Mese: aprile 2015

Forever Young – I talenti spariti (quasi) nel nulla (Parte IV)

Kerlon con la maglia del ChievoVerona
Kerlon con la maglia del ChievoVerona

Quarto appuntamento con la nostra rubrica Forever Young, dedicata ai giovani talenti più o meno smarriti. Oggi ne riportiamo cinque un po’ malinconici, dato che per motivi vari non sono riusciti a mantenere le ottime promesse di inizio carriera.

Kerlon, irriducibile Foquinha
Kerlon, irriducibile Foquinha verdeoro

Kerlon, una foca irriverente – Tra i giocatori più singolari mai visti sulla faccia della Terra c’è senz’altro questo Kerlon Moura Souza. Classe ’88, ha un soprannome che è tutto un programma: Foquinha, ovvero piccola foca. Il perché è presto detto: dotato di uno straordinario talento nel controllare il pallone di testa, si diverte ad irridere gli avversari con numeri da circo e dribbling azzardati. Il risultato è che spesso si infortuna perché viene steso da tackle assassini o anche peggio: ai tempi del Cruzeiro tale Dyego Coelho lo abbatte con una spallata in faccia. In Brasile il piccolo Kerlon è molto quotato, e nonostante le botte e gli infortuni viene portato in Italia dal sodalizio Chievo-Inter. Purtroppo Foquinha ha modo di scendere in campo solo con i clivensi, e per sole quattro partite. L’Inter lo gira all’Ajax, dove nel novembre del 2009 Kerlon rimedia un altro brutto infortunio ai legamenti che lo tiene lontano dai campi di gioco. Si tratta del colpo di grazia che gli impedisce di proseguire la carriera ad alti livelli, nonostante la giovane età. Torna a giocare nella Terza Divisione giapponese, realizzando 9 gol in due anni nel Fujieda MYFC, ed attualmente si porta dietro i suoi rimpianti negli USA, nelle file dei Miami Dade FC, squadra fondata dieci mesi fa. Come compagni di squadra ha il connazionale Diego Moretto, ex portiere del Benfica, e gli italiani Bergmann e Lama, dei quali sarebbe bello conoscere la storia. Ultima curiosità: Kerlon su PES, ai tempi del Chievo, aveva addirittura 97 a colpo di testa!

Gulunoglu, in gita a Roma per un anno
Gulunoglu a fine carriera nell’Hagen

Nesat Gulunoglu, il capriccio del presidente – La leggenda vuole che fu papà Sensi in persona a volere questo attaccante tedesco di chiari origine turche nella rosa di mister Zeman. In giovanissima età Gulunoglu viene lanciato da Klaus Toppmoeller – futuro condottiero del Bayer Leverkusen che sfiora la doppietta Bundesliga-Champions – con la maglia del Bochum. Il ragazzo segna 4 gol in due stagioni prima di approdare a Trigoria nel gennaio del 1999, nell’indifferenza quasi generale nonostante avesse firmato addirittura un quinquennale. Zeman però non lo vede di buon occhio, anche perché aveva chiesto alla dirigenza di acquistare il ben più noto bomber costaricano Wanchope. All’inizio della stagione 1999-00 il tecnico boemo viene rimpiazzato da Fabio Capello: il ragazzo parte per il ritiro a Kapfenberg e giochicchia nelle amichevoli, senza impressionare. Finisce fuori rosa e non si allena più, al punto che la dirigenza nemmeno riesce a trovargli un’altra squadra. Dopo un anno passato praticamente fuori rosa Gulunoglu divorzia dalla Roma e torna a giocare in squadre di secondo e terzo piano in Germania e Turchia. Si ritira nel 2005, a soli 26 anni e con tanti punti interrogativi sul suo precoce declino.

Marinelli, l'idolo di Gascoigne
Marinelli, l’idolo di Gascoigne

Carlos Arturo Marinelli, il Maradona mancato – Una delle peggiori Spade di Damocle che vengono affibbiate ai giovani talenti è quella del “nuovo X”. Generalmente i paragoni non sono proprio quisquilie: se sei brasiliano sei il nuovo Pelé, se sei olandese sei il nuovo van Basten, e se sei argentino ovviamente il confronto è con Maradona. Marinelli fa la sua trafila nell’Argentinos Juniors e nel Boca, proprio come il Pibe. Il suo esordio professioniostico arriva però in Premier League, nel Middlesbrough allenato da Bryan Robson (non Bobby) che schiera oltre all’italiano Festa anche i super veterani Ince e Gascoigne. Proprio Gazza rivela che Marinelli è l’unico giocatore per cui sarebbe disposto a pagare il prezzo del biglietto dello stadio pur di vederlo giocare. L’argentino è ancora un ragazzino quando scende in campo con la maglia del Boro: in tre stagioni e mezzo alterna giocate da fuoriclasse a periodi di buio totale. Nel 2003 passa al Torino, dove pur impegnandosi molto e conquistando il cuore dei tifosi granata non riesce ad evitare la retrocessione in Serie B. Non si accorda per il rinnovo del contratto e torna a giocare due anni in Argentina, con poche presenze all’attivo: torna dunque in granata dove riesce a giocare un po’ di più, ma dopo il fallimento del club si ritrova a soli 24 anni svincolato e senza grandi prospettive. Marinelli si risolleva nelle fine dei Kansas City Wizards (MLS) prima di iniziare un tour (pieno di infortuni) tra Colombia e persino Ungheria. Attualmente milita nell’Universidad San Martin, in Perù, e a 33 anni sembra aver trovato la sua giusta dimensione in un campionato di secondo piano. Tra infortuni e qualche cartellino rosso di troppo, non si è nemmeno avvicinato ai livelli di Maradona.

O'Brien, un Brady mancato
O’Brien, stella a Dallas e meteora alla Juve

Ronnie O’Brien, un irlandese di passaggio – Quando vince l’Europeo Under-18 nelle file della Nazionale irlandese, sembra destinato ad una grande carriera. A livello di club non riesce ad esordire con la maglia del Middlesbrough, ma poco male: nel 1999 passa alla Juventus di Ancelotti, che lo getta nella mischia alla prima occasione. Si tratta di una sfida di Intertoto contro i russi del Rostelsmash Rostov, e O’Brien entra in campo sul 4-0, meglio di niente. Purtroppo al giovane centrocampista non verrà data una seconda occasione, e viene ceduto in prestito al Lugano, al Crotone e al Lecco, dove gioca pochissimo. La Vecchia Signora non crede più che possa diventare il nuovo Liam Brady, come qualcuno sperava, e lo cede agli scozzesi del Dundee United, ma anche a quelle latitudini O’Brien trova poco spazio. Solo nel 2002 arriva la svolta: il giocatore si trasferisce nella MLS statunitense, dove diventa un pilastro del FC Dallas. L’irlandese rimane sette anni negli USA, vestendo anche le casacche del Toronto e dei San Josè Earthquakes: si ritira a trent’anni, senza esser riuscito mai a conquistare una convocazione nella nazionale maggiore nonostante abbia sfondato nel “soccer” americano al pari del connazionale Robbie Keane.

Piro, un giorno di gloria in A
Piro col maglia della Meletolese

Ferdinando Piro, un gol da ricordare – Questo attaccante partenopeo appartiene alla categoria dei giocatori che hanno segnato solo un gol e poi non sono riusciti purtroppo a mantenersi su certi livelli. Piro infatti realizza il gol del 3-1 in una sfida contro il Bari di fine campionato, contro i pugliesi di Fascetti già con un piede e mezzo in Serie B. Non è facile per questo attaccante proveniente dalla Nocerina mettersi in mostra in una rosa che comprende gente come Zola, Inzaghi, Asprilla, Melli e persino Stoichkov, anche se in quella stagione l’ex Pallone d’Oro bulgaro sembra meno utile alla causa di Piro. Dal canto suo, il ragazzo non ha più modo di giocare nella massima serie e nella stagione successiva inizia a scendere di categoria: Pro Patria, Varese, Solbiatese, Moncalieri… fino agli ultimi acuti con le casacche di BettolaPonte, Fiore e Montecavolo. Nel suo palmares figura uno Scudetto del Campionato Dilettanti conquistato nel 1999-00 a Moncalieri, oltre a quel tiro finito alle spalle di Mancini nel 1996.

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Recordmen (Parte II) – I giocatori con più gol ufficiali in nazionale

Ali Daei, re dei bomber delle nazionali
Ali Daei, re dei bomber delle nazionali

Dopo aver parlato dei giocatori con più presenze in nazionale, è il momento di passare ai bomber! Ecco la Top 5 dei cannonieri che hanno infilato le reti avversarie più volte: alcuni di essi sono famosissimi, altri un po’ meno, ma in ogni caso hanno fatto piangere ben più d’un portiere!

Klose, panzer da record
Klose, panzer da record

5° Miroslav Klose (Germania), 71 gol in 137 presenze – Unico europeo ed unico giocatore ancora in attività in questa Top 5, Klose ha avuto un rendimento davvero incredibile nelle file della nazionale teutonica. Viene convocato per la prima volta nel 2001, a seguito di una eccellente stagione nella Bundesliga nelle file del Kaiserslautern, dove aveva raccolto l’eredità di Olof Marschall. Disputa quattro mondiali e riesce a vincerne finalmente uno nel 2014, chiudendo la sua esperienza nella massima competizione calcistica con 16 reti, il che costituisce il record di tutti i tempi. Sembrava davvero che Klose dovesse abbandonare la nazionale tedesca senza vincere nulla, dopo aver perso la finale di Corea-Giappone 2002 ed EURO 2008. A livello di club, pur avendo giocato a lungo nel Bayern Monaco, non ha mai vinto nulla oltre i confini nazionali, esclusa la Coppa Italia conquistata con la Lazio. I tifosi biancocelesti possono confermare che Miro, emigrato con la famiglia in Germania dalla Polonia nel 1986, ha ancora molte cartucce da sparare.

Abdullah (a ds.) contro i sudcoreani
Abdullah (a ds.) contro i sudcoreani

4° Bashar Abdullah (Kuwait), 75 gol in 134 partite – La nazionale di calcio del Kuwait ha avuto il suo massimo splendore negli anni ’80, quando capitava persino che un suo dirigente, lo sceicco Al-Sabah, entrasse in campo durante una partita dei Mondiali per far annullare un gol irregolare subito dalla sua nazionale contro la Francia. In seguito i kuwaitiani si sono accontentati di essere una delle migliori squadre del Golfo, potendo vantare questo bomber incredibile che ha contribuito alla conquista di due Coppe delle Nazioni del Golfo (1996 e 1998). Il top lo ha toccato partecipando alle Olimpiadi di Sidney 2000: in quell’occasione il Kuwait viene eliminato alla fase a gironi, pur vincendo a sorpresa contro la Repubblica Ceca. Attivo in nazionale dal 1996 al 2007, Abdullah ha sempre giocato nei paraggi della sua nazione, migrando solo per giocare con buoni risultati nei campionati qatarioti ed emiratini. Il suo più indimenticabile exploit sono stati gli 8 gol rifilati alla nazionale del Bhutan in un combattuto 20-0 nelle qualificazioni per la Coppa d’Asia del 2000.

Pelé e la Rimet nel 1958
Pelé e la Rimet nel 1958

3° Pelé (Brasile), 77 gol in 92 partite – O Rei, al pari di Diego Armando Maradona, è la grande leggenda del calcio mondiale. La sua media gol con la nazionale verdeoro è pazzesca, se contiamo che il Brasile ha giocato sempre ad alti livelli nelle competizioni più prestigiose. Pelé non a caso è anche l’unico giocatore al mondo ad aver vinto ben tre Coppe del Mondo, sempre da protagonista assoluto e sempre coadiuvato da compagni di squadra extraterrestri. Difficile parlare di questo campione senza scendere nel banale: l’uomo dei mille gol ha segnato la sua prima marcatura in nazionale nel 1957, a soli 16 anni, in una sconfitta interna contro l’Argentina durante l’ormai non più disputata Coppa Roca. Si trattava del suo esordio con la maglia del Brasile, e poco meno di un anno dopo, segnando una doppietta alla Svezia, già si laureava campione del mondo. Un ultima statistica da non dimenticare: con Pelé e Garrincha in campo il Brasile non ha mai perso una partita. Cosa volete di più da un attaccante?

Puskas, leggenda magiara
Puskas, leggenda magiara

2° Ferenc Puskas (Ungheria), 84 gol in 85 partite – Alla seconda posizione troviamo quello che, dati alla mano, è il più forte bomber europeo di tutti i tempi. So che può sembrare un’affermazione un po’ forte, ma secondo me a livello storico Puskas è riuscito ad imporsi lì dove tanti si sarebbero fermati: di fronte alle bombe, alle difficoltà di un periodo in cui lo sport generava leggende e uomini con due palle così. Puskas non era un tipo molto atletico, ma il suo tiro di sinistro era terrificante: anche da fermo riusciva a calciare la palla con una potenza incredibile. La sua carriera va divisa in due epoche. Prima l’Honved in patria, dove segna qualcosa come 352 gol in 341 partite (!), vincendo cinque campionati ungheresi. Poi arrivò la rivoluzione ungherese del 1956: Puskas e tutto l’Honved si trovano in trasferta e decidono di non tornare a casa, cercando di far scappare le proprie famiglie dal paese e venendo puniti dalla UEFA con due anni di squalifica. L’attaccante di Budapest torna in campo nelle file del Real Madrid, e nonostante qualche limite fisico causato dalla lunga inattività riesce subito a trovare spazio in una delle squadre più forti di tutti i tempi. Il resto è storia: Puskas segna valanghe di reti e vince tre Coppe dei Campioni. Impossibilitato a giocare con la nazionale magiara, Puskas veste la casacca delle Furie Rosse giocando i Mondiali del 1962. Ma il meglio lo aveva già dato con l’Ungheria: una marea di gol stupendi e l’oro olimpico di Helsinki ’52. Sfiorò anche il Mondiale del 1954, dato che la superba Ungheria che schierava anche Kocsis, Hidegkuti e Czibor si arrese di fronte a una Germania Ovest sulla quale gravarono sospetti di doping. Appesi gli scarpini al chiodo si distinse come allenatore-giramondo, vincendo scudetti in Grecia e in Australia e venendo nominato CT dell’Arabia Saudita e della sua Ungheria. Si è spento nel 2006 a 79 anni.

Daei, oltre 100 gol con l'Iran
Daei, oltre 100 gol con l’Iran

1° Alì Daei (Iran), 109 gol in 149 partite – Il record di reti in nazionale di Puskas è stato infranto nel 2003 ed abbondantemente superato da questo pennellone iraniano che superava il metro e 90. Alì Daei è una vecchia conoscenza di chi ama guardare i Mondiali per scovare i talenti delle nazionali meno quotate. Ha giocato sia nel 1998 che nel 2006, come centravanti titolare dell’Iran. Incredibilmente, nonostante abbia segnato 109 gol, con la nazionale bianco-rosso-verde ha vinto solo un Campionato della federazione calcistica dell’Asia occidentale nel 2008, coppa disputata dalle squadre escluse dalla Coppa del Golfo. Niente di che insomma, ma Daei può vantare numerosi successi a livello di club conquistati in Iran e persino in Germania. Le sue esperienze europee sono limitate alla Bundesliga e lo hanno visto protagonista nell’Arminia Bielefeld (11 reti nel 97/98) e poi comparsa nel Bayern Monaco e nell’Herta Berlino, pur vincendo un campionato e tre coppe di lega tedesche. Ingegnere laureato all’Universita Tecnologica di Sharif, il suo miglior momento in nazionale lo ha vissuto segnando quattro gol alla Corea del Sud in una sfida di Coppa d’Asia nel 1996. Si è ritirato 2007 a 38 anni, vestendo la maglia del Saipa e contribuendo alla conquista del campionato iraniano che la squadra non vinceva dal 1995. Attualmente allena il Persepolis, in patria.

L'attaccante irlandese Keane
L’attaccante irlandese Keane

E ora passiamo alla schiera di cannonieri che potrebbe entrare nella Top 5 in futuro. Robbie Keane (Irlanda) è a quota 65, e potrebbe seriamente insidiare Klose. Ha 35 anni ma nessuno mette in discussione il suo ruolo in nazionale. Impossibile non citare il portoghese Cristiano Ronaldo (52 gol), mentre dobbiamo tralasciare Didier Drogba e David Villa che si sono ritirati dalle competizioni internazionali. Ancora attivi in nazionale ci sono lo statunitense Landon Donovan e il guatemalteco Carlos Ruiz (57 gol), poi lo svedese Zlatan Ibrahimovic (51 gol) e il bulgaro Dimitar Berbatov (48 gol), ma quest’ultimo forse è un po’ troppo avanti con l’età. Lionel Messi è a quota 45 e non ha ancora trent’anni: ha tutto il tempo per migliorare il suo record.

Da Moscardini a Camoranesi, la Top 11 degli oriundi della Nazionale italiana

Mauro German Camoranesi in azzurro
Mauro German Camoranesi in azzurro
Eder
Eder

Sapevate che sono ben sette gli oriundi ad aver vinto il Mondiale con la maglia dell’Italia? Eppure recentemente si è svolto un dibattito mediatico sulla necessità o meno di dover convocare dei giocatori naturalizzati nella Nazionale italiana. Non si può negare che gli Azzurri nella loro storia abbiano annoverato tra le loro fila un sacco di giocatori col doppio passaporto, fin dagli albori: la maggior parte sono argentini, brasiliani e uruguayani, ma non sono mancati svizzeri (Aebi), scozzesi (Moscardini), paraguayani (Sallustro) francesi (Renica) e persino sudafricani (Firmani). Se Eder è soltanto uno degli ultimi della lista quali sono stati i migliori oriundi ad esser scesi in campo cantando l’Inno dei Mameli? Ne passiamo in rassegna undici. (Presenze e reti aggiornate al 16 marzo 2017, ndr)

Moscardini
Moscardini

11. Giovanni Moscardini (italo-scozzese), 9 presenze e 7 reti in azzurro – Nato a Falkirk, a metà strada tra Edimburgo e Glasgow, da una famiglia di emigrati italiani, “Johnny” Moscardini tornò nel suo paese di origine allo scoppio della Prima guerra mondiale. Ferito a Caporetto, trascorse il resto del conflitto in convalescenza in Sicilia. Quando si riprese iniziò a giocare nell’AS Barga, squadra della provincia di Lucca dalla quale provenivano i suoi genitori. Diventa così uno dei bomber più affidabili in circolazione in Toscana, militando nella Lucchese e nel Pisa prima di far ritorno in Scozia nelle file del Campbeltown Old Boys. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha gestito un locale a Prestwick, fino alla sua morte nel 1985. Con gli Azzurri ha mantenuto una media gol notevole, ma ha disputato soltanto partite amichevoli.

Cesarini
Cesarini

10. Renato Cesarini (italo-argentino), 11 presenze e 3 reti in azzurro – Conoscete tutti la cosiddetta “zona Cesarini”, vero? Sappiate che prende il nome proprio da questo attaccante della Juventus che aveva la straordinaria capacità di decidere le partite nei minuti finali. Cesarini è stato un oriundo “al contrario”: nato a Senigallia nel 1908, emigrò con la famiglia a Buenos Aires quando aveva solo pochi mesi di vita. Si mise in luce nel Chacarita prima di spiccare il volo in bianconero, vincendo cinque scudetti di fila e conquistando la maglia della Nazionale italiana, ma purtroppo per lui non il posto nei convocati per i Mondiali vinti dagli Azzurri in quegli anni. Eccellente la sua carriera da allenatore, culminata nel 1967 con la nomina a Commissario Tecnico della Nazionale argentina.

9. Atilio José Demaria (italo-argentino), 13 presenze e 3 reti in azzurro – Ha fatto parte della rosa dei vincitori dei Mondiali del 1934, scendendo in campo solo nella ripetizione della sfida valevole per i quarti di finale contro la Spagna e dopo aver giocato una partita anche nei precedenti Mondiali vestendo la casacca dell’Argentina. Nel 1935, con gli Azzurri, vinse pure la Coppa Internazionale. Giocatore dalla tecnica eccezionale, fece la fortuna dell’Ambrosiana-Inter dove militò a più riprese nell’arco di 13 anni, segnando 76 gol e conquistando uno Scudetto e una Coppa Italia. Concluse la carriera come giocatore-allenatore del Legnano e del Cosenza.

8. Thiago Motta (italo-brasiliano), 30 presenze e 1 rete in azzurro – Assieme a Paletta, Eder e Jorginho fa parte dei “nuovi oriundi” della Nazionale, dopo il ritorno in auge scaturito dal successo di Camoranesi. Il suo bisnonno era nato a Polesella, nel Veneto, ed essendo stato snobbato dalla Nazionale maggiore brasiliana il centrocampista Thiago Motta ha accettato di vestire la casacca azzurra, a seguito di buone prestazioni in Serie A con Genoa e Inter. Gioca tutte le partite (eccetto i quarti) dell’Europeo del 2012, conquistando il secondo posto nel torneo, e anche tutte le partite dell’ultimo Mondiale, culminato con l’eliminazione alla fase a gironi. Dopo Brasile 2014 ha fatto parte anche della spedizione Azzurra di Euro 2016.

Sivori
Sivori

7. Enrique Omar Sivori (italo-argentino), 9 presenze e 8 gol in azzurro – Non basta di certo un paragrafo per descrivere il contributo che ha dato “El Cabezon” Sivori al calcio italiano. Basti pensare che è stato il primo argentino ad essere soprannominato “El Pibe de Oro”. Tuttavia, a differenza di Maradona, Sivori ha avuto la possibilità di giocare con la Nazionale italiana avendo parenti liguri oltre alla mamma abruzzese. Attaccante tutto mancino, era un vero genio del dribbling: riusciva a vincere le partite quasi da solo e fece la fortuna della Juventus tra il 1957 e il 1965, con ben 135 marcature all’attivo. Il suo esordio in Azzurro fu senz’altro d’impatto, e culminò con una quaterna rifilata a Israele durante una gara amichevole. L’esperienza con la Nazionale italiana si interruppe dopo i Mondiali di Cile ’62 dove la squadra, seppur zeppa di campioni, venne eliminata già alla fase a gironi. I commissari tecnici Ferrari e Mazza risparmiarono al fragile Sivori la “Battaglia di Santiago”, prevedendo che i calciatori della nazionale cilena avrebbero tentato di vendicarsi delle critiche fatte dai giornalisti italiani in merito alle infrastrutture del paese che ospitava la Coppa Rimet.

Guaita
Guaita

6. Enrique Guaita (italo-argentino), 10 presenze e 5 reti in azzurro – Bomber implacabile nelle file della Roma tra il 1933 e il 1935, ha fatto parte dell team azzurro che ha vinto i Mondiali del 1934, contribuendo con il gol decisivo nella semifinale contro l’Austria. La sua carriera a livello di club è legata principalmente all’Estudiantes e in alcune occasioni è stato convocato anche dalla Nazionale argentina, vincendo il Campeonato Sudamericano nel 1937. Appesi gli scarpini al chiodo a soli 30 anni, in seguito Guaita ha lavorato come direttore di un carcere, ma dopo aver perso il lavoro si ritrovò povero e morì a soli 48 anni, nel 1959.

Monti
Monti

5. Luis Felipe Monti (italo-argentino), 18 presenze e 1 rete in azzurro – Si tratta dell’unico giocatore al mondo a poter vantare di aver disputato due finali dei Mondiali con due casacche diverse: Monti infatti scese in campo con l’Argentina nel 1930, perdendo contro l’Uruguay, ma riscattandosi nel 1934 sotto la guida di Vittorio Pozzo. Difensore centrale di bassa statura ma praticamente inamovibile e dalla grinta leggendaria, Monti è stato anche una delle stelle di quella Juventus che negli anni ’30 riuscì a vincere cinque scudetti di fila. Nonostante delle velate minacce ricevute dal regime fascista, Monti in Nazionale giocò alcune delle migliori partite della propria carriera. Leggendaria la Battaglia di Highbury del 14 novembre del 1934, dove “Doble ancho” (“Armadio a due ante”) Monti si rifiutò di uscire dal campo dopo aver subito un violento pestone dall’inglese Drake. Solo all’intervallo si decise a farsi condurre in ospedale e a causa della frattura dell’alluce restò a lungo fuori dai campi di gioco. Si ritirò nel 1938 a 37 anni, allenando poi numerosi club italiani.

Andreolo
Andreolo

4. Miguel Angel Andriolo Frodella (italo-uruguayano), 26 presenze e 1 rete in azzurro – Massiccio centromediano di scuola garra uruguayana, Andriolo – il cui cognome venne italianizzato in Andreolo – è stato uno dei punti fermi della Nazionale italiana che bissò il Mondiale vinto in patria andando ad imporsi pure in Francia nel 1938. La sua carriera iniziò nel Nacional di Montevideo, ma a 23 anni si trasferì al Bologna, del quale divenne una bandiera con 195 gettoni di presenza collezionati in 8 anni e soprattutto con ben 4 campionati conquistati. I suoi duelli in Coppa Mitropa contro le stelle del calcio europeo del periodo, come Matthias “Mozart” Sindelar e il fenomeno del Ferencvaros, Gyorgy Sarosi, fecero epoca. Superati i trenta, la sua carriera risultò ancora lungi dal terminare: dopo una stagione alla Lazio (dove vinse il Campionato romano di guerra nel 1943-44) giocò per tre anni da titolare nel Napoli, prima di chiudere a Catania e a Forlì. “El Chivo” ha anche allenato alcune squadre del Sud Italia, morendo a Potenza nel 1981.

Orsi
Orsi

3. Raiumundo Bibiani Orsi (italo-argentino), 35 presenze e 13 gol in azzurro – Se Monti era il fabbro che non si faceva scrupoli nell’intimidire gli avversari, l’attaccante Orsi era il violinista che incantava le platee con le sue raffinate giocate. Assoluto protagonista della Juventus del Quinquennio d’oro, Orsi sfiorò il titolo olimpico con l’Argentina nel 1928 e la famiglia Agnelli decise di puntare su di lui per lanciare il club bianconero. In Italia Orsi segna 76 reti in 7 anni di permanenza, vincendo il Mondiale del 1934 e andando a segno nella gara inaugurale (doppietta agli USA) e nella finale contro la Cecoslovacchia (il primo dei due gol della vittoria). Giocatore dalla tecnica sopraffina, Orsi nel 1936 tornò in Argentina dove giocò fino alle soglie dei quarant’anni, concludendo poi la carriera nelle file dei brasiliani del Flamengo.

Libonatti
Libonatti

2. Julio Libonatti (italo-argentino), 17 presenze e 15 gol in azzurro – Ebbene si: l’indiscussa stella del Torino tra gli anni ’20 e ’30 ha segnato quasi un gol a partita con la maglia della Nazionale italiana, con ben quattro doppiette all’attivo. Libonatti, vincitore di una Coppa America con l’Argentina nel 1921, ha messo in mostra le proprie doti di funambolico ed inafferrabile bomber soprattutto in Serie A. Con i granata toccò quota 150 reti, formando con Baloncieri e Rossetti un trio che seppellì le difese italiane con valanghe di gol, vincendo lo Scudetto nel 1927-28. Purtroppo arrivò all’appuntamento con i Mondiali un po’ troppo in là con gli anni per sperare nella convocazione. Curiosamente sperperò tutti i soldi guadagnati in Italia, essendo un amante della bella vita e degli abiti firmati: dovette così chiedere che gli pagassero il biglietto della nave per tornare in Argentina, a fine carriera!

Camoranesi
Camoranesi

1. Mauro German Camoranesi (italo-argentino), 55 presenze e 5 reti in azzurro – Camoranesi è senza dubbio l’oriundo di maggior successo nella Nazionale italiana. Giunto nel nostro paese a 23 anni, dopo aver militato per due stagioni nel Verona è diventato un pilastro della Juventus, collezionando 224 presenze e 27 gol in campionato. Ala destra veloce, grintosa e dotata di buona tecnica, ha giocato per 7 anni in azzurro vincendo da protagonista i Mondiali del 2006. Esordì in Nazionale nel 2003, esattamente quarant’anni dopo Sormani che era stato l’ultimo oriundo convocato dall’Italia.