Amarcord, Alexi Lalas: il chitarrista calciatore venuto dagli States

Alexi Lalas in nazionale
Alexi Lalas in nazionale

Storia dell’artista più… rock ‘n’ ball che abbiate mai visto

Fino a una decina di anni fa, i calciatori erano molto variegati. Non avevano una pettinatura standard, dei comportamenti standard ed un modo di giocare standard. Per esigenze di copione la situazione è cambiata rapidamente, quindi andiamo a ripescare nel passato un personaggio leggendario: l’americano Panayotis Alexander Lalas, più semplicemente Alexi Lalas.
Lo sport americano si basa sui frutti del lavoro dei college, dove vengono plasmati i futuri campioni delle varie discipline. Negli anni ’90, in vista dei Mondiali di USA ’94, la federazione calcistica a stelle e strisce decise di fare le cose in grande e sfornò una nidiata di giocatori interessanti. Lalas era tra quelli: un difensore grande e grosso, un po’ lento ma affidabile. Durante quei Mondiali americani giocò bene, ma gli USA ebbero la sfiga di incrociare agli ottavi il Brasile di Romario e Bebeto, che in seguito avrebbe vinto la coppa in quel pomeriggio di Pasadena in cui Baggio tirò il rigore in cielo.

Alexi Lalas dopo quel Mondiale venne ingaggiato dal Padova. All’epoca c’erano dei limiti all’acquisto di giocatori stranieri in Italia, ma i soldini giravano e tante provinciali potevano permettersi il lusso di avere dei nomi pregiati nella rosa, perché le big erano già al completo. Tanto per fare un esempio, in quegli anni una squadra modesta come la Reggiana ebbe in squadra Claudio André Taffarel (pronunciato ciaffareu dai telecronisti più fighi), portiere della nazionale brasiliana, e l’ala portoghese Paulo Futre, che sfiorò persino il Pallone d’oro da giovane prima di arrivare in Italia ed iniziare una triste via crucis di infortuni.

Balboa e Lalas
Stelle e strisce anni ’90: Balboa ed il grande Lalas in azione contro l’Arabia Saudita a Dharan, in Nepal (19/10/1994)

Tornando a Lalas, egli aveva due particolarità: 1) sfoggiava un look alla Gesù di Nazareth se Gesù di Nazareth fosse nato a Woodstock, 2) era il chitarrista di una band chiamata Gypsies, che si esibì pure in Europa e si rivelò essere la preferita di Chelsea Clinton. Molto eclettico il nostro Alexi, che in Italia partecipò alla realizzazione di un disco – For you: A Tribute To Bruce Springsteen – nel quale duetta pure con Barbarossa.
Lalas aveva un rapporto con lo sport fuori dagli schemi. Era il suo mestiere, ma tutto sommato non si può vivere solo di quello, sennò che noia. Il primo anno a Padova fu positivo: si tolse persino lo sfizio di segnare un gol al Milan di Capello e contribuire così alla salvezza del club veneto. Ma ben presto, si rese conto di come la pressione esercitata dal calcio italiano fosse davvero insostenibile. L’anno successivo i biancoscudati non si rinforzarono e finirono in coda alla classifica. Seguirono grosse contestazioni della tifoseria, ma Lalas seppe bene come gestire la situazione. Affrontò i sostenitori padovani inferociti con karma e sangue freddo, chiedendo loro: «Perché ve la prendete tanto se non vinciamo? Noi ce la mettiamo tutta, non vi basta?» Che dire Alexi, o eri matto tu o era matto il mondo, e non me la sento di escludere la seconda ipotesi. Dopo l’ennesima sconfitta, dichiarò alla stampa: «Pazienza. Torno a casa, suono chitarra, faccio sesso con mia ragazza e torna tutto come prima». La sincerità prima di tutto, senza badare troppo alla diplomazia: una volta ricevette delle critiche dal guru del pallone Zdenek Zeman, i cui grugniti di nicotina erano Vangelo. Interpellato a riguardo, Lalas rispose con un epico: «Io penso che il signor Zeman è un vaffanc**o!». La grammatica difettava un po’ ma si faceva capire, come quando salutò la conduttrice della Domenica Sportiva con un «Ciao bella!» in diretta, prima di esibirsi in acustico per la gioia del pubblico.
L’incompatibilità con l’ambiente divenne sempre maggiore e un giorno si stufò di allenarsi. Uscì dal campo ed andò a fare due passi sull’autostrada, mezzo ‘gnudo. Ebbe pure dei problemi con le forze dell’ordine, che dovettero fargli la ramanzina in quanto una sera si stava divertendo a prendere a pallonate i garage del quartiere, urlando goool!. Lo abbiamo fatto tutti dai, perché un giocatore che ha disputato due Mondiali e due Olimpiadi avrebbe dovuto privarsi del gusto di farsi dare del bruto mona da un padovano in braghette?

A quanti giocatori hanno dedicato un videogioco?
A quanti giocatori hanno dedicato un videogioco?

A metà della sua seconda stagione, Lalas ammise di essersi stancato del compassato calcio italiano: fece armi, chitarre e bagagli e volò in America, dove continuò per tanto tempo a giocare e suonare, non necessariamente in quest’ordine. Si lasciò alle spalle tifosi volubili, giornalisti inopportuni ed allenatori inclementi per giocare nella Major League Soccer, dove le squadre si chiamano Galaxy, Metrostars e Revolution, e magari tra un tempo e l’altro hai anche il tempo di suonare Sweet home Alabama sorseggiando una birretta assieme alle cheerleaders. Vabbé, non esageriamo.

Nota a margine: tempo fa scrissi un tweet di stima a Lalas, che mi rispose con un «Grazie! Forza Padova!». Amico, forse non tiferò mai Padova, ma la tua risposta da Oltreoceano la porterò sempre nel cuore. Anche ora che hai abbandonato il look da hyppie e sei un dirigente-commentatore televisivo di successo.

Di seguito, ecco il video di Crash, il grande successo di Lalas uscito nel 1996.

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