La peggiore squadra della storia della Serie A: vi presentiamo il Brescia del 94/95

Andrea Pirlo
L’esordio di Andrea Pirlo in Serie A

Ebbene si: il calcio è anche fatto di gustosi e malinconici record negativi. Dal 1994/95 in Serie A vengono assegnati i canonici tre punti per la vittoria, e già in quella stagione si registra il record negativo di punti mai totalizzati da una squadra. A detenere da vent’anni questo fardello è il Brescia: la Leonessa in quell’annata terminò ultima in classifica con soli 12 punti, frutto di due vittorie e sei pareggi. Andiamo a ripercorrere il cammino (difficile) dei biancoazzurri.

Il tecnico Mircea Lucescu ed il poco prolifico bomber Jorge Cadete
Il tecnico Mircea Lucescu ed il poco prolifico bomber Jorge Cadete

Il Brescia, neopromosso in Serie A essendosi classificatosi terzo nel precedente campionato della serie cadetta, si presenta ai nastri di partenza con Mircea Lucescu in panchina. Il tecnico rumeno era stato l’artefice del ritorno in A dei lombardi, e figura come direttore tecnico del club – forse perché non in possesso del patentino – mentre ufficialmente l’allenatore è l’ex CT dell’Under 21 Adelio Moro. L’esordio dei bresciani è sfavillante: al Rigamonti ricevono la fortissima Juventus di Baggio-Del Piero-Vialli-Ravanelli destinata a vincere poi lo Scudetto. I bianconeri passano in vantaggio con un gol di Conte, ma all’80’ Marco Schenardi trova il gol del definitivo 1-1. E poi? Una sconfitta a Foggia ed un prezioso pari contro l’Inter di Bergkamp, prima di… una lunga serie di non-vittorie! Solo alla 14^ giornata arriva il primo successo: un gol di Danut Lupu permette ai biancoazzurri di battere un’altra squadra derelitta, la Reggiana. Circa un mese dopo arriva la seconda vittoria, ai danni del Foggia. Un gol allo scadere di Battistini regala il successo al Brescia, che però non riesce a rivitalizzarsi. Anzi: la squadra perde tutte le 14 partite rimanenti e non giova alla causa l’arrivo in panchina di Gigi Maifredi. I lombardi terminano il campionato in coda alla classifica, con una clamorosa differenza reti di -50. Non andò meglio la Coppa Italia: la squadra si fermò al Secondo Turno proprio per mano della Reggiana (che arriverà penultima con una manciata di punti in più).

Bonometti, baluardo della difesa lombarda
Bonometti, baluardo della difesa lombarda

A questo punto non ci resta che presentare la rosa di questa Armata Brancaleone. Tra i pali figura Marco Ballotta: reduce da brillanti stagioni nel Parma, durante le quali scalza il portiere della nazionale brasilana campione del mondo (un certo Claudio André Taffarel), si trasferisce al Brescia per giocare da titolare indiscusso, ma subisce valanghe di gol (60 in 32 partite): in certi momenti, nei video dell’epoca, appare quasi rassegnato. Il suo vice, Ivan Gamberini, esordisce nella massima serie subendo 5 reti in due apparizioni. I compagni di reparto di certo non aiutano molto il lavoro degli estremi difensori. In difesa spiccano il brescianissimo Giuseppe Baronchelli (27 presenze e 1 gol) ed un imberbe Daniele Adani (20/0), ancora troppo giovane per poter fare la differenza. L’altro difensore bresciano Stefano Bonometti (19/0) non riesce a far valere la propria grande esperienza di indiscussa bandiera, mentre l’ex napoletano Giovanni Francini (17/0) ha già imboccato la parabola discendente della carriera. Poca gloria anche per Davide Mezzanotti (15/0).

Ioan Ovidiu Sabau falciato dal foggiano Bucaro
Ioan Ovidiu Sabau falciato dal foggiano Bucaro

Il centrocampo potrebbe essere il punto di forza della squadra ma… così non è! Fabio Gallo (31/3) ce la mette tutta, ma il meglio per lui arriverà con la maglia dell’Atalanta qualche stagione dopo, mentre il buon Marco Schenardi (26/1) non segnerà più gol dopo il brillante sigillo della prima giornata contro la Juve. Eugenio Corini (24/2) e Salvatore Giunta (24/0) non riescono a fare la differenza nonostante le proprie indiscusse doti, idem l’espertissimo ex nazionale Sergio Battistini (19/2) ed il talento mai esploso Marco Piovanelli (19/0). Nulla possono anche il bresciano Ivano Bonetti (16/0) ed il mitico Gabriele Ambrosetti: nonostante due gol in sole nove partite, viene misteriosiamente ceduto al Vicenza. Mah. I due fuoriclasse rumeni, pupilli di Lucescu, giocano poco e male: Danut Lupu (15/1) si presenta in Lombardia ad inizio stagione con svariati chili in eccesso, e passa alla storia solo per il gol-vittoria contro la Reggiana nel girone d’andata, mentre il nostro mai abbastanza venerato Ioan Ovidiu Sabau non va oltre le 12 apparizioni. A fine campionato c’è spazio anche per l’esordio di un sedicenne di belle speranze: si chiama Andrea Pirlo, un centrocampista che in seguito farà parlare di sé.

Borgonovo col fiato di Vierchowod sul collo
Borgonovo col fiato di Vierchowod sul collo

Un velo pietoso purtroppo va steso sugli attaccanti della Leonessa di quella stagione sfortunata. Il bomber sarebbe dovuto essere Jorge Cadete: in Portogallo aveva conquistato il titolo di capocannoniere della Primeira Liga con la maglia dello Sporting Lisbona, ma in Serie A sigla solo un gol in 13 comparsate. Si tratta dello stesso Cadete che un paio d’anni dopo, nei Celtic Glasgow, riesce a segnare qualcosa come trenta gol nel campionato scozzese. Non combina molto di più Maurizio Neri, protagonista della promozione, che chiude la stagione con sole 4 reti all’attivo in 31 presenze. Disastrosi anche due noti pericoli pubblici delle aeree di rigore degli anni ’90: Stefano Borgonovo e Marco “Nippo” Nappi non riusciranno a segnare lo straccio di un gol, scendendo in campo rispettivamente 14 ed 11 volte. L’intero Brescia a fine torneo registra 18 gol all’attivo, ovvero uno in più del solo Tovalieri (Bari) ed uno in meno del solo Rizzitelli (Torino).

Questa è quindi la storia del Brescia della stagione 94/95, annata in cui la Serie A si dimostrò troppo forte per il neopromosso club biancoazzurro. Fortunatamente in seguito il presidente Corioni riuscirà ad imboccare la strada giusta, fino al culmine dell’approdo di Roberto Baggio, Pep Guardiola e Luca Toni (per non parlare di Carletto Mazzone) alla corte della Leonessa.

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