Fuad Amin Arabia Saudita

Road 2 Russia – Highlights mondiali | Arabia Saudita, Fuad Amin

Quando re Fahd si interessò al calcio, fece sul serio. Non a caso, l’embrione della Confederations Cup si chiamava proprio Coppa re Fahd, probabilmente il primo palcoscenico importante dove la nazionale saudita ha potuto confrontarsi col panorama internazionale. Ma questa storia ci conduce dritti all’unico momento di effettiva gloria dei Figli del Deserto.

L’Arabia Saudita si qualifica al suo primo Mondiale nel 1994, complice un girone di qualificazione davvero abbordabile, concluso con goleade ai danni di Kuwait, Macao e Malesia. Si va negli USA: col fatto che nel cervellotico meccanismo a 24 squadre vanno avanti le migliori terze, un passaggio del turno non appare impossibile, anche se Olanda, Belgio e forse anche lo stesso Marocco sembrano essere un passo avanti – in alcuni casi pure tre o quattro – rispetto ai biancoverdi.

I Figli del Deserto si ritrovano subito ad affrontare i Paesi Bassi, ancora temibili pur essendo ormai orfani di Marco van Basten. Il CT argentino Solari attinge direttamente dal campionato saudita e tutti i convocati provengono da lì; l’unico giocatore di un certo livello è Saeed Al-Owairan, mentre per il resto si punta su una difesa dignitosa e un portiere dai buoni riflessi, Mohammed Al-Deayea, che peraltro diventerà una presenza fissa della Coppa del Mondo. Al 18′ i sauditi passano in vantaggio: sugli sviluppi di una punizione entra in scena Fuad Anwar Amin  فؤاد أنور أمين‎ per gli amici – misconosciuta mezzala dell’Al-Shabab ar-Riyad, che insacca di testa alle spalle di De Goey. Una questione tra baffuti, insomma. La formazione olandese però riesce a ribaltare il risultato grazie alle reti di Jonk e Taument, ridimensionando le ambizioni degli avversari.

Contro il Marocco, al Giants Stadium di New York, c’è già aria di dentro-o-fuori: i nordafricani infatti hanno perso contro il Belgio nella prima gara del girone. La partita inizia bene per i biancoverdi, che al 7′ si portano sull’uno a zero grazie a un rigore realizzato da Al-Jaber. La gioia dura poco e al 26′ il talentuoso trequartista del Nizza, Mohammed Chaouch, riporta in equilibrio il confronto ricevendo un assist perfetto davanti alla porta sguarnita. Il pareggio è una mezza condanna per entrambe le squadre, ma al 45′ Amin torna a comparire sul tabellino dei marcatori. Recupera un innocente pallone a centrocampo, avanza qualche metro e alza lo sguardo. Chissà perché, gli viene in mente di tirare da distanza siderale: sa bene di non avere i piedi fatati ma il tiro arriva in porta. La traiettoria è centralissima ma il portiere-capitano marocchino Khalil Azmi commette una papera da consegnare alla scienza: per un momento il suo corpo si smaterializza, lasciando passare il pallone. Amin, incredulo, esulta senza freni. Una curiosità: dopo il Mondiale, nonostante l’errore, Azmi viene ingaggiato da alcune squadre americane, distinguendosi anche nel soccer indoor. Sì, la modalità che tanto ci divertiva nei vecchi FIFA.

Finisce 2-1 e il bello deve ancora arrivare: contro il Belgio succede che Al-Owairan decide di emulare Maradona e attraversa il campo in dribbling prima di depositare la sfera alle spalle di Preud’homme. Sei punti in due partite: passaggio del turno al secondo posto, impresa centrata. Peccato che agli ottavi per l’Arabia Saudita ci sia una Svezia in stato di grazia, che non lascia scampo agli asiatici vincendo 3-1. Il volo per Riyad sancisce la fine di un torneo comunque positivo per una compagine esordiente.

E Amin? Dopo aver vinto la Coppa d’Asia (1996) torna alla “ribalta” a Francia ’98, ma solo per essere falciato da Zidane: cartellino rosso per il focoso transalpino, ultimo grande appuntamento per Fuad. A livello di club, la sua carriera ricca di trofei sauditi si conclude nel 2001. L’Arabia Saudita nel 1998, nel 2002 e nel 2006 è uscita al primo turno, ma potrà rifarsi a Russia 2018, dove peraltro giocherà la partita inaugurale della rassegna iridata contro i padroni di casa allenati da Cherchesov.

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