercetta il pallone calciato da Massaro. Roberto Baggio non può sbagliare e sa che Taffarel si tuffa sempre: la decisione è presa. Il tiro centrale (ma altissimo) del Divin Codino è storia e per il Brasile arriva il quarto titolo mondiale.

Meno fortunata è l’ultima esperienza di Taffarel in Coppa del Mondo, anche se in quest’occasione si rende protagonista neutralizzando due rigori nella semifinale contro i Paesi Bassi. In finale vincono i padroni di casa francesi, al cospetto di un Ronaldo vittima di un misterioso malore nel pre-partita. Per il portiere è il canto del cigno in Nazionale, ma le sue esperienze internazionali non sono finite: lascia l’Atlético Mineiro per vivere una seconda giovinezza al Galatasaray di Hagi e Hakan Sukur, prima di tornare al Parma come rincalzo di Frey. La sua ultima avventura si interrompe prima di cominciare: mentre si sta recando nella sede dell’Empoli per firmare il contratto, la sua autovettura ha un guasto. Il religiosissimo Cláudio André lo prende come un segnale di Dio e appende i guanti al chiodo.

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