Mese: marzo 2015

Recordmen (parte I) – I giocatori con più presenze ufficiali in nazionale

Hassan, recordman di presenze dell'egitto
Hassan, recordman di presenze dell’egitto

Vi siete mai chiesti chi sono i giocatori che hanno disputato più partite con la maglia della loro nazionale? Ora avete l’occasione di scoprirlo nella prima puntata della nostra nuova rubrica Recordmen. Partiamo dunque con questa Top 5 davvero speciale, andando poi a vedere chi sono i giocatori in attività che potrebbero superare questi eterni titolari!

Astefjevs, ex-capitano della nazionale lettone
Astefjevs, ex-capitano della nazionale lettone

5° Vitalijs Astafjevs (Lettonia), 167 presenze tra il 1992 e il 2010 – Le nazionali dell’Est Europa, dopo il crollo dell’URSS, per anni hanno puntato sul primo nucleo di buoni giocatori che hanno avuto a disposizione. Non a caso l’Estonia ha avuto ben 8 giocatori che hanno superato le 100 presenze in nazionale, mentre la Lettonia 7: uno di questi è proprio Astafjevs, che ha esordito con gli amaranto baltici nel 1992 in una sfida contro una Danimarca fresca campione d’Europa. Oltre ad aver collezionato ben 167 presenze ha segnato 16 reti, realizzando pure una doppietta in un 3-3 contro l’Albania nel 1999. Ovviamente ha disputato da titolare le tre partite di EURO 2004 giocate dalla Lettonia, che si era qualificata al torneo contro ogni pronostico grazie a talenti come lui, Pahars e Verpakovskis. A livello di club ha giocato a più riprese con lo Skonto Riga, di gran lunga la più importante squadra lettone, vincendo ben 8 campionati e 5 coppe e risultando addirittura il bomber della massima serie nel 1995, con 19 reti. All’estero ha militato in Austria (Austria Vienna e Admira Wacker), nelle serie minori inglesi (Bristol Rovers) e già anzianotto pure nel Rubin Kazan, titolare per una stagione. Centrocampista di buona qualità, con la Lettonia ha vinto ben cinque Coppe del Baltico. Ritiratosi alla soglia dei 40 anni (ancora attivo in nazionale), ora è preparatore atletico del “suo” Skonto Riga.

Al-Deayea, sempiterno portiere saudita
Al-Deayea, sempiterno portiere saudita

4° Mohammed Al-Deayea (Arabia Saudita), 172 presenze tra il 1993 e il 2006 – L’eterno portiere dei “figli del deserto” ha disputato tutta la sua carriera in patria, ma più volte sfiorò l’approdo in Europa: si dice che fosse a un passo dal Manchester United, che poi preferì puntare su Fabien Barthez. Peccato perché Al-Deayea aveva classe da vendere, messa in luce difendendo i pali della nazionale saudita in ben quattro mondiali (anche se nel 2006 non da titolare). Il suo esordio nella Coppa del Mondo fu d’impatto, con i biancoverdi che sfiorarono il colpaccio contro l’Olanda, subendo il gol della sconfitta solo nel finale, andando poi a vincere contro il Marocco e il Belgio. I sauditi si arresero agli ottavi contro la Svezia, e non riuscirono più a passare la fase a girone nei mondiali successivi. Anzi: in alcuni casi non furono proprio impeccabili, come nello 0-8 patito contro la Germania nel 2002 che permise a Miroslav Klose di compiere le sue prime tre capriole nella Coppa del Mondo. Portiere agile ma un po’ insicuro nelle uscite, ha giocato 10 anni nell’Al-Ta’ee Ha’il e 11 nel miglior club asiatico di sempre, l’Al-Hilal, dove ha segnato pure tre gol. Si è ritirato nel 2010 con una bacheca di tutto rispetto, avendo vinto le maggiori competizioni asiatiche per club e una Coppa d’Asia nel 1996: grazie alle sue parate l’Arabia Saudita si impose ai rigori (4-2) nella finale contro gli Emirati Arabi Uniti.

Hossam, bomber dei Faraoni
Hossam, bomber dei Faraoni

3° Hassan Hossam (Egitto), 176 presenze tra il 1985 al 2006 – Ventidue anni di nazionale non sono pochi! Hossam inoltre ha segnato tantissimo, ben 69 reti con una nazionale fortissima nel continente ma timida nelle competizioni intercontinentali. Eppure, come vedrete in seguito, all’ombra della Sfinge c’è stato qualcuno che è sceso in campo più volte di lui. Hassan Hossam ha disputato Italia ’90 con in cascina già numerosi trofei conquistati in Africa, nonostante la giovane età. Si trattò però della sua unica apparizione nella Coppa del Mondo, dato che l’Egitto non si è più qualificato, pur vincendo spesso la Coppa d’Africa (che Hossam ha alzato tre volte). Il bomber dei Faraoni dopo quel mondiale tentò due avventure europee, con risultati altalenanti, nel Neuchatel Xamax e nel PAOK Salonicco prima di tornare a dominare il campionato egiziano. Hossam si è ritirato nel 2007 a 41 anni, ancora prolifico nelle file dell’Al-Ittihad Alessandria. In seguito ha iniziato ad allenare, occupando per un periodo anche la carica di commissario tecnico della Nazionale giordana.

Suarez, tre mondiali col Messico
Suarez, tre mondiali col Messico

2° Claudio Suarez (Messico), 177 presenze tra il 1992 e il 2006 – Autentica leggenda della massima serie messicana, Claudio Suarez è stata la colonna della difesa della nazionale bianco-rosso-verde in tre edizioni della Coppa del Mondo (1994, 1998 e 2006). Con il Messico ha vinto una Confederation Cup (1999) e tre CONCACAF Gold Cup. Il suo record di 177 presenze sarebbe potuto essere più alto se tra il 2002 e il 2006 i selezionatori non si fossero “dimenticati” di lui, accantonandolo per far spazio a giocatori più giovani. Ma in occasione dei mondiali tedeschi del 2006, il CT Ricardo La Volpe decise di gettare nella mischia il trentasettenne Suarez. A livello di club, in vent’anni di carriera ha cambiato solo quattro squadre, vincendo due campionati con le casacche di Pumas UNAM (1991) e Chivas (1997). A fine carriera ha giocato tre stagioni nella MLS nelle file del Chivas USA, squadra statunitense con sede a Los Angeles che ha chiuso i battenti nel 2014 e che nella sua storia aveva puntato proprio ad attirare l’attenzione dei tifosi di calcio messicani presenti negli Stati Uniti d’America.

Hassan, l'egiziano inarrivabile!
Hassan, l’egiziano inarrivabile!

1° Ahmed Hassan (Egitto), 184 presenze tra il 1995 e il 2012 – Hassan, centrocampista offensivo dalla buona media gol, attualmente è ancora attivo ma da tre anni si è ritirato dalla nazionale egiziana. Il 2 maggio compirà 40 anni, ma rimane un punto fermo dello Zamalek. Si tratta indubbiamente di uno dei giocatori più importanti della sua patria, che ha condotto al successo in ben 4 edizioni della Coppa d’Africa, di cui le ultime tre consecutive. A 22 si era trasferito nel calcio turco, vestendo nel tempo le maglie di Kocaelispor, Denizlispor, Gençlerbirligi e infine Besiktas: coi bianconeri di Istanbul disputa tre buone stagioni ed attira l’attenzione dell’Anderlecht. In due anni vince due campionati del Belgio, ma ormai ha già una certa età e decide di tornare a giocare in Egitto, dove con l’Al-Ahly conquista la Coppa dei Campioni africana nel 2008. Si è ritirato dalla nazionale con 33 reti all’attivo ed un record di presenze in nazionale difficile da eguagliare, ben 184!

Due bandiere insieme
Due bandiere insieme
Casillas, tre titoli vinti con la Nazionale iberica
Casillas, tre titoli vinti con la Nazionale iberica

Il futuro – Chi sono i giocatori in attività che potrebbero insidiare Ahmed Hassan? Ad avere buone possibilità è il portiere spagnolo Iker Casillas, attualmente a quota 160 gettoni di presenza. Ha 33 anni e ancora qualche anno di tempo per colmare il gap. Il vice-capitano della nazionale giapponese Yasuhito Endo è a quota 146: classe ’80 e titolare del Gamba Osaka, è ancora convocato regolarmente. Missione impossibile per Anders Svensson (148 presenze con la Svezia): alla soglia dei 40 milita ancora nel centrocampo dell’Elfsborg, ma non viene più convocato in nazionale da due anni. Fuori dal giro anche il centrocampista messicano Gerardo Torrado (146 presenze, ultima convocazione nel 2013), mentre Gianluigi Buffon, anche lui a quota 146, potrebbe essere sufficientemente longevo per arrivare a 160-170. Dipende anche dai progressi di Leali e Perin…

Dovessimo guardare un po’ più in là, ci sono tre nomi su tutti: Sergio Ramos della Spagna (29 anni e 124 presenze), il tedesco Lukas Podolski (29 anni e 121 presenze) e Andres Guardado del Messico (28 anni e 111 presenze). Ne riparleremo tra qualche anno!

Da Hagi a Mutu, la Top 11 dei rumeni in Serie A

Petrescu e Raducioiu a USA '94
Petrescu e Raducioiu a USA ’94

Siamo giunti al penultimo appuntamento della nostra speciale classifica dedicata alle migliori nazioni che hanno offerto talenti alla Serie A. Come avrete intuito, l’ultima sarà il Brasile ma… prima volevamo aggiungerne una! Esclusi paesi di cui è impossibile stilare una Top 11 (anche illustri, come Inghilterra e Spagna) non ci resta che optare per la Romania. Ebbene si: da Bucarest e dintorni sono arrivati un sacco di giocatori che, nel bene e nel male, hanno comunque lasciato una traccia nella massima serie italiana. Senza indugi, andiamo a scoprire di chi si tratta.

Lucescu ai tempi del Brescia
Lucescu ai tempi del Brescia

Romania in Serie A (4-3-1-2) – Schema forse un po’ difensivo, ma la qualità c’è eccome: se la difesa non è niente male, a centrocampo Codrea e Contra non fanno passare nessuno mentre Sabau può girare qualche buon pallone al geniale Hagi. Davanti ci sono Mutu e Raducioiu: se questi ultimi sono in giornata di grazia, le difese avversarie possono vedersela brutta. L’allenatore non può che essere Mircea Lucescu: una lunga permanenza in Italia che però ha regalato giusto buoni successi al Brescia nella serie cadetta, prima delle esperienze negative alla Reggiana e all’Inter.

Lobont, rincalzo giallorosso
Lobont, rincalzo giallorosso

Bogdan Lobont (Fiorentina 06-07, Roma 09-oggi) – La scuola dei portieri rumeni ha sfornato talenti come Duckadam, Stelea e Prunea: Lobont sembrava destinato ad esserne un degno erede, anche se ad un certo punto si è accontentato del suo attuale ruolo di riserva nella Roma. Ai tempi dell’Ajax il suo secondo era un certo Stekelenburg (di cui in seguito diventerà riserva in giallorosso): con i Lancieri vince un campionato da titolare e spicca il volo verso Firenze. In viola sostituisce degnamente l’infortunato Frey prima di tornare in patria e giocare due stagioni nel Rapid Bucarest. Torna in Italia dopo un infortunio e diventa il portiere di riserva dei giallorossi, scendendo in campo nelle occasioni in cui il viavai di estremi difensori glielo concede: è protagonista di un piccolo errore che favorisce il gol decisivo di Lulic nella finale di Coppa Italia persa dai giallorossi contro la Lazio nel 2013. Chiuso da De Sanctis e Skorupski, nelle ultime due stagioni non ha mai disputato una gara, ma conta 85 presenze con la sua nazionale. 39 presenze in Serie A. Voto: 5

Chivu e il suo "elmetto"
Chivu e il suo “elmetto”

Cristian Chivu (Roma 03-07, Inter 07-14) – Centrale o terzino abilissimo nei calci piazzati, Chivu ha subito numerosi infortuni che gli hanno pregiudicato gli ultimi anni di carriera. Ma il suo talento è sempre stato indiscutibile: con Ajax e Inter ha vinto numerosi trofei, tra cui la Champions League sotto la guida di Mourinho, nonché una Coppa Italia con la Roma. Proprio in giallorosso si era però conquistato il soprannome di “Swarovski” a causa della fragilità fisica. Negli ultimi tempi, in nerazzurro, indossava un caschetto a causa di un infortunio subito al cranio. 200 presenze e 9 reti in Serie A. Voto: 7,5

Goian in rosanero
Goian in rosanero

Dorin Goian (Palermo 09-11, conta anche Spezia 12-13 in B) – Difensore centrale alto un metro e 94, si è sempre distinto per la rocciosità e l’abilità nel gioco aereo. La lunga trafila in patria lo porta a diventare una pedina fontamentale dello Steaua Bucarest, col quale vince due titoli. Nel 2009 passa alla corte di Zamparini: in rosanero si ritaglia lo spazio come valido rimpiazzo per i titolari, disputando anche una finale di Coppa Italia persa contro l’Inter. Passa ai Glasgow Rangers, dove diventa titolare indiscusso: rimane nel club anche dopo il fallimento, ma ad inizio campionato passa allo Spezia (Serie B). Attualmente gioca nella Serie A greca con la maglia dell’Asteras Tripolis e non è uscito dal giro della nazionale giallorossa. 30 presenze e una rete in Serie A. Voto: 5

Petrescu (a sin.) e Popescu a USA '94
Petrescu (a sin.) e Popescu a USA ’94

Dan Petrescu (Foggia 91-93, Genoa 93-94) – Fa parte della migliore nazionale rumena di sempre, che disputa tutti i Mondiali degli anni ’90: lui è presente nel 1994 e nel 1998. Terzino di grande tecnica, dopo ottime stagioni nello Steaua contribuisce con due annate niente male alle fortune del Foggia di Zeman. Il Genoa lo acquista per 2 miliardi di lire, ma dopo USA ’94 Petrescu si trasferisce allo Sheffield Wednesday e gioca talmente bene da attirare l’attenzione del Chelsea. L’esperto terzino diventa una pedina importante a fianco di campioni del calibro di Di Matteo, Casiraghi, Vialli e Zola, in quel periodo in cui il Chelsea parla più italiano che londinese. Attualmente allena l’Al-Arabi. 79 presenze ed 8 reti in Serie A. Voto: 7

Radu, baluardo laziale
Radu, baluardo laziale

Stefan Radu (Lazio 08-oggi) – Arriva molto giovane a Formello, già nel giro di quella nazionale rumena che in seguito deciderà precocemente di abbandonare a causa di divergenze con lo staff tecnico. Un vero peccato: pur non essendo paragonabile a Nesta o Stam ha comunque dato un buon contributo alla retroguardia biancoceleste dell’era Lotito, conquistando il posto da titolare sia come centrale che come terzino. Ha indossato anche la fascia di capitano della Lazio e nel suo palmares figurano due Coppe Italia ed una Supercoppa. 170 presenze e 2 reti in Serie A. Voto: 6,5

Codrea vs Pirlo
Codrea vs Pirlo

Paul Codrea (Genoa 01-03, Palermo 03-04, Perugia 04, Torino 04-05, Palermo 04-06, Siena 06-11 e 11-12, Bari 11. Non tutte le stagioni in Serie A) – Un buon mediano pescato dal Genoa tra i giocatori dell’Arges Pitesti. Nei rossoblu, nonostante la giovane età, a volte viene schierato titolare e disputa tre stagioni nel campionato cadetto. Cambia parecchie squadre ma il suo miglior periodo è senza dubbio quello passato nelle file del Siena, contribuendo alle numerose salvezze della squadra toscana e ottenendo la convocazione ad Euro 2008. Si ritira a 32 anni ed ora allena l’ultima squadra nella quale ha giocato, ovvero quel Politehnica Timisoara nel quale ha fatto la trafila delle giovanili. 134 presenze e 3 reti in Serie A. Voto: 6,5

Contra, nervi caldi
Contra, nervi caldi

Cosmin Contra (Milan 01-02) – L’esordio del difensore/centrocampista Contra è di quelli da non dimenticare: rissone con Edgar Davids durante un trofeo estivo disputato contro la Juventus e squalifica di tre giornate. I tifosi rossoneri già credevano di aver trovato un degno compare di Gattuso, ma il giocatore romeno resta a Milanello solo una stagione. Arriva in Serie A dopo un’eccellente stagione all’Alaves, dove sfiora la conquista della Coppa UEFA. In rossonero Contra gioca quasi titolare, segnando tre reti e conquistando il quarto posto che permetterà al Milan di disputare la Champions League nella stagione successiva. Il futuro del giocatore però è lontano dalla Lombardia, tra Spagna, Inghilterra ed il suo Timisoara, dove conclude la carriera nel 2011. Contra ora allena il Guangzhou R&F, nel campionato cinese. 29 presenze e 3 reti in Serie A. Voto: 5

Hagi, stella delle rondinelle
Hagi, stella delle rondinelle

Gheorghe Hagi (Brescia 92-94, seconda stagione in Serie B) – Il Maradona dei Carpazi è reduce da due stagioni passate nientemeno che nelle file del Real Madrid, quando viene ingaggiato dal piccolo Brescia. L’esordio di Hagi nel calcio italiano è d’impatto: segna 5 gol ma non riesce a far salvare le rondinelle. La più grande stella del calcio romeno resta comunque agli ordini del connazionale Lucescu, e contribuisce alla risalita in A dei biancoazzurri prima di spiccare il volo per Barcellona, passando prima dalle eccellenti prestazioni della sua nazionale ad USA ’94. Nella sua ultima stagione in Italia, questo trequartista tarchiato ma dotato di piedi fatati vince la Coppa Anglo-Italiana, trofeo che ormai non viene più disputato. Il Brescia a Wembley batte 1-0 il glorioso Notts County grazie ad un gol di Gabriele Ambrosetti. In seguito Hagi si toglie grandi soddisfazioni con i turchi del Galatasaray, vincendo una Coppa UEFA ed una Supercoppa Europea. Nazionale romeno dal 1983 al 2000, Hagi non poteva che diventare un allenatore: nel corso della carriera si è sempre distinto per le sue (spesso discusse) pretese di leadership. 31 presenze e 5 reti in Serie A. Voto: 6,5

Sabau, faro del Brescia
Sabau, faro del Brescia

Ioan Ovidiu Sabau (Brescia 92-96 non sempre in A, Reggiana 96-97, Brescia 97-98) – Centrocampista un po’ lento ma dalla visione di gioco notevole, Sabau ha già una certa fama ottenuta dopo due discrete stagioni al Feyenoord quando arriva alla corte del Brescia che, con i vari Lucescu, Hagi, Raducioiu e Lupu, diventerà una piccola colonia rumena. Con le rondinelle resta quattro stagioni come titolare, giocando sempre più bene che male. La sua penultima stagione in Italia è nelle file della disastrosa Reggiana che arriva ultima in classifica: per Sabau è tempo di tornare a Brescia, dove nella stagione 97-98 finisce in secondo piano cedendo il passo a Doni e Pirlo. Si riscatta in patria portando la propria esperienza alla causa della Dinamo Bucarest. Testimone di Geova e testimonial di FIFA ’96 (edizione nordamericana, dove finisce sulla copertina insieme al cesenate Teodorani), il sapiente volto squadrato di Sabau adesso è la guida dei giocatori del Targu Mures (seconda divisione romena), dei quali è allenatore. 70 presenze e 2 reti in Serie A. Voto: 6

Mutu, genio & sregolatezza
Mutu, genio & sregolatezza

Adrian Mutu (Inter 00, Verona 00-02, Parma 02-03, Livorno 05, Juventus 05-06, Fiorentina 06-11, Cesena 11-12) – Se ogni nazione ha il suo George Best, di certo quello romeno è Mutu. In carriera ha segnato quasi 200 reti, potendo contare su una tecnica e su una potenza fuori dal comune. Peccato che abbia fallito gli appuntamenti importanti (con il Chelsea e con la Juventus) a causa di qualche irregolarità fuori dal campo: tra squalifiche e polemiche ha perso parecchi treni, pur potendo vantare una carriera di tutto rispetto. L’Inter di Moratti lo porta in Italia ma ovviamente non crede in lui (erano anni bui per i nerazzurri). Mutu esplode a Verona e diventa campione a Parma, inducendo Abramovich a portarlo a Londra, dove però resta invischiato in una squalifica per cocaina. Dopo una stagione in chiaroscuro alla Juventus passa ai rivali della Fiorentina, dove complessivamente segna 69 reti ma rimedia un’altra squalifica, stavolta per doping. Il feeling con la società si incrina e per Mutu inizia la parabola discendente. Dopo un’ultima stagione discreta a Cesena passa all’Ajaccio ed in seguito al Petrolul Ploiesti, prima di ritirarsi a 36 anni. In nazionale ha segnato 35 gol in 77 partite, disputando due Europei. Peccato che il suo palmares sia abbastanza ridotto, avendo militato poco nei top club. 172 presenze e 103 reti in Serie A. Voto: 8,5

Raducioiu, Campione d'Europa al Milan
Raducioiu, Campione d’Europa al Milan

Florin Raducioiu (Bari 90-91, Verona 91-92, Brescia 92-93 e 97-00 con alcune stagioni in B, Milan 93-94) – Una carriera fulminante, nella quale disputa due Mondiali e un Europeo in sei anni. Tuttavia gli è sempre mancato quel tassello per comporre il mosaico del bomber di fama mondiale. Le sue prime stagioni in Italia non sono niente male: col Brescia va in doppia cifra ed attira l’attenzione del grande Milan che… forse vede in lui l’erede di van Basten, o quantomeno un buon rinforzo. In realtà con i rossoneri si toglie “solo” la soddisfazione di laurearsi Campione d’Europa, giocando pochino. Dopo un lungo vagare nel continente, tra esperienze positive (Espanyol), negative (West Ham) e così così (Stoccarda), torna nel Brescia per rilanciare la propria carriera, con risultati deludenti. Alla soglia dei trent’anni questo veloce attaccante col senso del gol a corrente alternata è già fuori dal giro della nazionale e gioca gli ultimi scampoli nelle file del Monaco e del Creteil, ritirandosi a 34 anni. Conta ben 21 gol in nazionale in sole 40 partite ed attualmente sta cercando di trovare spazio come allenatore.  96 presenze e 22 gol in Serie A. Voto: 6,5

Totale rumeni in Serie A: 70

Classifica aggiornata

  1. Argentina 91 pt.
  2. Francia 89 pt.
  3. Paesi Bassi 84,5 pt.
  4. Svezia 81 pt.
  5. Germania 80 pt.
  6. Uruguay 74,5 pt.
  7. Romania 70 pt.
  8. Portogallo 65,5 pt.

Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte III)

Nicky Ventola all'Inter
Nicky Ventola all’Inter

Torniamo ad occuparci delle giovani promesse mancate, per rendere il giusto tributo ai Forever Young. Ce ne sarebbero tantissimi da citare, ma come sempre lasciamo che sia la memoria a tirar fuori i nomi da sé. Non indugiamo oltre e andiamo a rievocare altri cinque talenti che per motivi vari non hanno espresso al massimo il proprio potenziale.

Boshnjaku in giallorosso
Boshnjaku in giallorosso

Denis Boshnjaku, un mistero romano – La sua storia è difficile da ricostruire dalle informazioni che si posso trarre su internet (anzi, se qualcuno ha notizie ci faccia sapere). Fatto sta che la carriera di Boshnjaku, centrocampista e attaccante italo-albanese classe ’84, si interrompe bruscamente proprio quando sembrava lanciata ad alti livelli. Cresciuto nella Leonina, gioca sia nelle giovanili della Lazio che in quelle della Roma, senza esordire mai in prima squadra ma giocando partite straordinarie, come possono testimoniare alcuni video su YouTube. Titolare dell’Under 21 albanese, Boshnjaku nel 2003-04 figura nella prima squadra dei giallorossi di Capello, ma come detto non ha modo di scendere in campo, chiuso dai vari Totti e Cassano. Gioca due anni in prestito, al Teramo e alla Sangiovannese, prima di scendere nelle serie minori tedesche e di concludere (Wikipedia dice) la carriera nei maltesi del Valletta nel 2011. E ora? Non si sa. Si può soltanto intuire, da alcune cose scritte nella blogosfera calcistica, che Boshnjaku abbia avuto qualche problema con dei procuratori poco onesti. E dire che il ragazzo aveva persino conquistato la fascia di capitano dell’Under 21 di Tirana: un vero peccato.

Russo in lacrime dopo il gol
Russo in lacrime dopo il gol

Nello Russo, la seconda chance mai arrivata – Pochi giocatori possono dire di aver segnato almeno un gol un tutte le partite di Serie A che hanno disputato. Il cruccio di Nello Russo e di averne disputata solo una, con la maglia dell’Inter, correggendo in rete un tiro sbilenco di Bobo Vieri. Corre l’anno 1999 e Marcello Lippi preferisce schierare il giovane Russo, 18 anni, piuttosto che un certo Roberto Baggio: ok, si tratta solo di questioni personali tra il sergente viareggino ed il Divin Codino, fatto sta che Nello era reduce da otto anni trascorsi nelle giovanili nerazzurre e di talento ne aveva da vendere. Successivamente però questo giovane attaccante nato a Vimodrone (Milano) inizia un lungo tour in giro per le serie minori italiane, senza avere una seconda occasione per giocare in Serie A. Il suo miglior periodo sono le tre stagioni al Lumezzane, dove mette a segno 19 reti in tre stagioni: in seguito conquista la Serie B con la maglia del Crotone, dove milita più volte nel giro di quattro anni. Attualmente gioca in Serie D nel MapelloBonate. Nella sua bacheca spicca il titolo di Campione d’Italia del campionato allievi conquistato nel 1996-97.

Tognon oggi, dirigente dell'Este
Tognon oggi, dirigente dell’Este

Simone Tognon, uno Scudetto (e quasi una UEFA) a 19 anni – Xe interesante veder ghe l’uniche informazion su Tognon stan sulla verxion padovan de Wikipedia… Scherzi a parte (ma non troppo, perché davvero si parla di lui sul Wikipedia padovano!), il nome del centrocampista Tognon compare nella rosa juventina che si aggiudica lo Scudetto 1994-95: una sola presenza collezionata il 4 giugno del 1995 contro il Cagliari, oltre a due convocazioni per le finali di Coppa UEFA perse contro il Parma di Zola e Asprilla. Fa parte della primavera juventina, ma in seguito la sua carriera si snoda nelle serie inferiori nel Nord Italia, senza giocare moltissimo. Tra i suoi compagni di squadra nella primavera bianconera di quel periodo possiamo citare Squizzi (visto in azione tra i pali del Chievo), Sartor (altro forever young limitato dagli infortuni), Fantini (che esordisce anche lui in quella stagione, ma poi prosegue con una bella carriera) e Grabbi (futuro super bomber in Serie B), mentre Del Piero – col quale Tognon aveva giocato insieme nelle giovanili del Padova – era già lanciato verso il successo internazionale. Attualmente Simone Tognon è direttore generale dell’Este, e somiglia vagamente a Jimmy Ghione.

Ventola, sfortunata la parentesi in Premier
Ventola, sfortunata la parentesi in Premier

Nicola Ventola, il bomber fragile – Classe ’78, Ventola ha tutte le carte in regola per diventare uno dei maggiori bomber della Serie A. Esordisce nella massima serie nel 1994, con la casacca del Bari, ma esplode due anni dopo segnando 10 gol in B nelle file dei biancorossi. Nel frattempo si è già ritagliato un ruolo importante nelle giovanili della Nazionale, percorrendo tutta la trafila a suon di gol. Ma gli infortuni sono in agguato e la sua successiva esperienza all’Inter non porta i frutti sperati: segna reti bellissime ma non riesce a scendere in campo con continuità. Prova così a rilanciarsi in prestito: a Bologna resta chiuso da Signori, Andersson e Kolyvanov, mentre l’anno successivo disputa un’ottima stagione con l’Atalanta, centrando 11 gol in stagione. Torna alla corte di Moratti, ma tra i tanti altri (fragili) attaccanti dei nerazzurri non gioca granché. Dopo una fallimentare esperienza al Crystal Palace torna a Bergamo, dove centra una promozione in A prima delle ultime stagioni, avare di gol, con le maglie di Torino e Novara. Un epilogo un po’ amaro per un giocatore che, a soli vent’anni, si era persino conquistato una convocazione nella Nazionale maggiore di Zoff: purtroppo i numerosi acciacchi fisici ne hanno condizionato pesantemente la carriera.

Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)
Zotti in giallorosso (foto Luciano Pieranunzi)

Carlo Zotti, dalla Champions alla terza divisione svizzera – Nato a Benevento, Zotti è la prova che anche in condizioni difficili può capitare di avere una grande occasione. Arriva alla Roma l’anno dopo la conquista dello Scudetto, ma per due anni gioca pochissimo a causa del folto numero di estremi difensori a disposizione del club. La grande chance arriva quando si infortuna Pelizzoli (2004-05) e Zotti viene lanciato come titolare, visto che Lupatelli era stato ceduto durante la sessione estiva: 12 partite tra campionato e Champions nelle quali però non si distingue come tra i migliori in campo, cedendo il posto al giovanissimo Curci. A sua difesa va detto che in quella stagione i giallorossi cambiano parecchi allenatori dopo le dimissioni ad inizio campionato di Prandelli. Riaccomodatosi in panchina, Zotti rivede la “titolarità” nella stagione 2008-09 al Cittadella, dove però viene rimpiazzato dall’esperto Pierobon. Sarà la sua ultima esperienza (per ora) in Italia: nonostante abbia giocato pure nell’Under 21 (vincendo un Europeo di categoria), la carriera di Zotti ha una svolta solo nel campionato svizzero con le maglie del Wil e del Locarno, formazioni delle divisioni minori elvetiche.

Amarcord, Alexi Lalas: il chitarrista calciatore venuto dagli States

Alexi Lalas in nazionale
Alexi Lalas in nazionale

Storia dell’artista più… rock ‘n’ ball che abbiate mai visto

Fino a una decina di anni fa, i calciatori erano molto variegati. Non avevano una pettinatura standard, dei comportamenti standard ed un modo di giocare standard. Per esigenze di copione la situazione è cambiata rapidamente, quindi andiamo a ripescare nel passato un personaggio leggendario: l’americano Panayotis Alexander Lalas, più semplicemente Alexi Lalas.
Lo sport americano si basa sui frutti del lavoro dei college, dove vengono plasmati i futuri campioni delle varie discipline. Negli anni ’90, in vista dei Mondiali di USA ’94, la federazione calcistica a stelle e strisce decise di fare le cose in grande e sfornò una nidiata di giocatori interessanti. Lalas era tra quelli: un difensore grande e grosso, un po’ lento ma affidabile. Durante quei Mondiali americani giocò bene, ma gli USA ebbero la sfiga di incrociare agli ottavi il Brasile di Romario e Bebeto, che in seguito avrebbe vinto la coppa in quel pomeriggio di Pasadena in cui Baggio tirò il rigore in cielo.

Alexi Lalas dopo quel Mondiale venne ingaggiato dal Padova. All’epoca c’erano dei limiti all’acquisto di giocatori stranieri in Italia, ma i soldini giravano e tante provinciali potevano permettersi il lusso di avere dei nomi pregiati nella rosa, perché le big erano già al completo. Tanto per fare un esempio, in quegli anni una squadra modesta come la Reggiana ebbe in squadra Claudio André Taffarel (pronunciato ciaffareu dai telecronisti più fighi), portiere della nazionale brasiliana, e l’ala portoghese Paulo Futre, che sfiorò persino il Pallone d’oro da giovane prima di arrivare in Italia ed iniziare una triste via crucis di infortuni.

Balboa e Lalas
Stelle e strisce anni ’90: Balboa ed il grande Lalas in azione contro l’Arabia Saudita a Dharan, in Nepal (19/10/1994)

Tornando a Lalas, egli aveva due particolarità: 1) sfoggiava un look alla Gesù di Nazareth se Gesù di Nazareth fosse nato a Woodstock, 2) era il chitarrista di una band chiamata Gypsies, che si esibì pure in Europa e si rivelò essere la preferita di Chelsea Clinton. Molto eclettico il nostro Alexi, che in Italia partecipò alla realizzazione di un disco – For you: A Tribute To Bruce Springsteen – nel quale duetta pure con Barbarossa.
Lalas aveva un rapporto con lo sport fuori dagli schemi. Era il suo mestiere, ma tutto sommato non si può vivere solo di quello, sennò che noia. Il primo anno a Padova fu positivo: si tolse persino lo sfizio di segnare un gol al Milan di Capello e contribuire così alla salvezza del club veneto. Ma ben presto, si rese conto di come la pressione esercitata dal calcio italiano fosse davvero insostenibile. L’anno successivo i biancoscudati non si rinforzarono e finirono in coda alla classifica. Seguirono grosse contestazioni della tifoseria, ma Lalas seppe bene come gestire la situazione. Affrontò i sostenitori padovani inferociti con karma e sangue freddo, chiedendo loro: «Perché ve la prendete tanto se non vinciamo? Noi ce la mettiamo tutta, non vi basta?» Che dire Alexi, o eri matto tu o era matto il mondo, e non me la sento di escludere la seconda ipotesi. Dopo l’ennesima sconfitta, dichiarò alla stampa: «Pazienza. Torno a casa, suono chitarra, faccio sesso con mia ragazza e torna tutto come prima». La sincerità prima di tutto, senza badare troppo alla diplomazia: una volta ricevette delle critiche dal guru del pallone Zdenek Zeman, i cui grugniti di nicotina erano Vangelo. Interpellato a riguardo, Lalas rispose con un epico: «Io penso che il signor Zeman è un vaffanc**o!». La grammatica difettava un po’ ma si faceva capire, come quando salutò la conduttrice della Domenica Sportiva con un «Ciao bella!» in diretta, prima di esibirsi in acustico per la gioia del pubblico.
L’incompatibilità con l’ambiente divenne sempre maggiore e un giorno si stufò di allenarsi. Uscì dal campo ed andò a fare due passi sull’autostrada, mezzo ‘gnudo. Ebbe pure dei problemi con le forze dell’ordine, che dovettero fargli la ramanzina in quanto una sera si stava divertendo a prendere a pallonate i garage del quartiere, urlando goool!. Lo abbiamo fatto tutti dai, perché un giocatore che ha disputato due Mondiali e due Olimpiadi avrebbe dovuto privarsi del gusto di farsi dare del bruto mona da un padovano in braghette?

A quanti giocatori hanno dedicato un videogioco?
A quanti giocatori hanno dedicato un videogioco?

A metà della sua seconda stagione, Lalas ammise di essersi stancato del compassato calcio italiano: fece armi, chitarre e bagagli e volò in America, dove continuò per tanto tempo a giocare e suonare, non necessariamente in quest’ordine. Si lasciò alle spalle tifosi volubili, giornalisti inopportuni ed allenatori inclementi per giocare nella Major League Soccer, dove le squadre si chiamano Galaxy, Metrostars e Revolution, e magari tra un tempo e l’altro hai anche il tempo di suonare Sweet home Alabama sorseggiando una birretta assieme alle cheerleaders. Vabbé, non esageriamo.

Nota a margine: tempo fa scrissi un tweet di stima a Lalas, che mi rispose con un «Grazie! Forza Padova!». Amico, forse non tiferò mai Padova, ma la tua risposta da Oltreoceano la porterò sempre nel cuore. Anche ora che hai abbandonato il look da hyppie e sei un dirigente-commentatore televisivo di successo.

Di seguito, ecco il video di Crash, il grande successo di Lalas uscito nel 1996.