Raccolta indifferenziata – la Flop 5 dei bidoni bianconeri

Ian Rush: leggenda nel Liverpool, bidone nella Juve
Ian Rush: leggenda nel Liverpool, bidone nella Juve

Diciamo la verità: la Juventus è sempre stata molto oculata negli acquisti e rispetto alle altre squadre italiane di cantonate non ne ha prese moltissime. Ma scavando nella memoria, qualcosa abbiamo trovato. Ecco la “hall of shame” dei peggiori acquisti della Vecchia Signora!

Tiago Mendes, il punto fermo (07-10, 42 presenze in Serie A) – L’antefatto: La Juventus torna in Serie A dopo l’anno di purgatorio causato dal terremoto Calciopoli. La squadra necessita di nuove stelle per tornare rapidamente tra le big e Tiago, elegante centrocampista del Lione con ottimi trascorsi nel Benfica, nel Chelsea e nella Nazionale lusitana, sembra un affarone. Viene pagato “appena” 14 milioni di euro. Il misfatto: Ranieri gli preferisce spiccatamente Cristiano Zanetti e la prima stagione di Tiago è in chiaroscuro. La seconda stagione va un pochino meglio, ma nella terza torna a giocare male come nei primi tempi: è lentissimo e commette parecchi errori. Dopo tre stagioni sul filo del rasoio, se ne va sbattendo la porta e dichiarando che il calcio italiano non gli piace. L’epilogo: Nel 2010 passa in prestito all’Atletico Madrid con diritto di riscatto. Tiago gioca bene, ma il club non lo riscatta: tuttavia, il matrimonio tra il giocatore e la Juve è naufragato da un pezzo ed il portoghese ottiene la rescissione del contratto, tornando così a Madrid a parametro zero. Sta ancora lì, ormai fuori dal giro della nazionale ma molto utile alla formazione bianco-rosso-blu. Indice di bidonaggine: 50%

blanchardJocelyn Blanchard, la scommessa di passaggio (98/99, 12 presenze in Serie A) – L’antefatto: Ha una lunga esperienza nel calcio francese con le maglie di Dunkerque e Metz: con quest’ultimo club, nel 97/98 conquista un sorprendente secondo posto. Blanchard è un centrocampista centrale di buona tecnica, occasionalmente segna pure qualche gol. Gli manca giusto il salto di qualità per arrivare in Nazionale, ed il passaggio alla Juventus sembra la grande occasione. Il misfatto: La scommessa Blanchard viene persa. Disputa poche partite e gioca malissimo, deludendo le – a dire il vero poche – aspettative. La stagione successiva riceve già il biglietto di ritorno per il suo paese. L’epilogo: A casa torna ad essere un buon giocatore nelle file del Lens, prima di chiudere la carriera da protagonista nel campionato austriaco, vincendo un titolo e tre coppe nazionali con l’Austria Vienna. Si ritira e torna a Lens come dirigente. Un’ottima carriera, a parte la sfortunata parentesi bianconera. Indice di bidonaggine: 60%

Esnaider_GN1Juan Eduardo Esnaider, il Del Piero dei poveri (99-00, 16 presenze in Serie A) – L’antefatto: l’attaccante argentino Esnaider entra nel giro della nazionale dopo ottime prestazioni nella Liga spagnola, soprattutto a Saragozza dove vince la Coppa delle Coppe del 1995. Forte di testa ed abile nel gioco di squadra, ha però un caratteraccio che lo porta spesso a lasciare il campo anzitempo. La Juventus, a causa del brutto infortunio di Del Piero, necessita urgentemente di un nuovo leader offensivo. Il misfatto: Nel gennaio del 1999 i bianconeri pagano 12 miliardi all’Espanyol ed Esnaider firma un ricco triennale con la società torinese. In realtà rimane un annetto: in campionato non segna mai, sigla giusto un paio di gol inutili nelle coppie e quando torna il Pinturicchio per Esnaider non c’è più spazio. L’epilogo: Torna al Real Saragozza nel 2000 e riprende a giocare bene, ma sono gli ultimi squilli di tromba della carriera. Nelle successive esperienze tra Portogallo, Francia, Spagna ed Argentina gioca poco e segna pochissimo. Indice di bidonaggine: 75%

rushIan Rush, il bomber nostalgico (87-88, 29 presenze e 7 reti in Serie A) – L’antefatto: Il gallese Rush è un’autentica leggenda del calcio britannico. Nel Liverpool segna miriadi di gol, tanto che i tifosi dei Reds aggiungono ad un “Dio salva” scritto su un muro un goliardico “…e Rush segna su respinta”. La Juventus, orfana di Platini, è ancora alla ricerca della grande stella internazionale in grado di riportare i bianconeri a grandi livelli. Rush è la scelta migliore: un pedigree mostruoso e due Coppe dei Campioni in bacheca. Il misfatto: L’attaccante gallese a Torino si ambienta malissimo: non impara l’italiano, si trova male con la guida a destra, arriva tardi agli allenamenti e accusa parecchi infortuni, anche perché i difensori italiani menano parecchio. Segna poco e non lascia tracce degne di Platini, manco per niente: 14 gol tra campionato e coppe senza troppa gloria. L’epilogo: Boniperti ringrazia e rispedisce Rush al mittente: tornato nel suo habitat naturale, il gallese torna ad infiammare Anfield Road per lunghi anni. In seguito dichiara che in Italia si era trovato male in quanto tutti gli parlavano… in italiano! Indice di bidonaggine: 80%

Zavarov e Aljeinikov, in mezzo c'è Rui Barros
Zavarov e Aljeinikov, in mezzo c’è Rui Barros

Oleksandr Zavarov e Sergej Evgen’evic Aljenikov, l’Armata rotta (88-90, 90 presenze e 10 gol in due) – L’antefatto: Succede che Agnelli decide di investire sul calcio sovietico, a costo di mobilitare la FIAT. La prima scelta è Zavarov, stella della Dinamo Kiev che il tecnico Lobanovski paragona addirittura a Maradona: l’anno dopo viene raggiunto da Aljenikov, miglior giocatore della Dinamo Minsk. Zavarov riceve uno stipendio misero ed una FIAT Tipo, e la Juventus deve versare ingenti quote dell’operazione al ministero dello sport sovietico ed allo stato. Aljenikov invece viene acquistato praticamente per fargli compagnia, ed anche il suo ingaggio passa attraverso la pachidermica burocrazia dell’URSS. Il misfatto: Zavarov è forte, ma come in precedenza Rush – cui eredita l’appartamento messo a disposizione della società bianconera – vive l’esperienza torinese da totale pesce fuor d’acqua. Gioca male e non entra mai al top della forma, segnando solo 7 reti in due stagioni e palesando un carattere chiuso e malinconico. Manco Aljenikov riesce a legare con lui. A dire il vero, dei due Aljenikov è quello che si ambienta meglio e il mister Zoff lo schiera volentieri, essendo un giocatore abbastanza polivalente che se la cava sia in difesa che a centrocampo, ma a causa della sua lentezza viene soprannominato Alentikov dai tifosi. Con il duo sovietico la Juventus conquista giusto una Coppa Italia ed una Coppa UEFA, ma più che altro grazie alle magie di Roby Baggio. L’epilogo: Zavarov, che dell’Italia ne ha presto le scatole piene, emigra al Nancy con l’etichetta di nuovo Platini. Rimane cinque stagioni e non diventa il nuovo Platini, ma perlomeno giochicchia bene. Chiude nelle serie inferiori francesi prima di intraprendere una discreta carriera da allenatore che lo porta, nel 2012, anche sulla panchina della Nazionale ucraina. Aljenikov è un caso curioso: nel 1990 passa al Lecce, ma in due stagioni non combina granché, tanto che la sua auto viene presa a sassate dai tifosi leccesi (!). Va a guadagnare un po’ di yen nel Gamba Osaka e chiude la carriera nel… Corigliano Schiavonea! In seguito allena squadre dilettanti italiane e si trasferisce nel Salento. La sua ultima esperienza come allenatore lo vede sulla panchina del Dainava Alytus (Lituania). Indice di bidonaggine: incalcolabile

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