La rosa dei Chicago Mustangs/Cagliari per il torneo USA del 1967

Quando il Cagliari si trasferì nell’Illinois (1967)

Qualche giorno fa se n’è andato Claudio Olinto de Carvalho, meglio noto come Nené, una delle stelle del leggendario Cagliari che portò lo Scudetto in Sardegna. Anche l’asso brasiliano, come molti suoi compagni di squadra rossoblu, poteva vantare una breve comparsata in una squadra davvero speciale: i Chicago Mustangs. Di cosa stiamo parlando? Ora entriamo nei dettagli.

I Chicago Mustangs/Cagliari (1967)
I Chicago Mustangs/Cagliari (1967)

Anzitutto, per tanto tempo il soccer statunitense viene promosso in ogni modo con pessimi risultati. Negli anni ’60 ancora non esiste una lega capace di fatturare qualche dollaro, con impresari e faccendieri vari che si spremono le meningi per trovare il bandolo della matassa. Nel 1966 si crea una situazione paradossale: ufficialmente la National Professional Soccer League (NASL) viene riconosciuta dalla federcalcio locale e dalla FIFA come la massima serie del calcio statunitense. Poco dopo però nasce la National Professional Soccer League (NPSL) che riesce a rimediare pure un contratto televisivo e costringe la NASL a cambiare nome in United Soccer Association (USA) per evitare omonimie. Oltre al danno la beffa, perché attratti dalla prospettiva di apparire sul piccolo schermo, tutti i giocatori dell’USA… si trasferiscono nella lega rivale! Nel 1967 sta per iniziare il campionato e la situazione per l’United Soccer Association è apocalittica. Ci sono le squadre ma non i giocatori e di certo non si possono metter su delle formazioni da un giorno all’altro, perché per quanto il livello del calcio americano sia mediocre c’è un limite a tutto. Così la lega invita le franchigie a importare in massa dei professionisti appartenenti a delle squadre straniere che, durante l’estate, non sono impegnate in altri campionati.

28 giugno 1967, pubblico delle grandi occasioni per Mustangs-Cougars
28 giugno 1967, pubblico delle grandi occasioni per Mustangs-Cougars

Sembra assurdo, ma è così. Il torneo dura solo due mesi e coinvolge dodici compagini di medio calibro. Ci sono i Washington Whips (ovvero gli scozzesi l’Aberdeen), gli Houston Stars (con i brasiliani del Bangu). i San Francisco Gales (che sarebbero gli olandesi dell’ADO Den Haag), i Detroit Cougars (cioé gli irlandesi del Glentoran) e via discorrendo. A noi interessano i Chicago Mustangs, perché nelle loro file militano i giocatori del Cagliari. La scelta del sodalizio con i rossoblu nasce dal fatto che a Chicago vive una folta comunità italiana, ma gli statunitensi non hanno idea di chi siano i giocatori di una compagine europea di medio classifica. Al punto che la società sarda, zitta zitta, non fa partire Gigi Riva per non farlo stancare inutilmente. Nel contingente agli ordini di Manlio Scopigno però troviamo tanti elementi di spicco: Pierluigi Cera, Ricciotti Greatti, Miguel Angel Longo, Mario Martiradonna, Comunardo Niccolai e i più quotati Roberto Boninsegna e Nené. A completare il quadro ci sono Ciocca, Longoni, Pianta, Rizzo, Tiddia, Vescovi, Visentin e il secondo portiere Reginato. Nella rosa non mancano chicche come Gerry Hitchens, attaccante inglese con trascorsi in Italia che a fine torneo peraltro viene ingaggiato dai cagliaritani per fungere da rincalzo di Riva, nonché l’interno argentino Oscar Massei, anche lui italiano d’adozione (lo conoscono bene i tifosi della SPAL).

Sempre Mustangs-Cougars, a destra si riconosce Nené
Sempre Mustangs-Cougars, a destra si riconosce Nené

Nonostante i sardi dell’Illinois vantino un ottimo roster non si qualificano nemmeno per i play-off, in quanto gli 11 gol di Boninsegna non bastano e arrivano solo terzi. Inoltre, nonostante lo stadio locale sia immenso, il pubblico si attesta sui 3.000 avventori a partita. Curiosamente il Cagliari a stelle e strisce viene sostenuto dai tifosi avversari, come quando va a giocare a New York. Lì i dirigenti locali hanno avuto la bella pensata di ingaggiare una squadra uruguayana (il Cerro) per rappresentare gli Skyliners, nonostante mezza città sia popolata da paisà. Ma sono inezie. Tanto il livello dell’organizzazione è quasi amatoriale, al punto che quando i Mustangs abbandonano una partita perché l’arbitro ha perso il controllo della situazione, il risultato finale viene sancito in base al punteggio del momento, ovvero 2-1 per i Toronto City (alias gli scozzesi dell’Hibernian).

La finale tra Los Angeles Wolves (guarda caso, il Wolverhampton) e i già citati Whips si conclude con la vittoria dei primi ai calci di rigori, di fronte a circa 18.000 spettatori. I Wolves diventano i primi campioni nordamericani della storia al termine di una competizione dove praticamente non è sceso in campo nessun nordamericano. A fine torneo l’USA torna a chiamarsi NASL e si fonde con i rivali della NPSL, ai quali la televisione non ha rinnovato il contratto a causa dei bassi ascolti. Senza dubbio, due leghe per un bacino d’utenza così ridotto sono davvero troppe. La saggia decisione causa la morte di numerose franchigie, Mustangs compresi nel 1969. Il soccer americano continuerà a zoppicare fino agli anni ’90, quando con l’assegnazione dell’organizzazione dei Mondiali del 1994 il calcio statunitense attira sufficiente attenzione per mantenere tuttora in vita la Major League Soccer (MLS) che ben conosciamo. Ma non dimentichiamo le imprese di Bonimba e Nené in quei gloriosi stadi semivuoti!

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