Italia '90, Goycochea e Maradona

Road 2 Russia – Highlights mondiali | Argentina, Sergio Goycochea

Prima Fillol, poi Pumpido. Due portieri campioni del mondo, due estremi difensori a tutela di una porta messa a repentaglio dagli attaccanti più forti del pianeta. Nel 1990, l’Argentina si ritrova a difendere il titolo con una rosa leggermente meno stellare di quella che trionfò in Messico, battendo la Germania Ovest di Rummenigge. Maradona c’è ancora, ma la forma non è più quella di un tempo e la formazione allenata da Bilardo è composta da numerosi giocatori che conoscono bene il campionato italiano. Un mix di talenti, tra i quali uno (Redondo) che decide di disertare a causa di un imminente esame universitario da superare.

L’Albiceleste, nella prima gara, passa subito alla storia. In negativo. Il Camerun dei Leoni Indomabili azzanna la sua prima preda, a causa di un’incertezza di Pumpido che permette a Omam-Biyik di segnare una rete storica. Una compagine africana batte i campioni del mondo. Che il Mondiale di Pumpido sia nato sotto una cattiva stella viene confermato nella successiva sfida contro l’Unione Sovietica, dove si infortuna e deve lasciare definitivamente spazio al portiere di rincalzo.

Sergio Javier Goycochea ha 26 anni e una carriera alle spalle che non lo pone certo nel gotha del calcio argentino. Un titolo vinto col River Plate, alternandosi proprio con Pumpido, un altro conquistato nel campionato colombiano con la casacca del Millionarios. Gli argentini battono l’URSS e pareggiano con la Romania, passando il turno col minimo sindacale: serve proprio un pizzico di imprevedibilità per sconvolgere i piani di una formazione non eccellente.

Dopo aver battuto un Brasile tutt’altro che memorabile (1-0, Caniggia), per l’Albiceleste ci sono ancora i brasiliani… quelli d’Europa. La Jugoslavia è un mix di talento e voglia di emergere: difesa solida contro attacco asfittico, si va inevitabilmente ai rigori sullo 0-0. Qui entra in scena Goycochea, che neutralizza i tiri di Brnovic e Hadzibegic; il cremonese Dezotti segna l’ultimo e per il team sudamericano si spalancano le non così scontate porte della semifinale.

L’Italia di Vicini parte con i favori dei pronostici. La difesa è imbattuta, Schillaci sembra capace di segnare anche a occhi chiusi, Baggio è all’apice della propria freschezza calcisticamente geniale. Sul fronte Azzurro però sale una certa tensione; allo stadio San Paolo, il pubblico si spacca tra maradoniani e fedeli alla bandiera, i fischi all’inno argentino sanno di paura e Diego non le manda a dire. Clima surreale, ma dopo 17′ Totò viola la porta biancoceleste. L’Argentina sembra alle corde, ma l’Italia non chiude la partita e al 67′ avviene l’impensabile. Maradona imbecca Olarticoechea; El Vasco la butta in mezzo, ché non si sa mai, anche se con quella difesa ti pare che… e invece, il pasticciaccio brutto Zenga-Ferri permette a Caniggia di realizzare il gol del pareggio. Il dirimpettaio Goycochea entra in partita: para una punizione di Baggio quasi pennellata. Si va ai rigori ed entra nella storia, ipnotizzando Donadoni e Serena. Cala il gelo sul Mondiale Azzurro.

La storia del portiere argentino non ha un fine del tutto lieto, dato che non gli riesce di parare il rigore di Brehme che permette ai teutonici di vendicare la sconfitta di Mexico ’86. A livello di club la sua carriera si snoda tra esperienze anonime (Brest, serie cadetta francese, fanalino di coda) e tre campionati vinti di fila tra Paraguay e Argentina. Conquista la convocazione per USA ’94 giocando da titolare tutte le partite della qualificazione, ma negli States gli viene preferito Islas, fresco campione in patria con l’Indepediente. Dalla panchina, Goycochea assiste a un torneo complicato per la sua squadra, ben presto orfana dello squalificato Maradona e annichilita, dopo la fase a gironi, dal talento di Dumitrescu e Hagi. Il portiere eroe di Italia ’90 rimane ai vertici fino al 1998, anno in cui appende i guantoni al chiodo. Attualmente è un volto noto del giornalismo sportivo nella televisione argentina. Chissà quante volte gli chiederanno di ricordare quei giorni italiani, dove contese a Totò Schillaci e Roger Milla la palma di giocatore rivelazione della Coppa del Mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...