Da Moscardini a Camoranesi, la Top 11 degli oriundi della Nazionale italiana

Mauro German Camoranesi in azzurro
Mauro German Camoranesi in azzurro
Eder
Eder

Sapevate che sono ben sette gli oriundi ad aver vinto il Mondiale con la maglia dell’Italia? Eppure recentemente si è svolto un dibattito mediatico sulla necessità o meno di dover convocare dei giocatori naturalizzati nella Nazionale italiana. Non si può negare che gli Azzurri nella loro storia abbiano annoverato tra le loro fila un sacco di giocatori col doppio passaporto, fin dagli albori: la maggior parte sono argentini, brasiliani e uruguayani, ma non sono mancati svizzeri (Aebi), scozzesi (Moscardini), paraguayani (Sallustro) francesi (Renica) e persino sudafricani (Firmani). Se Eder è soltanto uno degli ultimi della lista quali sono stati i migliori oriundi ad esser scesi in campo cantando l’Inno dei Mameli? Ne passiamo in rassegna undici. (Presenze e reti aggiornate al 16 marzo 2017, ndr)

Moscardini
Moscardini

11. Giovanni Moscardini (italo-scozzese), 9 presenze e 7 reti in azzurro – Nato a Falkirk, a metà strada tra Edimburgo e Glasgow, da una famiglia di emigrati italiani, “Johnny” Moscardini tornò nel suo paese di origine allo scoppio della Prima guerra mondiale. Ferito a Caporetto, trascorse il resto del conflitto in convalescenza in Sicilia. Quando si riprese iniziò a giocare nell’AS Barga, squadra della provincia di Lucca dalla quale provenivano i suoi genitori. Diventa così uno dei bomber più affidabili in circolazione in Toscana, militando nella Lucchese e nel Pisa prima di far ritorno in Scozia nelle file del Campbeltown Old Boys. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha gestito un locale a Prestwick, fino alla sua morte nel 1985. Con gli Azzurri ha mantenuto una media gol notevole, ma ha disputato soltanto partite amichevoli.

Cesarini
Cesarini

10. Renato Cesarini (italo-argentino), 11 presenze e 3 reti in azzurro – Conoscete tutti la cosiddetta “zona Cesarini”, vero? Sappiate che prende il nome proprio da questo attaccante della Juventus che aveva la straordinaria capacità di decidere le partite nei minuti finali. Cesarini è stato un oriundo “al contrario”: nato a Senigallia nel 1908, emigrò con la famiglia a Buenos Aires quando aveva solo pochi mesi di vita. Si mise in luce nel Chacarita prima di spiccare il volo in bianconero, vincendo cinque scudetti di fila e conquistando la maglia della Nazionale italiana, ma purtroppo per lui non il posto nei convocati per i Mondiali vinti dagli Azzurri in quegli anni. Eccellente la sua carriera da allenatore, culminata nel 1967 con la nomina a Commissario Tecnico della Nazionale argentina.

9. Atilio José Demaria (italo-argentino), 13 presenze e 3 reti in azzurro – Ha fatto parte della rosa dei vincitori dei Mondiali del 1934, scendendo in campo solo nella ripetizione della sfida valevole per i quarti di finale contro la Spagna e dopo aver giocato una partita anche nei precedenti Mondiali vestendo la casacca dell’Argentina. Nel 1935, con gli Azzurri, vinse pure la Coppa Internazionale. Giocatore dalla tecnica eccezionale, fece la fortuna dell’Ambrosiana-Inter dove militò a più riprese nell’arco di 13 anni, segnando 76 gol e conquistando uno Scudetto e una Coppa Italia. Concluse la carriera come giocatore-allenatore del Legnano e del Cosenza.

8. Thiago Motta (italo-brasiliano), 30 presenze e 1 rete in azzurro – Assieme a Paletta, Eder e Jorginho fa parte dei “nuovi oriundi” della Nazionale, dopo il ritorno in auge scaturito dal successo di Camoranesi. Il suo bisnonno era nato a Polesella, nel Veneto, ed essendo stato snobbato dalla Nazionale maggiore brasiliana il centrocampista Thiago Motta ha accettato di vestire la casacca azzurra, a seguito di buone prestazioni in Serie A con Genoa e Inter. Gioca tutte le partite (eccetto i quarti) dell’Europeo del 2012, conquistando il secondo posto nel torneo, e anche tutte le partite dell’ultimo Mondiale, culminato con l’eliminazione alla fase a gironi. Dopo Brasile 2014 ha fatto parte anche della spedizione Azzurra di Euro 2016.

Sivori
Sivori

7. Enrique Omar Sivori (italo-argentino), 9 presenze e 8 gol in azzurro – Non basta di certo un paragrafo per descrivere il contributo che ha dato “El Cabezon” Sivori al calcio italiano. Basti pensare che è stato il primo argentino ad essere soprannominato “El Pibe de Oro”. Tuttavia, a differenza di Maradona, Sivori ha avuto la possibilità di giocare con la Nazionale italiana avendo parenti liguri oltre alla mamma abruzzese. Attaccante tutto mancino, era un vero genio del dribbling: riusciva a vincere le partite quasi da solo e fece la fortuna della Juventus tra il 1957 e il 1965, con ben 135 marcature all’attivo. Il suo esordio in Azzurro fu senz’altro d’impatto, e culminò con una quaterna rifilata a Israele durante una gara amichevole. L’esperienza con la Nazionale italiana si interruppe dopo i Mondiali di Cile ’62 dove la squadra, seppur zeppa di campioni, venne eliminata già alla fase a gironi. I commissari tecnici Ferrari e Mazza risparmiarono al fragile Sivori la “Battaglia di Santiago”, prevedendo che i calciatori della nazionale cilena avrebbero tentato di vendicarsi delle critiche fatte dai giornalisti italiani in merito alle infrastrutture del paese che ospitava la Coppa Rimet.

Guaita
Guaita

6. Enrique Guaita (italo-argentino), 10 presenze e 5 reti in azzurro – Bomber implacabile nelle file della Roma tra il 1933 e il 1935, ha fatto parte dell team azzurro che ha vinto i Mondiali del 1934, contribuendo con il gol decisivo nella semifinale contro l’Austria. La sua carriera a livello di club è legata principalmente all’Estudiantes e in alcune occasioni è stato convocato anche dalla Nazionale argentina, vincendo il Campeonato Sudamericano nel 1937. Appesi gli scarpini al chiodo a soli 30 anni, in seguito Guaita ha lavorato come direttore di un carcere, ma dopo aver perso il lavoro si ritrovò povero e morì a soli 48 anni, nel 1959.

Monti
Monti

5. Luis Felipe Monti (italo-argentino), 18 presenze e 1 rete in azzurro – Si tratta dell’unico giocatore al mondo a poter vantare di aver disputato due finali dei Mondiali con due casacche diverse: Monti infatti scese in campo con l’Argentina nel 1930, perdendo contro l’Uruguay, ma riscattandosi nel 1934 sotto la guida di Vittorio Pozzo. Difensore centrale di bassa statura ma praticamente inamovibile e dalla grinta leggendaria, Monti è stato anche una delle stelle di quella Juventus che negli anni ’30 riuscì a vincere cinque scudetti di fila. Nonostante delle velate minacce ricevute dal regime fascista, Monti in Nazionale giocò alcune delle migliori partite della propria carriera. Leggendaria la Battaglia di Highbury del 14 novembre del 1934, dove “Doble ancho” (“Armadio a due ante”) Monti si rifiutò di uscire dal campo dopo aver subito un violento pestone dall’inglese Drake. Solo all’intervallo si decise a farsi condurre in ospedale e a causa della frattura dell’alluce restò a lungo fuori dai campi di gioco. Si ritirò nel 1938 a 37 anni, allenando poi numerosi club italiani.

Andreolo
Andreolo

4. Miguel Angel Andriolo Frodella (italo-uruguayano), 26 presenze e 1 rete in azzurro – Massiccio centromediano di scuola garra uruguayana, Andriolo – il cui cognome venne italianizzato in Andreolo – è stato uno dei punti fermi della Nazionale italiana che bissò il Mondiale vinto in patria andando ad imporsi pure in Francia nel 1938. La sua carriera iniziò nel Nacional di Montevideo, ma a 23 anni si trasferì al Bologna, del quale divenne una bandiera con 195 gettoni di presenza collezionati in 8 anni e soprattutto con ben 4 campionati conquistati. I suoi duelli in Coppa Mitropa contro le stelle del calcio europeo del periodo, come Matthias “Mozart” Sindelar e il fenomeno del Ferencvaros, Gyorgy Sarosi, fecero epoca. Superati i trenta, la sua carriera risultò ancora lungi dal terminare: dopo una stagione alla Lazio (dove vinse il Campionato romano di guerra nel 1943-44) giocò per tre anni da titolare nel Napoli, prima di chiudere a Catania e a Forlì. “El Chivo” ha anche allenato alcune squadre del Sud Italia, morendo a Potenza nel 1981.

Orsi
Orsi

3. Raiumundo Bibiani Orsi (italo-argentino), 35 presenze e 13 gol in azzurro – Se Monti era il fabbro che non si faceva scrupoli nell’intimidire gli avversari, l’attaccante Orsi era il violinista che incantava le platee con le sue raffinate giocate. Assoluto protagonista della Juventus del Quinquennio d’oro, Orsi sfiorò il titolo olimpico con l’Argentina nel 1928 e la famiglia Agnelli decise di puntare su di lui per lanciare il club bianconero. In Italia Orsi segna 76 reti in 7 anni di permanenza, vincendo il Mondiale del 1934 e andando a segno nella gara inaugurale (doppietta agli USA) e nella finale contro la Cecoslovacchia (il primo dei due gol della vittoria). Giocatore dalla tecnica sopraffina, Orsi nel 1936 tornò in Argentina dove giocò fino alle soglie dei quarant’anni, concludendo poi la carriera nelle file dei brasiliani del Flamengo.

Libonatti
Libonatti

2. Julio Libonatti (italo-argentino), 17 presenze e 15 gol in azzurro – Ebbene si: l’indiscussa stella del Torino tra gli anni ’20 e ’30 ha segnato quasi un gol a partita con la maglia della Nazionale italiana, con ben quattro doppiette all’attivo. Libonatti, vincitore di una Coppa America con l’Argentina nel 1921, ha messo in mostra le proprie doti di funambolico ed inafferrabile bomber soprattutto in Serie A. Con i granata toccò quota 150 reti, formando con Baloncieri e Rossetti un trio che seppellì le difese italiane con valanghe di gol, vincendo lo Scudetto nel 1927-28. Purtroppo arrivò all’appuntamento con i Mondiali un po’ troppo in là con gli anni per sperare nella convocazione. Curiosamente sperperò tutti i soldi guadagnati in Italia, essendo un amante della bella vita e degli abiti firmati: dovette così chiedere che gli pagassero il biglietto della nave per tornare in Argentina, a fine carriera!

Camoranesi
Camoranesi

1. Mauro German Camoranesi (italo-argentino), 55 presenze e 5 reti in azzurro – Camoranesi è senza dubbio l’oriundo di maggior successo nella Nazionale italiana. Giunto nel nostro paese a 23 anni, dopo aver militato per due stagioni nel Verona è diventato un pilastro della Juventus, collezionando 224 presenze e 27 gol in campionato. Ala destra veloce, grintosa e dotata di buona tecnica, ha giocato per 7 anni in azzurro vincendo da protagonista i Mondiali del 2006. Esordì in Nazionale nel 2003, esattamente quarant’anni dopo Sormani che era stato l’ultimo oriundo convocato dall’Italia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...