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Quanto senso ha credere alle notizie di calciomercato?

Esiste un argomento, nell’ambito calcistico, che tiene banco quanto le effettive prestazioni sportive. Anzi, col passare del tempo sta iniziando a eclissare quanto avviene sui terreni di gioco. Parliamo del calciomercato, inteso come quell’infinito gioco a scommettere in cui si cimentano le principali fonti di informazione pallonara. Ma non solo: con il proliferare degli aspiranti redattori sportivi, oramai sono tantissime le pagine dei social network che si buttano su questa materia che, pur essendo l’antitesi di una scienza esatta, calamita i neuroni degli appassionati di calcio.

Non ho a disposizione un database di supposizioni/trasferimenti reali, ma la domanda sorge spontanea: quanti rumors diventano poi cambi di casacca? Pochi. La maggior parte dei giocatori passa da un club all’altro in un lampo: guardate Leonardo Bonucci, in procinto di andare al Milan. Pochi fronzoli tra le due società, il difensore è già pronto a fare ciao-ciao al suo nuovo pubblico. Infinita invece la diatriba che, sempre in ambito rossonero, ha riguardato l’enfant prodige dei portieri, quel Gigi Donnarumma che alla fine non si è mosso da Milanello a dispetto delle migliaia di ipotesi fatte sul suo conto. Di esempi così se ne possono fare a decine… al mese. Fateci caso: nella maggior parte dei casi, nessun quotidiano/sito/esperto anticipa un trasferimento importante così tempestivamente come vorrebbe far credere.

In soldoni, raramente chi si occupa di calciomercato prevede il futuro. Questo è umano e comprensibile; ciò che appare folle è la presunzione di poter entrare nei meccanismi strategici di autentiche multinazionali dello sport che pompano e fagocitano milioni e milioni di euro l’anno. Parliamo di società che ormai non vivono solo di logiche puramente agonistiche, nel senso: non sempre il giocatore più forte è la scelta migliore. E non sempre il campione di turno prende la decisione che appare più logica. Perché? Semplice: dove si spostano montagne di denaro, è difficile poter concepire che sussistano le stesse regole del mondo dei comuni mortali. Quante cose strane avvengono in politica, o nell’ambito industriale? Stiamo là. Vale la pena di fare arzigogolate supposizioni sul nulla? Tranquilli: quando la vostra squadra del cuore avrà ingaggiato un nuovo innesto, ve lo farà sapere subito.

Tuttavia il calciomercato era e rimane una religione, che ormai riempie pagine e post per dodici mesi l’anno. Alcuni tormentoni sono eterni (Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic rimangono loro malgrado tra i principi di questo carosello), altri si presume che, come si suol dire, “sono vittime di speculazioni messe in giro dal procuratore per alzare i prezzi” o roba del genere. Sicuro, o forse no. Resta il fatto che l’attenzione degli appassionati si lascia catturare sempre più da qualcosa di assolutamente imponderabile e di difficile interpretazione, lasciandosi andare a veri e propri isterismi. Senza comprendere che, in uno sport giocoforza sempre più edulcorato dalle maglie e dalle bandiere, il calciomercato tenderà a essere sempre più frenetico. E, per inciso, è questo che piace al pubblico semi-pagante che dilaga in Italia. Figuriamoci agli apprendisti stregoni che popolano trasmissioni televisive, redazioni e internet. Mino Raiola è il dito, non la luna.

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