Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte III)

Nicky Ventola all'Inter
Nicky Ventola all’Inter

Torniamo ad occuparci delle giovani promesse mancate, per rendere il giusto tributo ai Forever Young. Ce ne sarebbero tantissimi da citare, ma come sempre lasciamo che sia la memoria a tirar fuori i nomi da sé. Non indugiamo oltre e andiamo a rievocare altri cinque talenti che per motivi vari non hanno espresso al massimo il proprio potenziale.

Boshnjaku in giallorosso
Boshnjaku in giallorosso

Denis Boshnjaku, un mistero romano – La sua storia è difficile da ricostruire dalle informazioni che si posso trarre su internet (anzi, se qualcuno ha notizie ci faccia sapere). Fatto sta che la carriera di Boshnjaku, centrocampista e attaccante italo-albanese classe ’84, si interrompe bruscamente proprio quando sembrava lanciata ad alti livelli. Cresciuto nella Leonina, gioca sia nelle giovanili della Lazio che in quelle della Roma, senza esordire mai in prima squadra ma giocando partite straordinarie, come possono testimoniare alcuni video su YouTube. Titolare dell’Under 21 albanese, Boshnjaku nel 2003-04 figura nella prima squadra dei giallorossi di Capello, ma come detto non ha modo di scendere in campo, chiuso dai vari Totti e Cassano. Gioca due anni in prestito, al Teramo e alla Sangiovannese, prima di scendere nelle serie minori tedesche e di concludere (Wikipedia dice) la carriera nei maltesi del Valletta nel 2011. E ora? Non si sa. Si può soltanto intuire, da alcune cose scritte nella blogosfera calcistica, che Boshnjaku abbia avuto qualche problema con dei procuratori poco onesti. E dire che il ragazzo aveva persino conquistato la fascia di capitano dell’Under 21 di Tirana: un vero peccato.

Russo in lacrime dopo il gol
Russo in lacrime dopo il gol

Nello Russo, la seconda chance mai arrivata – Pochi giocatori possono dire di aver segnato almeno un gol un tutte le partite di Serie A che hanno disputato. Il cruccio di Nello Russo e di averne disputata solo una, con la maglia dell’Inter, correggendo in rete un tiro sbilenco di Bobo Vieri. Corre l’anno 1999 e Marcello Lippi preferisce schierare il giovane Russo, 18 anni, piuttosto che un certo Roberto Baggio: ok, si tratta solo di questioni personali tra il sergente viareggino ed il Divin Codino, fatto sta che Nello era reduce da otto anni trascorsi nelle giovanili nerazzurre e di talento ne aveva da vendere. Successivamente però questo giovane attaccante nato a Vimodrone (Milano) inizia un lungo tour in giro per le serie minori italiane, senza avere una seconda occasione per giocare in Serie A. Il suo miglior periodo sono le tre stagioni al Lumezzane, dove mette a segno 19 reti in tre stagioni: in seguito conquista la Serie B con la maglia del Crotone, dove milita più volte nel giro di quattro anni. Attualmente gioca in Serie D nel MapelloBonate. Nella sua bacheca spicca il titolo di Campione d’Italia del campionato allievi conquistato nel 1996-97.

Tognon oggi, dirigente dell'Este
Tognon oggi, dirigente dell’Este

Simone Tognon, uno Scudetto (e quasi una UEFA) a 19 anni – Xe interesante veder ghe l’uniche informazion su Tognon stan sulla verxion padovan de Wikipedia… Scherzi a parte (ma non troppo, perché davvero si parla di lui sul Wikipedia padovano!), il nome del centrocampista Tognon compare nella rosa juventina che si aggiudica lo Scudetto 1994-95: una sola presenza collezionata il 4 giugno del 1995 contro il Cagliari, oltre a due convocazioni per le finali di Coppa UEFA perse contro il Parma di Zola e Asprilla. Fa parte della primavera juventina, ma in seguito la sua carriera si snoda nelle serie inferiori nel Nord Italia, senza giocare moltissimo. Tra i suoi compagni di squadra nella primavera bianconera di quel periodo possiamo citare Squizzi (visto in azione tra i pali del Chievo), Sartor (altro forever young limitato dagli infortuni), Fantini (che esordisce anche lui in quella stagione, ma poi prosegue con una bella carriera) e Grabbi (futuro super bomber in Serie B), mentre Del Piero – col quale Tognon aveva giocato insieme nelle giovanili del Padova – era già lanciato verso il successo internazionale. Attualmente Simone Tognon è direttore generale dell’Este, e somiglia vagamente a Jimmy Ghione.

Ventola, sfortunata la parentesi in Premier
Ventola, sfortunata la parentesi in Premier

Nicola Ventola, il bomber fragile – Classe ’78, Ventola ha tutte le carte in regola per diventare uno dei maggiori bomber della Serie A. Esordisce nella massima serie nel 1994, con la casacca del Bari, ma esplode due anni dopo segnando 10 gol in B nelle file dei biancorossi. Nel frattempo si è già ritagliato un ruolo importante nelle giovanili della Nazionale, percorrendo tutta la trafila a suon di gol. Ma gli infortuni sono in agguato e la sua successiva esperienza all’Inter non porta i frutti sperati: segna reti bellissime ma non riesce a scendere in campo con continuità. Prova così a rilanciarsi in prestito: a Bologna resta chiuso da Signori, Andersson e Kolyvanov, mentre l’anno successivo disputa un’ottima stagione con l’Atalanta, centrando 11 gol in stagione. Torna alla corte di Moratti, ma tra i tanti altri (fragili) attaccanti dei nerazzurri non gioca granché. Dopo una fallimentare esperienza al Crystal Palace torna a Bergamo, dove centra una promozione in A prima delle ultime stagioni, avare di gol, con le maglie di Torino e Novara. Un epilogo un po’ amaro per un giocatore che, a soli vent’anni, si era persino conquistato una convocazione nella Nazionale maggiore di Zoff: purtroppo i numerosi acciacchi fisici ne hanno condizionato pesantemente la carriera.

Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)
Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)

Carlo Zotti, dalla Champions alla terza divisione svizzera – Nato a Benevento, Zotti è la prova che anche in condizioni difficili può capitare di avere una grande occasione. Arriva alla Roma l’anno dopo la conquista dello Scudetto, ma per due anni gioca pochissimo a causa del folto numero di estremi difensori a disposizione del club. La grande chance arriva quando si infortuna Pelizzoli (2004-05) e Zotti viene lanciato come titolare, visto che Lupatelli era stato ceduto durante la sessione estiva: 12 partite tra campionato e Champions nelle quali però non si distingue come tra i migliori in campo, cedendo il posto al giovanissimo Curci. A sua difesa va detto che in quella stagione i giallorossi cambiano parecchi allenatori dopo le dimissioni ad inizio campionato di Prandelli. Riaccomodatosi in panchina, Zotti rivede la “titolarità” nella stagione 2008-09 al Cittadella, dove però viene rimpiazzato dall’esperto Pierobon. Sarà la sua ultima esperienza (per ora) in Italia: nonostante abbia giocato pure nell’Under 21 (vincendo un Europeo di categoria), la carriera di Zotti ha una svolta solo nel campionato svizzero con le maglie del Wil e del Locarno, formazioni delle divisioni minori elvetiche.

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2 pensieri su “Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte III)

  1. Per quanto il super talento DENIS BOSHNJAKU e verissimo la vostra intuizione e valutazione.SE il mondo del calcio sapesse la storia terribile e per le torture e crocefissione subite da DENIS siamo sicuri che contro qualcuno dei maledetti criminali bestie senza anima procuratori manager di merda che hanno ridotto il gioco piu bello del mondo in una fogna vero e proprio sul tutto punti di vista (il popolo del calcio)facesse un piccolo rivoluzione (anche primo ministro sgn.MARIO MONTI VOLEVA FERMARE IL CALCIO PER DUE TRE ANNI).PER SAPERE LA VERITA VOI DI FOREVER YOUNG ANDATE NEL GUARDIA DI FINANZA A ROMA DOVE TROVERETE NELLE INTERCETAZIONI TUTTO IL CRIMINE CHE HA SUBITO DENIS BOSHNJAKU e vediamo se potete fare qualche cosa………………ì

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