Mese: giugno 2015

Numeri uno goleador: ecco i portieri con più reti segnate in carriera

Una delle 127 esultanze di Ceni
Una delle 127 esultanze di Ceni

La regola dei campi di gioco improvvisati recita che “il più scarso va in porta”. Ma se ci spostiamo negli stadi che ospitano il professionismo, sappiamo che non è così. Alcuni portieri in carriera hanno totalizzato un bottino di reti da far invidia ai bomber più navigati, segnando non solo sui calci piazzati ma persino su azione. Ecco dunque la Top 5 (con qualche bonus) dei portieri con più gol in carriera!

Ivankov, specialista dal dischetto
Ivankov, specialista dal dischetto

5. Dimitar Ivankov (Bulgaria), 39 reti – Eccellente rigorista, Ivankov ha distribuito i suoi gol nei primi tre club in cui ha militato: 25 nel Levski Sofia, poi 12 equamente divisi tra Kayserispor e Bursaspor, nel campionato turco. Vanta una lunga militanza nella nazionale bulgara, dove però non ha mai avuto modo di mostrare le proprie abilità dal dischetto. Nel 2004 ha partecipato agli Europei, come riserva di Zdravko Zdravkov. Si è ritirato nel 2011 dopo una stagione all’Anorthosis Famagosta; nel suo palmares figurano ben cinque campionati bulgari e uno turco.

Higuita e la mossa dello scorpione
Higuita e la mossa dello scorpione

4. René Higuita (Colombia), 41 reti – Aldilà dei fatti di cronaca – nera e “bianca” – che lo hanno coinvolto, Higuita in carriera ha sempre avuto un buon feeling col gol. Bravo nel battere i rigori, ma anche ad andarsene in giro per il campo palla al piede, nei lunghi anni passati sui campi di mezzo mondo ha trovato sempre il modo di chiudere la stagione con qualche rete all’attivo. Anche con la nazionale colombiana ha timbrato il cartellino tre volte: forse se avesse partecipato a qualche Mondiale in più, sarebbe diventato il primo portiere a gonfiare la rete nella massima competizione calcistica. Spesso viene ricordato per il modo in cui si fece soffiare palla da Roger Milla ad Italia ’90, condannando la sua nazionale alla sconfitta contro i Leoni d’Africa. Ma per molti, Higuita è legato alla “mossa dello Scorpione”: non si tratta di una canzone der Piotta, bensì della sua famigerata parata coi tacchi. Inutile, ma dannatamente spettacolare!

Vegas, look quasi tennistico!
Vegas, look quasi tennistico!

3. Johnny Vegas (Perù), 42 reti – Attivo dal 1997, questo estremo difensore dal nome accattivante ha 39 anni ma ancora gioca nel campionato peruviano con la casacca dei Caimanos. Ha segnato tutti i suoi gol in patria, vivendo il miglior periodo nei primi anni del nuovo millennio e cambiando spesso squadra. Pur essendo molto bravo a battere i calci piazzati e i rigori, non ha avuto molta fortuna con la nazionale, collezionando solo tre presenze con gli Incas durante le qualificazioni per i Mondiali del 2002. Non molto alto, in pieno stile “portiere sudamericano fantasioso”, è stato nominato portiere peruviano dell’anno 2001. Al momento, la terza piazza di questa classifica sembra saldamente nei suoi guantoni.

Chilavert, gol e baruffe
Chilavert, gol e baruffe

2. José Luis Chilavert (Paraguay), 62 gol – Iniziamo a salire ad alta quota! Chilavert detiene il record di gol segnati da un portiere in nazionale (ben nove) ed è tuttora l’unico a poter vantare una tripletta, realizzata con la maglia del Velez nel campionato argentino. A farne le spese fu il Ferro Carril, e le reti furono segnate tutte su rigore. Ma Chilavert ha fatto gol in tutti i modi: bravissimo nei calci piazzati, non disdegnava qualche sortita offensiva se le circostanze lo rendevano necessario. Anche tra i pali si faceva rispettare, tanto da aver vinto numerosi trofei in patria e all’estero (tra cui una Coppa di Francia in Europa, con lo Strasburgo) e partecipato a due edizioni della Coppa del Mondo. A Francia ’98 rischiò di segnare un gol alla Bulgaria, ma la sua punizione si fermò sulla traversa. Personaggio burbero ma determinato, saltò la prima partita dei Mondiali del 2002 in quanto stava scontando una squalifica per aver sputato in faccia a Roberto Carlos in una partita delle qualificazioni. Il motivo? L’ex terzino del Real Madrid gli aveva rifilato un insulto razzista. Inoltre, a fine Mondiale falsificò i suoi referti medici per rescindere il contratto con lo Strasburgo, rimediando una condanna alla prigione. Attualmente mira a diventare presidente della federcalcio paraguayana e, in futuro, dell’intero Paraguay!

Rogério e la Libertadores
Rogério e la Libertadores

1. Rogério Ceni (Brasile), 127 gol – Signori e signori, ecco l’unico portiere al mondo ad aver segnato più di cento gol! Autentica leggenda del campionato brasiliano e del San Paolo, dove ha trascorso la sua interminabile carriera, Ceni ha marcato le proprie reti all’interno dei lunghi tornei sudamericani. Seppur chiuso da tanti rivali nella Nazionale brasiliana, ha disputato una gara ai Mondiali del 2006, subentrando nel finale a Nelson Dida. Il giusto tributo per un campione vero. Abilissimo nei calci piazzati, quest’anno Ceni ha già segnato sei reti pur avendo compiuto la bellezza di 42 anni; pare che a fine stagione si ritirerà, e sarà una grande perdita per campionato verdeoro. Nel suo palmares spiccano due Coppe Libertadores, due Coppe Intercontinentali ed un Mondiale per club; ha anche vinto il Mondiale del 2002, ma senza avere occasione di senza scendere in campo. Ecco una sua frase memorabile, riferita al San Paolo: “Questa è l’ultima maglia che voglio vestire nella mia carriera. Dopo mi unirò alla torcida per andare al Morumbi.” Inutile aggiungere che il Morumbi è lo stadio del club paulista!

Sentimenti IV, portiere eclettico
Sentimenti IV, portiere eclettico

Diamo uno sguardo anche agli altri portieri goleador. Tutti conosciamo benissimo il mitico Jorge Campos, portiere messicano che aveva la simpatica abitudine di abbandonare i pali per compiere ardite escursioni in attacco. Beh, 34 gol li ha fatti, anche se bisogna considerare che in alcuni casi è stato schierato come giocatore di movimento. A quota 32 si è fermato il portiere-rigorista del Bayer Leverkusen Hans-Jorg Butt, autore di tre gol in Champions League, dove risulta il miglior marcatore degli estremi difensori. Poi c’è il salvadoregno Misael Alfaro, attivo tra 1988 e il 2010, che ha realizzato ben 31 gol. Citiamo anche il portiere della Nigeria Vincent Enyeama (ancora attivo, a quota 20), l’ex portiere del Brescia Sebastian Saja (14 marcature nel campionato argentino) ed il titanico Peter Schmeichel (13 gol). E gli italiani? Il bomber tra i nostri portieri è ancora il leggendario Lucidio Sentimenti, ex Modena, Juventus e Lazio, che tra gli anni quaranta e cinquanta ha realizzato 5 rigori. Sentimenti IV, come era noto per distinguerlo dai numerosi fratelli calciatori, iniziò a giocare a calcio per sfuggire alla miseria: “Faccio il garzone e guadagno 15 lire a settimana. Vorrei giocare. Va bene qualsiasi ruolo. Anche il portiere”, scriveva per farsi ingaggiare. Le cose andarono così bene che partecipò anche ai Mondiali del 1950, pur essendo uno degli estremi difensori più piccoli della storia, con i suoi coraggiosissimi 170 centimetri. A seguire troviamo Antonio Rigamonti, tre rigori segnati all’attivo con la maglia del Como negli anni settanta; successivamente divenne il vice di Enrico Albertosi al Milan. Solo anni dopo arrivarono le gesta di Rampulla, Taibi e Amelia…

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (parte V)

Wreh circondato dai campioni dell'Arsenal
Wreh circondato dai campioni dell’Arsenal

Torniamo dunque ad occuparci dei nostri Forever Young. In questa puntata rievochiamo le gesta di cinque giocatori che, per un motivo o l’altro, non sono riusciti a sfruttare al massimo il proprio potenziale. Senza indugi… let’s go!

Beloufa, meteora al Milan
Beloufa, meteora al Milan

Samir Beloufa, polvere di stelle – Tra i campioncini del Milan che vince il Trofeo di Viareggio del 1999, in difesa spicca questo pennellone algerino dai buoni mezzi atletici: Samir Beloufa. Il ragazzo aveva già esordito in Serie A l’anno prima, prelevato nel mercato di gennaio dai francesi del Cannes per dar man forte ad una retroguardia orfana di Baresi. Beloufa scende in campo solo tre volte, e nell’anno successivo non viene mai utilizzato da Zaccheroni. Il Milan, fresco Campione d’Italia, lo presta al Monza, dove riesce a scendere in campo con discreta continuità. Ma il meglio per lui deve ancora venire,: si afferma nel campionato belga, giocando con Germinal Beerschot, Mouscron e Westerlo, riuscendo pure a conquistare la maglia della Nazionale algerina e partecipando alla Coppa d’Africa del 2004. Si ritira a soli 31 anni, lavorando in seguito nello staff tecnico del Germinal Beerschot.

Karic in maglia croata
Karic in maglia croata

Veldin Karic, una sola gloriosa rete – La stagione 1995-96 non è di certo epica per il Torino.  La società di patron Calleri punta molto sui gol di Hakan Sukur, gioiello turco reduce da valanghe di gol con la casacca del Galatasaray. Ma, com’è noto, il bomber non si ambienta e decide di tornare a casa dopo poche settimane. I granata decidono di correre ai ripari per affiancare una giovane punta agli esperti Rizzitelli e Abedi Pelé: si tratta di Karic, oscuro croato militante nel Marsonia. Il ragazzo in 23 partite riesce però a segnare solo un gol, la stessa cifra raggiunta da Sukur in cinque apparizioni. Un po’ poco per salvare il Torino, che decide di non confermarlo per disputare la serie cadetta. Karic, dopo una parentesi al Lugano, torna in Croazia e riprende confidenza col gol, raggiungendo pure la Nazionale. Nonostante Franco Scoglio lo paragonasse a Boksic mentre Rizzitelli auspicava che diventasse il nuovo Vlaovic, non è riuscito a sfondare nel calcio italiano.

Il Pelé nerazzurro
Il Pelé nerazzurro

Pelé (Victor Hugo Gomes Passos), la promessa mancata – Centrocampista lusitano nel giro dell’Under-21, dopo una stagione positiva al Vitoria Guimaraes viene ingaggiato dall’Inter. Le aspettative nei suoi confronti sono discrete, e Pelé nel 2007-08 si ritaglia uno spazio dignitoso all’interno di una squadra pronta a spiccare il volo verso grandi risultati, sotto la guida di Mourinho. Tuttavia, i nerazzurri l’anno dopo lo girano al Porto nell’operazione-Quaresma: in patria però Pelé gioca poco ed inizia a peregrinare per l’Europa, passando per l’Inghilterra e la Spagna. A puntare su di lui è un club turco, l’Eksisehirspor, ma anche lì trova poco spazio, collezionando una quarantina di presenze in tre anni. Le belle promesse di inizio carriera sembrano un lontano ricordo: attualmente è reduce da un breve tour nel calcio greco, passando per Ergotelis ed Olympiakos. I biancorossi detengono il suo cartellino, ma quest’anno lo hanno girato in prestito al Leviadakos.

Scherbakov, stella sfortunata
Scherbakov, stella sfortunata

Serhiy Scherbakov, un maledetto incidente – Purtroppo alcuni dei nostri forever young hanno avuto semplicemente sfortuna. Scherbakov, giovane centrocampista sovietico in forza allo Shakthar Donetsk, nel 1991 si laurea miglior marcatore del Mondiale Under-20, segnando cinque gol. L’URSS si classifica terza, ma Scherbakov si mette così in bella mostra da essere ingaggiato dallo Sporting Lisbona (da notare che il torneo si disputava proprio in Portogallo). Sotto la guida di Bobby Robson, il ragazzo sembra lanciato verso un futuro radioso. Al termine della gara di Coppa UEFA persa contro il Casino Salzburg, la società però comunica l’esonero del tecnico inglese. I giocatori dello Sporting organizzano una cena in suo onore: a fine serata Scherbakov, che aveva alzato un po’ troppo il gomito, ha un brutto incidente stradale che gli danneggia la colonna vertebrale, tarpando di fatto la sua carriera sportiva. Secondo Robson, sarebbe potuto diventare uno dei giocatori più forti d’Europa. Attualmente vive a Mosca e collabora ad iniziative di beneficenza relative alle persone paralizzate.

Wreh esulta dopo il primo gol con la maglia dei Gunners
Wreh esulta dopo il primo gol con la maglia dei Gunners

Christopher Wreh, il cugino di un fenomeno – Se vi chiedessimo chi è stato il più grande giocatore liberiano di tutti i tempi, non esitereste a rispondere “George Weah”. Ma dovete sapere che l’ex attaccante del Milan ha un cugino che, per un breve periodo, è riuscito a giocare in una delle squadre più forti d’Europa. Wreh, attaccante pure lui ma piuttosto esile rispetto a Weah, nel 1997 viene acquistato dall’Arsenal proveniente dal Guingamp, dove aveva disputato un ottima stagione. Sotto la guida di Wenger, il ragazzo però fatica a giocare titolare: davanti a lui c’è gente come Anelka, Bergkamp e Wright. Dopo due anni di successi vissuti da comprimario, decide di cambiare aria. Tuttavia, la sua carriera nel calcio che conta finisce lì: 4 gol nell’AEK Atene, uno col Birmingham, due col Den Bosch, e poi… beh, le sue statistiche si perdono nei punti interrogativi delle serie minori britanniche. Si ritira nel 2010, dopo tre stagioni nel campionato indonesiano, con tanti rimpianti.