Mese: novembre 2014

Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte II)

Alessandro Iannuzzi sui campi di provincia romani
Alessandro Iannuzzi sui campi di provincia romani

Torniamo ad occuparci di giovani talenti che non hanno avuto fortuna, anche per dargli il giusto tributo e magari rievocare nomi e volti che sembravano dover spaccare il mondo ma poi hanno dovuto cedere il passo ad altri giocatori. I cinque che seguono sono i primi che mi sono venuti in mente stamattina.

Adu baciato da Pelé
Adu baciato da Pelé

Freddy Adu, il bambino prodigio – Il campionato di calcio americano non è mai stato il massimo, anche se in passato ha ospitato stelle come Pelè, Beckenbauer e Matthaeus. I migliori talenti statunitensi generalmente partono dalla MLS e poi arrivano in Europa: uno che sembrava destinato a grandi palcoscenici è senz’altro Freddy Adu, che esordisce a soli 14 anni nel massimo campionato degli USA. Centrocampista di origine ghanese e dai piedi buoni, con i D.C. United colleziona 87 presenze ed 11 gol prima di passare al Salt Lake City. Ha ancora 19 anni quando tenta il grande salto nel Benfica, dove si ritaglia un piccolo spazio ed esordisce in Champions. Si tratta dell’ultimo acuto: esordisce in nazionale ma sparisce a livello di club, totalizzando poche apparizioni con le maglie di Monaco, Belenenses, Aris Salonicco e Caykur Rizespor. Dopo una stagione da protagonista a Philadelphia viene ingaggiato dal Bahia, dove gioca di nuovo poco. Attualmente, a soli 25 anni, è svincolato.

Choutos a Roma
Choutos a Roma

Lampros Choutos, la riserva di lusso – Fa sfracelli nella primavera della Roma ed a soli 16 anni, nel 1996, entra in campo al posto di Totti esordendo in Serie A contro il Napoli. In quattro stagioni e mezzo disputa però poche partite, e questo veloce attaccante viene ceduto all’Olympiakos. In patria Choutos vive il momento migliore della carriera, vincendo quattro campionati di fila e pur non giocando moltissimo segna 22 gol in totale, conquistando pure la maglia della nazionale ellenica. L’Inter lo ingaggia a paramentro zero nel 2004: sembra il momento giusto per la svolta, ma in realtà Choutos imbocca una parabola discendente che lo porta in prestito a Bergamo, Maiorca e Reggio Calabria senza giocare mai con continuità. Nel 2006-07 torna in nerazzurro e vince lo Scudetto, scendendo in campo però una sola volta. Dopo una stagione positiva al Panionios (12 gol) ed una negativa al PAOK Salonicco (zero reti), chiude la carriera a soli 31 anni con la maglia del Pescina Valle del Giovenco, Lega Pro. Attualmente milita nella formazione delle vecchie glorie interiste, disputando partite di beneficenza.

Koetting
Il biondissimo Koetting

Giovanni Koetting, il Platini mancato – Classe ’62, Koetting è un centrocampista esterno di grande classe che la Juventus si ritrova in casa. Di origine fiamminghe, il ragazzo fa la sua gavetta con Udinese e SPAL prima di tornare all’ovile bianconero: in tre stagioni però scende in campo poche volte come sostituto dei titani Platini e Boniek. Vince Scudetto, Coppa Italia, Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea e Coppa delle Coppe, ma per dargli la possibilità di giocare da titolare la Juve lo cede all’Ancona in Serie C. Dopo due stagioni, peraltro niente male, Koetting dice basta: sfumato un trasferimento alla Pro Vercelli preferisce restare a casa e giocare nei dilettanti con le casacche di Ivrea e Rivarolese pur di non cambiare regione, prima di intraprendere per un breve periodo la carriera di allenatore. Si ritira praticamente a soli 26 anni. Attualmente lavora in banca.

Iannuzzi al Milan
Iannuzzi al Milan

Alessandro Iannuzzi, l’aquila dall’ala spezzata – Gioiello delle giovanili della Lazio, Iannuzzi cresce in quel vivaio che sforna Nesta, Di Vaio e Roma. Esordisce nella stagione 1995-96, e si mette in luce con un bel gol su punizione allo scadere in una sfida contro il Torino. Centrocampista di ottima tecnica, Iannuzzi sembra lanciato verso una carriera importante: vince la Coppa Italia a Vicenza, segnando nella finale contro il Napoli, poi viene girato per un altro di prestito a Lecce. In Puglia purtroppo inizia un calvario di infortuni che ne minano la carriera. Il Milan decide comunque di puntare su di lui, ma a Milanello non si riprende e passa lunghi anni in prestito ed in provincia scendendo sempre di categoria e giocando poco. Nel 2001 passa al Messina, dove gioca bene, ma i guai fisici non gli danno tregua: a soli 30 anni si ritrova in Serie C (Teramo), prima di concludere la carriera in piccole squadre di Roma e provincia. Nel 2010-11 gioca nel Pianoscarano prima di diventare allenatore nelle giovanili di Pro Calcio Sabina e Lazio. Conta, tra mille rimpianti, una presenza ed un gol nella Nazionale Under-23.

Puzone a Napoli
Puzone a Napoli

Pietro Puzone, l’amico di Maradona – Nato ad Acerra nel ’63, il centrocampista Puzone cresce nel vivaio del Napoli ed esordisce in Serie A a 19 anni. La gavetta con le casacche di Cavese ed Akragas procede a gonfie vele e nel 1984 torna nella formazione partenopea in concomitanza con l’arrivo del Pibe de Oro. Ma spazio per Puzone non c’è: il ragazzo viene girato in prestito per due stagioni a Catania, dove gioca da titolare con ottimi risultati. Nei brevi periodi passati a Napoli diventa grande amico di Maradona, ma in campo non si vede mai: nell’anno del primo Scudetto campano, poco prima di tornare in Sicilia, compare anche nel film di Nino D’Angelo dedicato ai tifosi azzurri, Quel Ragazzo della Curva B. Dopo due stagioni allo Spezia e nell’Ischia Isolaverde, si ritira a soli 27 anni.

Da Platini a Zidane, la Top 11 dei francesi in Serie A

Didier Deschamps alza la Champions del '96
Didier Deschamps alza la Champions del ’96

Gli olandesi hanno superato gli svedesi nella nostra speciale classifica: questa volta è il turno dei galletti francesi. I big della nazionale transalpina sono tutti transitati per la Serie A, molti di essi nella Juventus. Scopriamo senza indugio se la somma dei loro voti può provocare un nuovo terremoto nella graduatoria dei migliori stranieri visti in Italia!

Francesi in Serie A (4-1-3-2): Lo schema è un curioso 4-1-3-2, dove la difesa risulta totalmente impenetrabile ed il centrocampo poggia sulla dinamicità di Deschamps per coprire le spalle a Djorkaeff, Platini e Zidane. Trezeguet attenderà i cross di Candela, mentre Papin cercherà di sfruttare i numerosi assist che gli arriveranno dalla trequarti. Ad allenare questa squadra ci mettiamo Rudi Garcia, miglior mister francese visto in Italia.

Frey
Frey versione Simon Le Bon

Sébastien Frey (Inter 98-01, Verona 99-00, Parma 01-05, Fiorentina 05-11, Genoa 11-13) Frey è il terzo straniero con più presenze in Serie A dopo Zanetti ed Altafini, oltre che uno dei migliori portieri visti negli ultimi anni. Peccato che in nazionale sia stato quasi ignorato (solo 2 presenze), anche se come vice-Barthez si sono avvicendati estremi difensori molto meno dotati di lui. A portarlo in Italia è l’Inter, che nonostante una buona stagione in prestito a Verona non crede in lui e lo cede al Parma, dove raccoglie la pesante eredità di Buffon. Se la cava egregiamente, proseguendo la carriera da protagonista a Firenze e Genova. Classico portiere eccentrico (rischia di rompersi la testa tuffandosi in una piscina vuota), ha mezzi fisici e una sicurezza notevoli. Attualmente gioca in Turchia nel Bursaspor. 446 presenze in Serie A. Voto: 7/10

blanc
Blanc scugnizzo a Napoli

Laurent Blanc (Napoli 91-92, Inter 99-01) – Blanc gioca in Serie A in due periodi diversi. Dopo stagioni ad alti livelli a Montpellier passa al Napoli, dove disputa una stagione eccellente segnando ben 6 gol. Blanc è un libero alto e forte fisicamente, imbattibile nel gioco aereo, ma per contrasti con la società partenopea torna a giocare in Francia. Dopo qualche anno l’Inter punta su di lui per sostituire il ritirato Bergomi (anche se i due sono coetanei), giocando da titolare per due stagioni. Seppur non giovanissimo trova poi un ingaggio nelle file del Manchester United. La Francia vince il Mondiale e l’Europeo grazie a lui: prima di ogni partita bacia la testa pelata di Barthez come rito portafortuna. 98 presenze e 12 gol in Serie A. Voto: 7/10

candela
Candela, doppio passo e se ne va

Vincent Candela (Roma 97-05, Udinese 05-06, Siena 06-07, Messina 07 – conta anche Albatros 08 in Prima Categoria) – La Roma lo acquista dal Guingamp, quando Candela è una promessa che ha già esordito in nazionale. Si rivela uno dei migliori terzini (o esterni di centrocampo) sinistri della storia recente della Serie A: veloce, abile nei cross e pure nei calci piazzati. Pedina fondamentale dello Scudetto vinto dai giallorossi nel 2001, fa parte del nucleo della Francia zidaniana che vince tutto. 267 presenze e 16 gol in Serie A. Voto: 8/10

Marcel Desailly (Milan 93-98) – Finita l’era dei magici olandesi il Milan necessita di nuove stelle. Desailly è uno dei pilastri di quel Marsiglia che nel 1993 batte i rossoneri in finale di Champions: la stagione successiva arriva a Milanello e conquista di nuovo il trofeo battendo 4-0 il Barcellona (nell’occasione segna pure un gol). Difensore o mediano potente e tecnico, diventa una stella della miglior Francia di sempre ed a Milano vince anche due scudetti prima di passare al Chelsea e chiudere la carriera in Qatar. 164 presenze e 7 gol in Serie A. Voto: 8/10

Lilian Thuram (Parma 96-01, Juventus 01-06) – Difensore centrale o terzino destro fa poca differenza: gioca sempre alla perfezione grazie ad una tecnica difensiva con pochi eguali. Nel Parma forma una vera e propria linea Maginot assieme a Buffon e Cannavaro: i cardini di quella retroguardia passano poi alla Juve, dove Thuram si consacra vincendo due campionati. Campione del Mondo e d’Europa con i Bleus, dopo dieci anni in Italia conclude la super carriera da comprimario nel Barcellona dopo aver scoperto di avere una malformazione cardiaca. 308 presenze e 2 gol in Serie A. Voto: 9/10

Didier Deschamps (Juventus 94-99) – Una carriera che più vincente non si può. Al primo anno in bianconero vince lo Scudetto e la stagione successiva si aggiudica anche la Champions nella finale dell’Olimpico contro l’Ajax. Capitano della Francia campione del Mondo e d’Europa, Deschamps è un centrocampista tatticamente superbo e completo: in seguito diventa anche allenatore della Juventus, con risultati altalenanti, ed attualmente è commissario tecnico dei Bleus. 124 presenze e 4 gol in Serie A. Voto: 8/10

djorkaeff
La magica acrobazia di Djorkaeff

Youri Djorkaeff (Inter 96-99) – Francese ma di origine armena, dopo aver fatto sfracelli nella Ligue 1 Djorkaeff si rende protagonista assoluto nell’Inter di Simoni, sfiorando lo scudetto del 1998 vinto tra mille polemiche dalla Juventus. Le sue giocate incantano San Siro, memorabile un suo gol in rovesciata realizzato contro la Roma: nelle file dei nerazzurri, questo trequartista dalla tecnica sopraffina si aggiudica comunque la Coppa UEFA battendo in finale la Lazio. Anche lui vince l’accoppiata Mondiale+Europeo, confermandosi uno dei giocatori più talentuosi del periodo. 87 presenze e 30 gol in Serie A. Voto: 8/10

Le Roi bianconero
Le Roi bianconero

Michel Platini (Juventus 82-87) – Il più forte giocatore francese di tutti i tempi… prima dell’arrivo di Zidane? Difficile da stabilire! Platini, di origine italiana e dalla corporatura esile, arriva alla Juventus dopo stagioni ad altissimi livelli con le maglie di Nancy e St. Etienne. Assieme a Boniek forma una coppia di stranieri che permette ai bianconeri di dominare in campionato ed aggiudicarsi la tragica Coppa dei Campioni dell’Heysel: è proprio Platini a realizzare il rigore decisivo nella sfida contro il Liverpool. Centrocampista dotato di un tiro imparabile e capace di servire assist inimmaginabili, Platini riesce nell’impresa di far vincere un trofeo internazionale alla Francia (EURO ’84) e conquistare ben tre Palloni d’oro di fila. Conclude la carriera a soli 32 anni, prevedendo un precoce declino atletico. Attualmente è presidente della UEFA. 147 presenze e 68 gol in Serie A. Voto: 10/10

Zinédine Zidane (Juventus 96-01) – Quando la Juventus acquista Zidane dal Bordeaux, qualcuno all’inizio è scettico. Non immagina però che la società bianconera ha portato in Italia un giocatore destinato a fare la storia: trequartista potente, veloce e dalla tecnica perfetta, Zizou diventa un asso nella manica notevole per la formazione torinese, ma nonostante i successi in campionato non riesce a vincere la Champions. Dopo quattro stagioni i bianconeri lo cedono al Real Madrid per 150 miliardi di lire, realizzando una plusvalenza clamorosa contando che era stato pagato 7,5. Finalmente, dopo aver vinto Mondiale ed Europeo, in Spagna Zidane riesce ad aggiudicarsi il massimo trofeo continentale per club, prima di chiudere la carriera con la brutta espulsione nella finale dei Mondiali del 2006 dopo l’ormai celebre capocciata a Materazzi. 151 presenze e 24 gol in Serie A. Voto: 9/10

Papin rossonero
Papin rossonero

Jean-Pierre Papin (Milan 92-94) – Autentica leggenda nel Marsiglia, dove vince quattro campionati di fila e segna valanghe di reti, passa al Milan fresco di Pallone d’oro ma alla prima stagione perde la finale di Champions proprio contro i suoi ex compagni di squadra. Poco male, perché l’anno dopo i rossoneri battono 4-0 il Barça e si aggiudicano di nuovo il trofeo: Papin a Milano non è titolarissimo, ma contribuisce ai successi del club vincendo anche due scudetti e due Supercoppe italiane durante la permanenza in Italia. Passa al Bayern nel 1994, dove in due anni gioca poco a causa di numerosi infortuni. In realtà la carriera di Papin è lungi dal terminare: si ritira 2004, ma quattro anni dopo torna a giocare nei dilettanti a 45 anni suonati! 40 presenze e 18 gol in Serie A. Voto: 6/10

David Trezeguet (Juventus 00-10) – Lui ed Henry sono le stelle del Monaco che tra il ’97 ed il 2000 vince due campionati. Henry è il primo a partire per Torino, ma in bianconero viene scartato senza appello dopo una stagione in chiaroscuro. Il resto è storia, Henry diventa una delle stelle del calcio mondiale con la maglia dell’Arsenal. La Juventus ci riprova con Trezeguet (fresco di golden gol decisivo contro l’Italia nella finale di EURO 2000!) e questa volta l’esito è fenomenale: Trezegol, in nove stagioni in Italia, segna tantissimo ed in tutti i modi possibili, essendo un centravanti che vive per il gol. Nonostante ciò, vince solo due scudetti e due Supercoppe italiane: è il periodo sfigato della Juventus in Europa. Si riscatta con la Nazionale, vincendo tutto. Dopo aver giocato un po’ in Argentina – paese di cui è originario – Trezeguet passa nel campionato indiano, dove attualmente milita. 245 presenze e 138 gol. Voto: 9/10

Totale francesi in Serie A: 89

Classifica aggiornata

  1. Francia 89 pt.
  2. Paesi Bassi 84,5 pt.
  3. Svezia 81 pt.
  4. Germania 80 pt.
  5. Uruguay 74,5 pt.

Forever Young – La storia dei talenti spariti (quasi) nel nulla (parte I)

Nii Lamptey con la casacca dell'Aston Villa
Nii Lamptey con la casacca dell’Aston Villa

Entrano nei pulcini ed il mister non ha dubbi: “Ha la stoffa”. La loro carriera nelle giovanili è un susseguirsi di elogi, tornei vinti e coppette nella bacheca, sognando un futuro in un top club. E poi? Ci sono mille motivi per i quali un giocatore non riesce a concretizzare le aspettative dell’età più verde. In questa rubrica vi presentiamo coloro che non ce l’hanno fatta, e spesso si tratta di storie incredibili.

Lamptey campione mondiale U-17
Lamptey campione mondiale U-17

Nii Lamptey, il Pelè mancato – Nel 1991 il Ghana si aggiudica i Mondiali Under-17 disputatisi in Argentina. Le piccole stelle finiscono subito sotto la luce dei riflettori: per talenti come Kuffour, Gargo e Duah si aprono le porte dei campionati professionistici europei, ma a distanza di anni a rimanere indietro – sparendo quasi nel nulla – è proprio il giocatore che a fine torneo viene premiato come miglior giocatore, Nii Lamptey. Ed in quel torneo scesero in campo pure Del Piero e Veron, per dire. Alle Olimpiadi del 1992 il Ghana continua a stupire, conquistando il bronzo, e Lamptey gioca da Dio, tanto che un certo Pelè dichiara di vedere in lui il suo erede naturale. La benedizione purtroppo non ha riscontro nella carriera di Lamptey: gli esordi con le maglie di Anderlecht e PSV sono buoni, ma poi si perde nell’Aston Villa e nel Coventry. Il Venezia lo porta in laguna, ma l’attaccante ghanese gioca poco (5 match nel 1996-97) e di lì a poco inizia un infinito tour di rimpianti che lo vede non-protagonista in Argentina, Turchia, Portogallo, Germania, Cina, Arabia Saudita ed infine in patria. Dal 1996 in poi il Ghana non lo convoca nemmeno più in nazionale. Si ritira nel 2008 ed attualmente cerca di costruirsi una carriera come allenatore.

BERNACCI
Bernacci, poco feeling a Bologna

Marco Bernacci, talento incompreso – Attaccante alto ed esile, il pennellone Bernacci si rivela il miglior prodotto di casa Cesena. Gioca oltre 100 partite in bianconero, segnando 26 gol ed attirando l’attenzione dei club del piano di sopra. Nel 2008 chiude la stagione con 16 reti con la casacca dell’Ascoli e viene ingaggiato dal Bologna, in Serie A, dopo aver dichiarato che non avrebbe mai continuato la carriera in una squadra rivale del suo amato Cesena. La prima annata rossoblu è da dimenticare: chiuso da Di Vaio, Marazzina ed Osvaldo segna solo una rete e finisce nel dimenticatoio, patendo uno scarso feeling con l’ambiente. Torna ad Ascoli, che detiene metà del suo cartellino, riprende a segnare e gli viene data una seconda chance nella massima serie quando viene preso dal Torino. Ma succede che… Bernacci decide di prendersi un anno sabbatico, rinunciando persino allo stipendio. Si parla di depressione, ma lui dichiara che non ha semplicemente più voglia di giocare. La stagione dopo però gli passa, ma anche il treno buono è passato: girovaga nelle serie inferiori senza segnare troppo, ed attualmente milita nel Bellaria Igea Marina, in Lega Pro.

POVES
Poves a Gijon

Javi Poves, il ribelle – Essere una star del calcio è il sogno di tutti: denaro, successo e la possibilità di esibirsi davanti a platee sconfinate semplicemente svolgendo la propria mansione preferita, che sia parare o fare gol. O no? Per Javi Poves no, il calcio è una questione lontana dagli impicci e gli imbrogli della modernità. Cresce nelle giovanili dell’Atletico Madrid. Difensore di buon talento, nel 2008 viene preso dallo Sporting Gijon ed esordisce in prima squadra dopo la gavetta nella formazione B. Ma Javi Poves, a 24 anni, decide di appendere gli scarpini al chiodo. Il motivo? Dichiara di essere nauseato dal business che ruota attorno al calcio, a sua detta tutto un giro di denaro e corruzione. Negli anni precedenti si era rifiutato di ricevere lo stipendio tramite transazioni bancarie, proprio perché contrario a queste istituzioni. Insomma, un vero e proprio partigiano che si è ribellato alle follie del calcio moderno.

Vallerini, foto tratta da Laziowiki.org
Vallerini, foto tratta da Laziowiki.org

Victor Claudio Vallerini, dagli scarpini alla tonaca – Classe ’73, il brasiliano Vallerini è una promessa del vivaio della Lazio, che di lì a poco sfornerà campioni come Nesta e Di Vaio. Ha classe da vendere e per lui si profila un possibile futuro da professionista, ma nel 1992 decide di lasciare lo sport ed entrare in seminario. La sua carriera ecclesiastica dura circa dieci anni: nel settembre del 2002, a quasi trent’anni, Vallerini appende il colletto bianco al chiodo e torna sui suoi passi, lasciandosi alle spalle le sagrestie per tornare sui campi da gioco. Viene ingaggiato dal Camaiore, campionato d’Eccellenza, fa notizia ma in seguito non se ne parla più. Chissà se, ripensando ai suoi trascorsi nelle giovanili biancocelesti, ogni tanto non si immagini di scendere in campo all’Olimpico a fianco di Signori e Casiraghi, sotto la guida di Zeman.

Sarno in maglia reggina
Sarno in maglia reggina

Vincenzo Sarno, il bambino prodigio – Il Torino nota un piccolo campione a Secondigliano: si chiama Vincenzo Sarno, qualcuno lo paragona a Maradona – che fantasia – e la società granata sborsa 180 milioni di lire per portarlo in Piemonte. Ma Vincenzo non si ambienta, e ci può stare: l’interesse mediatico cala, e le aspettative su Sarno rimangono sospese. Nel 2002 entra nelle giovanili della Roma, si affaccia al professionismo con la maglia della Sangiovannese ed inizia una carriera di medio profilo in Serie B e Lega Pro. Attualmente milita nel Foggia, dopo aver contribuito alla promozione in Serie B della Virtus Entella nella passata stagione. Non è diventato Maradona, ma perlomeno non si è perso per strada: questo è il rischio che corrono i giovanissimi campioni che vengono messi sotto pressione.

Raccolta indifferenziata: la Flop 5 dei bidoni biancocelesti

dela 2La nostra rubrica dedicata ai peggiori bidoni del mondo del calcio è iniziata sotto il segno della Lupa: per par condicio, dopo l’AS Roma ci dedichiamo all’altra metà del calcio capitolino, ovvero la Lazio. Una curiosità: tutti i bidoni presenti in quest’articolo parlano spagnolo, a parte Makinwa! Abbiamo lasciato fuori dalla graduatoria Cissé (che ce l’ha messa tutta) e Zarate, che almeno il primo anno giocò bene prima di rivelarsi un fuoco di paglia.

gonzalez
Esteban Gonzalez

5 – I Misteriosi Sudamericani (2004-2005, 9 presenze in Serie A) – L’antefatto: Claudio Lotito compra la Lazio e a pochi giorni dall’inizio del campionato capisce che a disposizione del tecnico Mimmo Caso ci sono solo Di Canio, i ragazzi della primavera e le sagome della barriera per gli allenamenti. In fretta e furia mette sotto contratto giocatori noti (tipo Rocchi e i gemelli Filippini) e meno noti, ovvero un contingente di misteriosi sudamericani che, a parte Talamonti, non lascerà traccia. Il misfatto: Miguel Mea Vitali è il capitano della nazionale venezuelana. Centrocampista con illustri precedenti in Italia (Poggibonsi), con la maglia della Lazio non scende mai in campo. Ma mai, proprio. L’argentino Brian Robert è invece un ragazzino biondo, trequartista si dice, che viene mandato in prestito a Catanzaro senza disputare mai gare con la Lazio. Poi c’è il più fortunato di tutti, Esteban Gonzalez: ex-centrocampista del Gimnasia La Plata, colleziona ben (!) 3 presenze nella massima serie. Non dimentichiamoci infine di Matias Lequi: titolare nell’Atletico Madrid, con la casacca biancoceleste si vede in campo solo 6 volte al centro della difesa, senza impressionare. L’epilogo: Nove presenze totali in Serie A è il magro bottino raccolto da questi quattro giocatori. Il buon Talamonti, da solo, ne colleziona 12 (segnando pure un gol all’Inter). Mea Vitali prosegue la propria carriera in giro per il mondo: dopo una parentesi nel Sora, si esibisce pure in Grecia e nel Liechtenstein prima di tornare in patria. Curiosamente, nonostante una carriera a livello di club piuttosto sottotono, rimane sempre titolarissimo in nazionale. Robert e Gonzalez vengono rispediti ben presto nel campionato argentino, mentre Lequi si riscatta parzialmente nel Celta Vigo ma attualmente è svincolato. Lotito è avvertito, non si sa mai volesse riprovarci. Indice di bidonaggine: non calcolabile

makinwa4. Stephen Makinwa, talento fuori gioco (2006-2012, 45 presenze e 3 gol in Serie A) – L’antefatto: Il nigeriano Makinwa arriva giovanissimo in Italia. Dopo una gavetta lunghissima inizia ad ingranare con le maglie di Genoa, Atalanta e Palermo: è un attaccante veloce e potente, magari non segna molto ma ci si può lavorare. Il misfatto: La Lazio lo acquista in comproprietà come rimpiazzo di Rocchi e Pandev, e dopo una prima stagione condita da 3 gol (che resteranno gli unici) lo riscatta, spendendo in tutto 6,3 milioni di euro. Ma Makinwa, incredibilmente, sparisce. Passa due stagioni in prestito alla Reggina ed al Chievo, segnando in tutto un gol ed infortunandosi spesso. La Lazio non ci crede più e lo manda in prestito anche al Larissa, in Grecia, dove non si schioda dalla media di un gol a stagione. L’ultima stagione a Formello la passa senza giocare. L’epilogo: A soli 29 anni Makinwa si ritrova senza squadra. Dalla Serie A passa alla Lega Pro (Carrarese), riprendendo perlomeno a giocare e segnare. Dopo un’esperienza in Cina, attualmente si porta dietro i suoi rimpianti nel Nova Gorica, campionato sloveno. Indice di bidonaggine: 60%

carrizo3. Juan Pablo Carrizo, la gambeta sbilenca (2007-2013, 25 presenze e 35 gol subiti in Serie A) – L’antefatto: Carrizo esplode nel River Plate e sembra destinato a diventare il portiere del futuro della nazionale albiceleste. La Lazio deve ancora trovare un degno erede del grande Peruzzi, e decide di puntare su di lui. Il misfatto: Lotito rompe il salvadanaio e caccia 7 milioni e mezzo di euro per portarlo a Formello. A causa di problemi burocratici relativi alla sua naturalizzazione, occorre aspettare un anno per vederlo in azione: i risultati sono però deludenti. La sua gambeta, la finta per uccellare gli attaccanti in dribbling, causa più apprensione che applausi e dopo tante incertezze finisce in panchina a favore del più sicuro Muslera. L’epilogo: Carrizo esce dal giro della Nazionale e peregrina in prestito in varie squadre, senza tornare ai livelli di inizio carriera. Attualmente è il rincalzo di Handanovic all’Inter. Indice di bidonaggine: 70% 

de la pena2. Ivan de la Peña, il piccolo Buddha d’oro (1998-1999; 2001-2002, 15 presenze in Serie A) – L’antefatto: Cresciuto nella cantera blaugrana, de la Peña sembra proiettato a recitare un ruolo di prim’ordine nel centrocampo del Barça: ha classe ed assist da vendere. Tuttavia il nuovo tecnico van Gaal non lo vede troppo bene, e finisce sulla lista dei trasferimenti. Il misfatto: A fine anni ’90 la Lazio conosce il massimo splendore economico, tanto che patron Cragnotti acquista il centrocampista spagnolo per 30 miliardi di lire e ricoprendolo d’oro: 6 miliardi a stagione, cifra che lo pone dietro solo a Maradona e Ronaldo per quanto riguarda il top degli ingaggi italiani. I biancocelesti hanno però fin troppo talento a centrocampo, con i vari Almeyda, Veron, Nedved e compagnia bella: de la Peña gioca poco, si impegna ma deve far fronte pure agli infortuni e ai dubbi di Eriksson. Diventa suo malgrado un flop clamoroso, però conquista il pubblico con la sua simpatia. L’epilogo: Lo spagnolo finisce per due anni in prestito, prima al Marsiglia e poi al nido catalano. Torna a Roma per la stagione 2001-2002, dove scende in campo solo una volta (!). Il suo riscatto avviene a Barcellona, sponda Espanyol, squadra di cui diviene leader e capitano per otto stagioni conquistando pure la nazionale e concludendo la carriera all’altezza del proprio potenziale. Indice di bidonaggine: 90% 

Gaizka_Mendieta1 – Gaizka Mendieta, campione smarrito (2001-2002, 20 presenze in Serie A) – L’antefatto: Mendieta, basco D.O.C., è l’anima di quel Valencia che sfiora due volte la Champions League, fermandosi solo in finale. Centrocampista di tecnica, corsa e grinta, sembra perfetto per rilanciare una Lazio che tenta di rientrare tra le pretendenti al titolo. Il misfatto: La cifra spesa per Mendieta è astronomica: 43 milioni di euro. Il centrocampista gioca però solo 20 partite in Serie A, più qualcuna nella sfortunata stagione in Champions dei biancocelesti. Mendieta sembra l’ombra di se stesso, non riesce mai a rendersi protagonista e non segna manco un gol. L’epilogo: Nonostante l’annata disastrosa disputa un buon Mondiale e torna in prestito in Spagna, dove gioca con continuità nel Barcellona. Chiude la carriera al Middlesbrough tra mille infortuni, senza mai tornare ai livelli di Valencia e confermandosi come la massima cantonata dell’era Cragnotti. Indice di bidonaggine: 100% e lode