Stories – L’esplosione della dinamite danese ad Euro ’92

Peter Schmeichel
Peter Schmeichel

Ammettiamolo: l’Europeo del 1992 parte sotto i migliori auspici. La Jugoslavia, logorata dalla guerra, è costretta a dare forfait e al suo posto viene ripescata la Danimarca. Le polveri della Danske dinamite sono già bagnate dalle acque dei mari del sud, perché tutti i giocatori si trovano in vacanza. Senza contare che la stella, quel Michael Laudrup che spopola al Camp Nou con la maglia del Barça, risponde “no” alla chiamata del commissario tecnico Moller Nielsen: divergenze insanabili, tanti saluti e grazie. In Svezia, aggregato alla squadra, c’è solo il fratellino Brian.

Vincere gli Europei? Difficile. I danesi hanno una buona squadra, senz’altro, ma con la Germania campione del mondo in carica, l’Olanda degli olandesi (quelli del Milan) e mettiamoci pure i padroni di casa sostenuti dal pubblico, per i biancorossi le chance non sembrano poi troppe. L’ultima nota amarissima è la notizia che Line, la figlia del mediano Kim Vilfort, si è ammalata di leucemia. La distanza tra Svezia e Danimarca è esigua, pertanto Vilfort decide di fare la spola tra gli stadi gremiti e le stanze degli ospedali.

Kim Vilfort
Kim Vilfort

L’11 giugno del 1992 inizia il torneo, e i danesi pareggiano per 0-0 contro un’Inghilterra non ancora uscita dal tunnel degli anni ’80. Anzi, per poco non arriva il colpaccio quando John Jensen fa tremare la traversa. Nella seconda sfida la Danimarca rimane ancora a secco, ma stavolta l’epilogo è negativo: i padroni di casa si impongono per 1-0 grazie ad un gol del robusto Thomas Brolin. La partita da dentro-o-fuori è contro un’altra delle favorite dell’Europeo, ovvero la Francia di Papin e Cantona, due mostri sacri del calcio degli anni ’90. Il match inizia bene: Henrik Larsen, centrocampista pennellone in procinto di passare al Pisa, porta in vantaggio i biancorossi. Nella ripresa pareggia Papin, ma a poco più di dieci minuti dalla fine arriva il gol della qualificazione. Per la precisione arriva dalla panchina, grazie all’esperto Elstrup che subentra a Torben.

Si arriva così alla semifinale, perché Euro ’92 si è disputato da sole otto squadre. La Danimarca deve vedersela con i Paesi Bassi di Rinus Michels, che schierano il tris campione d’Europa in carica composto da Gullit, Rijkaard e van Basten, la crème de la crème che detta legge con il proprio strapotere fisico e tecnico. A rompere il ghiaccio è però il gol di Larsen; poi arriva il pari di Bergkamp e la risposta ancora di Larsen, pronto a laurearsi capocannoniere del torneo. Sembra fatta, ma nel finale arriva la doccia fredda della rete di Rijkaard. Quando si arriva ai rigori, si capisce che la storia del calcio sta per generare un nuovo eroe: si tratta di Peter Schmeichel, che para il rigore di sua maestà van Basten e permette ai danesi di accedere alla finale. E non si tratterà dell’ultima prodezza del nuovo goalkeeper del Manchester United, giunto all’Old Trafford per sostituire l’incerto Jim Leighton, lo scozzese dalla pelle delicata.

L'esultanza dei danesi in finale
L’esultanza dei danesi in finale

Il 26 giugno del 1992 allo stadio Ullevi di Goteborg ci sono quasi 38.000 tifosi. Il sole illumina i visi un po’ pallidini dei ventidue giocatori pronti a darsi battaglia: da un lato ci sono gli esponenti del calcio scandinavo, che in cascina non hanno ancora portato alcun trofeo, dall’altro lato c’è la solita corazzata teutonica, perpetuata per mano di assi come Sammer e Klinsmann. Al calcio d’inizio si capisce subito che i tedeschi vogliono fare la partita, ma i danesi sono pronti a lottare fino all’ultimo come fatto nelle precedenti sfide. A passare in vantaggio sono proprio loro, con un tiro beffardo di John Jensen che si infila alle spalle di Illgner, lasciando increduli persino i danesi stessi. Di lì a poco si scatena l’inferno:   Riedle e compagni spuntano da tutte le parti, ma Schmeichel sembra in grado di parare anche le palline da tennis sparate col cannone. Il gigante biondo abbranca tutti i palloni, come una piovra in tenuta da portiere, il concetto di saracinesca raggiunge un nuovo standard. Infine, al 78′ succede che Kim Vilfort, nonostante tutte le preoccupazioni e grazie ai piedoni da rispettabile mediano col vizio del gol, raccoglie un pallone e dribbla un difensore, prima di calciare una rasoiata bassa che bacia il palo e si insacca. L’apoteosi è servita: lo svizzero Galler fischia la fine e la favola si concretizza in un luccicante trofeo. La Danimarca è campione d’Europa.

Sarà – per il momento – il picco raggiunto dal calcio danese, grazie ad un nucleo di giocatori ostinati e pure discretamente tecnici, uniti dalla sicurezza di avere uno dei portieri più forti del mondo.

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