Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (Parte IV)

Kerlon con la maglia del ChievoVerona
Kerlon con la maglia del ChievoVerona

Quarto appuntamento con la nostra rubrica Forever Young, dedicata ai giovani talenti più o meno smarriti. Oggi ne riportiamo cinque un po’ malinconici, dato che per motivi vari non sono riusciti a mantenere le ottime promesse di inizio carriera.

Kerlon, irriducibile Foquinha
Kerlon, irriducibile Foquinha verdeoro

Kerlon, una foca irriverente – Tra i giocatori più singolari mai visti sulla faccia della Terra c’è senz’altro questo Kerlon Moura Souza. Classe ’88, ha un soprannome che è tutto un programma: Foquinha, ovvero piccola foca. Il perché è presto detto: dotato di uno straordinario talento nel controllare il pallone di testa, si diverte ad irridere gli avversari con numeri da circo e dribbling azzardati. Il risultato è che spesso si infortuna perché viene steso da tackle assassini o anche peggio: ai tempi del Cruzeiro tale Dyego Coelho lo abbatte con una spallata in faccia. In Brasile il piccolo Kerlon è molto quotato, e nonostante le botte e gli infortuni viene portato in Italia dal sodalizio Chievo-Inter. Purtroppo Foquinha ha modo di scendere in campo solo con i clivensi, e per sole quattro partite. L’Inter lo gira all’Ajax, dove nel novembre del 2009 Kerlon rimedia un altro brutto infortunio ai legamenti che lo tiene lontano dai campi di gioco. Si tratta del colpo di grazia che gli impedisce di proseguire la carriera ad alti livelli, nonostante la giovane età. Torna a giocare nella Terza Divisione giapponese, realizzando 9 gol in due anni nel Fujieda MYFC, ed attualmente si porta dietro i suoi rimpianti negli USA, nelle file dei Miami Dade FC, squadra fondata dieci mesi fa. Come compagni di squadra ha il connazionale Diego Moretto, ex portiere del Benfica, e gli italiani Bergmann e Lama, dei quali sarebbe bello conoscere la storia. Ultima curiosità: Kerlon su PES, ai tempi del Chievo, aveva addirittura 97 a colpo di testa!

Gulunoglu, in gita a Roma per un anno
Gulunoglu a fine carriera nell’Hagen

Nesat Gulunoglu, il capriccio del presidente – La leggenda vuole che fu papà Sensi in persona a volere questo attaccante tedesco di chiari origine turche nella rosa di mister Zeman. In giovanissima età Gulunoglu viene lanciato da Klaus Toppmoeller – futuro condottiero del Bayer Leverkusen che sfiora la doppietta Bundesliga-Champions – con la maglia del Bochum. Il ragazzo segna 4 gol in due stagioni prima di approdare a Trigoria nel gennaio del 1999, nell’indifferenza quasi generale nonostante avesse firmato addirittura un quinquennale. Zeman però non lo vede di buon occhio, anche perché aveva chiesto alla dirigenza di acquistare il ben più noto bomber costaricano Wanchope. All’inizio della stagione 1999-00 il tecnico boemo viene rimpiazzato da Fabio Capello: il ragazzo parte per il ritiro a Kapfenberg e giochicchia nelle amichevoli, senza impressionare. Finisce fuori rosa e non si allena più, al punto che la dirigenza nemmeno riesce a trovargli un’altra squadra. Dopo un anno passato praticamente fuori rosa Gulunoglu divorzia dalla Roma e torna a giocare in squadre di secondo e terzo piano in Germania e Turchia. Si ritira nel 2005, a soli 26 anni e con tanti punti interrogativi sul suo precoce declino.

Marinelli, l'idolo di Gascoigne
Marinelli, l’idolo di Gascoigne

Carlos Arturo Marinelli, il Maradona mancato – Una delle peggiori Spade di Damocle che vengono affibbiate ai giovani talenti è quella del “nuovo X”. Generalmente i paragoni non sono proprio quisquilie: se sei brasiliano sei il nuovo Pelé, se sei olandese sei il nuovo van Basten, e se sei argentino ovviamente il confronto è con Maradona. Marinelli fa la sua trafila nell’Argentinos Juniors e nel Boca, proprio come il Pibe. Il suo esordio professioniostico arriva però in Premier League, nel Middlesbrough allenato da Bryan Robson (non Bobby) che schiera oltre all’italiano Festa anche i super veterani Ince e Gascoigne. Proprio Gazza rivela che Marinelli è l’unico giocatore per cui sarebbe disposto a pagare il prezzo del biglietto dello stadio pur di vederlo giocare. L’argentino è ancora un ragazzino quando scende in campo con la maglia del Boro: in tre stagioni e mezzo alterna giocate da fuoriclasse a periodi di buio totale. Nel 2003 passa al Torino, dove pur impegnandosi molto e conquistando il cuore dei tifosi granata non riesce ad evitare la retrocessione in Serie B. Non si accorda per il rinnovo del contratto e torna a giocare due anni in Argentina, con poche presenze all’attivo: torna dunque in granata dove riesce a giocare un po’ di più, ma dopo il fallimento del club si ritrova a soli 24 anni svincolato e senza grandi prospettive. Marinelli si risolleva nelle fine dei Kansas City Wizards (MLS) prima di iniziare un tour (pieno di infortuni) tra Colombia e persino Ungheria. Attualmente milita nell’Universidad San Martin, in Perù, e a 33 anni sembra aver trovato la sua giusta dimensione in un campionato di secondo piano. Tra infortuni e qualche cartellino rosso di troppo, non si è nemmeno avvicinato ai livelli di Maradona.

O'Brien, un Brady mancato
O’Brien, stella a Dallas e meteora alla Juve

Ronnie O’Brien, un irlandese di passaggio – Quando vince l’Europeo Under-18 nelle file della Nazionale irlandese, sembra destinato ad una grande carriera. A livello di club non riesce ad esordire con la maglia del Middlesbrough, ma poco male: nel 1999 passa alla Juventus di Ancelotti, che lo getta nella mischia alla prima occasione. Si tratta di una sfida di Intertoto contro i russi del Rostelsmash Rostov, e O’Brien entra in campo sul 4-0, meglio di niente. Purtroppo al giovane centrocampista non verrà data una seconda occasione, e viene ceduto in prestito al Lugano, al Crotone e al Lecco, dove gioca pochissimo. La Vecchia Signora non crede più che possa diventare il nuovo Liam Brady, come qualcuno sperava, e lo cede agli scozzesi del Dundee United, ma anche a quelle latitudini O’Brien trova poco spazio. Solo nel 2002 arriva la svolta: il giocatore si trasferisce nella MLS statunitense, dove diventa un pilastro del FC Dallas. L’irlandese rimane sette anni negli USA, vestendo anche le casacche del Toronto e dei San Josè Earthquakes: si ritira a trent’anni, senza esser riuscito mai a conquistare una convocazione nella nazionale maggiore nonostante abbia sfondato nel “soccer” americano al pari del connazionale Robbie Keane.

Piro, un giorno di gloria in A
Piro col maglia della Meletolese

Ferdinando Piro, un gol da ricordare – Questo attaccante partenopeo appartiene alla categoria dei giocatori che hanno segnato solo un gol e poi non sono riusciti purtroppo a mantenersi su certi livelli. Piro infatti realizza il gol del 3-1 in una sfida contro il Bari di fine campionato, contro i pugliesi di Fascetti già con un piede e mezzo in Serie B. Non è facile per questo attaccante proveniente dalla Nocerina mettersi in mostra in una rosa che comprende gente come Zola, Inzaghi, Asprilla, Melli e persino Stoichkov, anche se in quella stagione l’ex Pallone d’Oro bulgaro sembra meno utile alla causa di Piro. Dal canto suo, il ragazzo non ha più modo di giocare nella massima serie e nella stagione successiva inizia a scendere di categoria: Pro Patria, Varese, Solbiatese, Moncalieri… fino agli ultimi acuti con le casacche di BettolaPonte, Fiore e Montecavolo. Nel suo palmares figura uno Scudetto del Campionato Dilettanti conquistato nel 1999-00 a Moncalieri, oltre a quel tiro finito alle spalle di Mancini nel 1996.

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