Henrik Larsson Celtic Glasgow

Henrik Larsson, l’oro della Svezia

Tra gli uomini-simbolo del calcio degli anni ’90 e 2000 non può mancare un titano svedese che ha segnato così tanti gol da aver perso il conto. Parliamo del buon vecchio Henrik Larsson, che proprio oggi (20 settembre) spegne 45 candeline.

In Svezia è un’istituzione. Quando si pensa al calcio di quelle latitudini, le strade si biforcano. Da un lato c’è la gloriosa Nazionale svedese degli anni ’50 e ’60; alcuni fenomeni biondi vennero a collezionare trofei nel nostro paese, parliamo di gente come Gren, Nordahl & Liedholm  – impossibile citarli separatamente – ma anche i vari Kurt Hamrin, Lennart Skoglund e Hasse “Banco di Napoli” Jeppson. Poi, bisogna attendere molti anni per ritrovare una Svezia competitiva, con il gruppo che a USA ’94 ottiene un lusinghiero terzo posto alle spalle di Italia e Brasile. In quella squadra le punte di diamante sono Thomas Ravelli, Tomas Brolin, future vecchie conoscenze della Serie A come Kenneth Andersson e Klas Ingesson, e poi ovviamente proprio Larsson. Le sue treccine e la sua pelle scura, eredità del papà capoverdiano, lo rendono uno dei giocatori più riconoscibili della competizione, ma si mette in mostra anche per le doti tecniche. Lui, reduce da un’annataccia avara di gol nelle file del Feyenoord, contribuisce al successo svedese con una rete nella finalina contro i bulgari, travolti con un perentorio 4-0.

16 luglio 1994, Henrik Larsson esulta dopo il gol alla Bulgaria
16 luglio 1994, Henrik Larsson esulta dopo il gol alla Bulgaria

Il meglio per Larsson deve ancora venire e la svolta arriva nel 1997, con il passaggio ai Celtic Glasgow. Da attaccante di tutto rispetto, in Scozia si trasforma in una vera e propria macchina da guerra, capace di segnare 241 gol in 313 presenze. Inutile dire che la sua media reti impone una dittatura biancoverde sul campionato scozzese, ma la caratura dei Celtic non gli permette di vincere nulla a livello internazionale, se non la Scarpa d’oro del 2001. Può consolarsi con le ottime prestazioni personali inanellate a Belgio/Olanda 2000 e Giappone/Corea 2002, dove complessivamente realizza 4 gol in 7 partite. Nel 2004 lascia la Gran Bretagna e, da maturo bomber, si trasferisce alla corte del Barcellona, dove ricopre con successo il ruolo di rincalzo di lusso e riesce ad alzare la Champions League. Viene convocato anche per Germania 2006, dove va a segno in un 2-2 contro la Nazionale inglese.

Jordan Larsson con il padre Henrik Larsson, nell'Helsingborg
Jordan & Henrik, due generazioni di bomber!

Lasciato il Barça torna in patria per vestire la casacca del suo vecchio club, ovvero l’Helsingborg – dove vince subito la Coppa di Svezia – ma viene presto richiamato nel grande calcio per passare le “vacanze forzate” del gelo svedese all’Old Trafford. Non conclude la stagione perché, quando riparte l’Allsvenskan, lui fa ritorno al suo club, ma può fregiarsi anche del titolo inglese perché alla fine il Manchester United conquista la prima posizione. Si tratta dell’ultimo trofeo della sua bacheca: viene convocato a furor di popolo per gli Europei del 2008 – 3 presenze, zero gol – e si ritira nel 2009 con un bottino che sfiora le 500 marcature. Per quanto riguarda la nazionale, non è recordman di presenze o gol ma è il giocatore più anziano ad esser sceso in campo con la casacca dei Blågult, a 38 e 24 giorni .

“Sir” Larsson – che dal 2006 è membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per le goleade dei tempi biancoverdi – attualmente è allenatore dell’Helsingborg e si occupa del club anche dal punto di vista dirigenziale. Come a suo tempo Cesare Maldini, Henrik ha l’opportunità di allenare suo figlio; Jordan Larsson – chiamato così in onore di un certo numero 23 dei Bulls – è infatti uno dei punti fermi della squadra. Classe ’97, sembra avere tutti i numeri per proseguire la tradizione di famiglia. Alla Svezia servirebbe come il pane, visto che Ibrahimovic ha lasciato la nazionale.

 

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