Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte I)

Nii Lamptey con la casacca dell'Aston Villa
Nii Lamptey con la casacca dell’Aston Villa

Entrano nei pulcini ed il mister non ha dubbi: “Ha la stoffa”. La loro carriera nelle giovanili è un susseguirsi di elogi, tornei vinti e coppette nella bacheca, sognando un futuro in un top club. E poi? Ci sono mille motivi per i quali un giocatore non riesce a concretizzare le aspettative dell’età più verde. In questa rubrica vi presentiamo coloro che non ce l’hanno fatta, e spesso si tratta di storie incredibili.

Lamptey campione mondiale U-17
Lamptey campione mondiale U-17

Nii Lamptey, il Pelè mancato – Nel 1991 il Ghana si aggiudica i Mondiali Under-17 disputatisi in Argentina. Le piccole stelle finiscono subito sotto la luce dei riflettori: per talenti come Kuffour, Gargo e Duah si aprono le porte dei campionati professionistici europei, ma a distanza di anni a rimanere indietro – sparendo quasi nel nulla – è proprio il giocatore che a fine torneo viene premiato come miglior giocatore, Nii Lamptey. Ed in quel torneo scesero in campo pure Del Piero e Veron, per dire. Alle Olimpiadi del 1992 il Ghana continua a stupire, conquistando il bronzo, e Lamptey gioca da Dio, tanto che un certo Pelè dichiara di vedere in lui il suo erede naturale. La benedizione purtroppo non ha riscontro nella carriera di Lamptey: gli esordi con le maglie di Anderlecht e PSV sono buoni, ma poi si perde nell’Aston Villa e nel Coventry. Il Venezia lo porta in laguna, ma l’attaccante ghanese gioca poco (5 match nel 1996-97) e di lì a poco inizia un infinito tour di rimpianti che lo vede non-protagonista in Argentina, Turchia, Portogallo, Germania, Cina, Arabia Saudita ed infine in patria. Dal 1996 in poi il Ghana non lo convoca nemmeno più in nazionale. Si ritira nel 2008 ed attualmente cerca di costruirsi una carriera come allenatore.

BERNACCI
Bernacci, poco feeling a Bologna

Marco Bernacci, talento incompreso – Attaccante alto ed esile, il pennellone Bernacci si rivela il miglior prodotto di casa Cesena. Gioca oltre 100 partite in bianconero, segnando 26 gol ed attirando l’attenzione dei club del piano di sopra. Nel 2008 chiude la stagione con 16 reti con la casacca dell’Ascoli e viene ingaggiato dal Bologna, in Serie A, dopo aver dichiarato che non avrebbe mai continuato la carriera in una squadra rivale del suo amato Cesena. La prima annata rossoblu è da dimenticare: chiuso da Di Vaio, Marazzina ed Osvaldo segna solo una rete e finisce nel dimenticatoio, patendo uno scarso feeling con l’ambiente. Torna ad Ascoli, che detiene metà del suo cartellino, riprende a segnare e gli viene data una seconda chance nella massima serie quando viene preso dal Torino. Ma succede che… Bernacci decide di prendersi un anno sabbatico, rinunciando persino allo stipendio. Si parla di depressione, ma lui dichiara che non ha semplicemente più voglia di giocare. La stagione dopo però gli passa, ma anche il treno buono è passato: girovaga nelle serie inferiori senza segnare troppo, ed attualmente milita nel Bellaria Igea Marina, in Lega Pro.

POVES
Poves a Gijon

Javi Poves, il ribelle – Essere una star del calcio è il sogno di tutti: denaro, successo e la possibilità di esibirsi davanti a platee sconfinate semplicemente svolgendo la propria mansione preferita, che sia parare o fare gol. O no? Per Javi Poves no, il calcio è una questione lontana dagli impicci e gli imbrogli della modernità. Cresce nelle giovanili dell’Atletico Madrid. Difensore di buon talento, nel 2008 viene preso dallo Sporting Gijon ed esordisce in prima squadra dopo la gavetta nella formazione B. Ma Javi Poves, a 24 anni, decide di appendere gli scarpini al chiodo. Il motivo? Dichiara di essere nauseato dal business che ruota attorno al calcio, a sua detta tutto un giro di denaro e corruzione. Negli anni precedenti si era rifiutato di ricevere lo stipendio tramite transazioni bancarie, proprio perché contrario a queste istituzioni. Insomma, un vero e proprio partigiano che si è ribellato alle follie del calcio moderno.

Vallerini, foto tratta da Laziowiki.org
Vallerini, foto tratta da Laziowiki.org

Victor Claudio Vallerini, dagli scarpini alla tonaca – Classe ’73, il brasiliano Vallerini è una promessa del vivaio della Lazio, che di lì a poco sfornerà campioni come Nesta e Di Vaio. Ha classe da vendere e per lui si profila un possibile futuro da professionista, ma nel 1992 decide di lasciare lo sport ed entrare in seminario. La sua carriera ecclesiastica dura circa dieci anni: nel settembre del 2002, a quasi trent’anni, Vallerini appende il colletto bianco al chiodo e torna sui suoi passi, lasciandosi alle spalle le sagrestie per tornare sui campi da gioco. Viene ingaggiato dal Camaiore, campionato d’Eccellenza, fa notizia ma in seguito non se ne parla più. Chissà se, ripensando ai suoi trascorsi nelle giovanili biancocelesti, ogni tanto non si immagini di scendere in campo all’Olimpico a fianco di Signori e Casiraghi, sotto la guida di Zeman.

Sarno in maglia reggina
Sarno in maglia reggina

Vincenzo Sarno, il bambino prodigio – Il Torino nota un piccolo campione a Secondigliano: si chiama Vincenzo Sarno, qualcuno lo paragona a Maradona – che fantasia – e la società granata sborsa 180 milioni di lire per portarlo in Piemonte. Ma Vincenzo non si ambienta, e ci può stare: l’interesse mediatico cala, e le aspettative su Sarno rimangono sospese. Nel 2002 entra nelle giovanili della Roma, si affaccia al professionismo con la maglia della Sangiovannese ed inizia una carriera di medio profilo in Serie B e Lega Pro. Attualmente milita nel Foggia, dopo aver contribuito alla promozione in Serie B della Virtus Entella nella passata stagione. Non è diventato Maradona, ma perlomeno non si è perso per strada: questo è il rischio che corrono i giovanissimi campioni che vengono messi sotto pressione.

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