Mese: ottobre 2014

Da van Basten a Sneijder, la Top 11 degli olandesi in Serie A

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Gullit, van Basten e Rijkaard: inarrivabili

Quarto appuntamento con la nostra Top 11 degli stranieri della Serie A: dopo Germania, Svezia ed Uruguay, è arrivato il momento di inserire in classifica i migliori giocatori olandesi che hanno calcato i terreni di gioco italiani.

Paesi Bassi in Serie A (3-5-2): Modulo dinamico che permette di inserire i grandi centrocampisti che si sono esibiti in Italia, a supporto del lunatico Bergkamp e del letale van Basten. La difesa è quasi impenetrabile, con titani come Krol, Rijkaard e Stam. In panchina ci sta benissimo Arrigo Sacchi, che negli anni ’80-’90 ha condotto il Milan a successi memorabili proprio puntando sul trio di olandesi più famoso della Serie A.

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van der Sar, alla Juve così così

Edwin van der Sar (Juventus 99-01) – La tradizione dei portieri bianconeri è leggendaria: Zoff, Tacconi e Peruzzi assicurano per lunghi anni prestazioni eccellenti. Per proseguire in bellezza la Vecchia Signora decide di puntare sul primo portiere straniero della propria storia: van der Sar, gigantesca saracinesca dell’Ajax, con cui vince tutto, e della nazionale olandese. Il primo anno gioca bene, il secondo anno maluccio: commette tre papere clamorose su Salas, Paulo Sousa e Nakata in campionato ed in Champions. La Juve nei due anni con van der Sar vince solo un Intertoto, e la società decide di rinnovarsi e puntare su Buffon. Il portierone olandese si riscatta nel Fulham prima di tornare a collezionare trofei col Manchester United. 66 presenze in Serie A. Voto: 6/10

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Krol, granitico nel Napoli

Ruud Krol (Napoli 80-84) – Leggenda dell’Ajax, arriva al Napoli già ultratrentenne ma con ancora molta benzina in corpo. Nel ruolo di libero si distingue come uno dei migliori giocatori della Serie A ad inizio anni ’80: il Napoli si mantiene ai piani alti della classifica grazie alla sua leadership difensiva. Quando il fisico non lo sostiene più passa al Cannes, prima di intraprendere una carriera da giramondo della panchina, soprattutto in Africa. Vanta due secondi posti ai Mondiali ai tempi della super Olanda di Cruijff e Neeskens, nonché tre Coppe dei Campioni vinte con i lancieri. 107 presenze ed 1 gol in Serie A. Voto: 7,5/10

Frank Rijkaard (Milan 88-93) – Uno dei tre olandesi fenomeni del Milan che vince tutto tra gli anni ’80 e ’90. Difensore centrale o mediano, Rijkaard mette in mostra sempre e comunque una tecnica invidiabile unita a doti fisiche notevoli. Anche lui scuola Ajax, arriva a vincere tre Coppe dei Campioni ed un Europeo: chiude la carriera proprio nei lancieri prima di intraprendere una carriera da allenatore di squadre di successo, ritirandosi nel marzo del 2014. 142 presenze e 16 gol in Serie A. Voto: 8,5/10

Stam, meglio non farlo arrabbiare
Stam, meglio non farlo arrabbiare

Jaap Stam (Lazio 01-04, Milan 04-06) – Autentico titano dei Red Devils e della nazionale, Stam viene portato in Italia dalla Lazio. Gli inizi sono pessimi: gioca poco e si becca pure una squalifica per doping, ma nella seconda stagione si riscatta e torna ad essere il mostro difensivo – dotato pure di una legna dalla distanza niente male – che permette ai biancocelesti di vincere una Coppa Italia nel 2004. Le finanze laziali languono e Stam mugugna: passa al Milan, dove non gioca con continuità. Chiude la carriera nell’Ajax, dopo una lunga permanenza anche nella nazionale olandese: da ricordare, in negativo, il suo rigore calciato altissimo nella semifinale di Euro 2000 contro l’Italia. 112 presenze e 5 gol in Serie A. Voto: 6,5/10

Edgar Davids (Milan 96-97, Juventus 97-04, Inter 04-05) – Quando Gullit, Rijkaard e van Basten sono ormai a fine carriera, il Milan cerca di rimpolpare il contingente olandese con nuovi talenti. Bogarde e Reiziger si rivelano bidoni D.O.C., per non parlare di Kluivert. L’unico acquisto azzeccato viene etichettato come “mela marcia” dopo una prima stagione in chiaroscuro: Davids passa così alla Juventus, dove diventa un simbolo della formazione bianconera. A causa di un glaucoma deve indossare degli occhiali che gli danno un aspetto ancora più minaccioso, unito alle treccine selvagge. Vince tre scudetti e perde due finali di Champions: passa al Barcellona a causa di dissidi con Lippi, torna in Italia all’Inter ma è ormai l’ombra del mediano inarrestabile ammirato in maglia bianconera. 192 presenze ed 8 gol in Serie A. Voto: 7,5/10

Ruud Gullit (Milan 87-93, Sampdoria 93-94, Milan 94, Sampdoria 94-95) – Uno dei giocatori più forti di tutti i tempi: il Tulipano Nero corre per quattro e gioca perfettamente a centrocampo ed in attacco. Si mette in luce nel Feyenoord e nel PSV prima di diventare una delle colonne del super Milan. Le sue treccine rasta diventano un simbolo, e si fa notare pure come artista reggae. Quando i rapporti con Milanello si guastano, passa alla Samp – dove continua a segnare – prima del canto del cigno al Chelsea. 178 presenze e 61 gol in Serie A. Voto: 9/10

Seedorf e Davids, treccine infuocate
Seedorf e Davids, treccine infuocate

Clarence Seedorf (Sampdoria 95-96, Inter 99-02, Milan 02-12) – A livello di prestazioni, il Milan può considerare Seedorf alla pari del trio delle meraviglie del passato: centrocampista straordinario, di grinta e tecnica di altissimo livello. La Samp fiuta l’affare dopo averlo visionato nell’Ajax, ma non può trattenerlo a lungo: diventa ben presto un pilastro del Real Madrid. L’Inter lo riporta in Italia, ma dopo due stagioni compie una delle sue usuali disastrose mosse di mercato del periodo: lo cede al Milan in cambio di… Coco! In rossonero Seedorf vince la sua terza Champions (unico giocatore a vincerne tre con altrettante squadre diverse) e diventa una leggenda del centrocampo del club assieme a Pirlo (altro ex-interista), in nerazzurro Coco colleziona gli infortuni che lo costringono presto al ritiro. 396 presenze e 58 gol in Serie A. Voto: 8,5/10

Wesley Sneijder (Inter 09-13) – Trequartista dal tiro letale, Sneijder cresce nell’Ajax ed il Real Madrid punta su di lui per renderlo il numero 10 del futuro. A causa di qualche acciacco di troppo le cose non vanno come sperato, e viene ceduto senza troppi problemi all’Inter: a Milanello rinasce e sciorina grande football per le prime due stagioni, contribuendo ai successi dell’era-Mourinho, sfiorando il Pallone d’oro. Gli acciacchi gli rovinano però le successive due annate, e la società nerazzurra lo vende al Galatasaray: attualmente è il leader indiscusso della formazione turca, e durante gli ultimi Mondiali (i terzi per lui) è tornato a giocare ai consueti livelli. Con gli Orange, il cecchino di Utrecht conta 109 gettoni conditi da 27 reti. 76 presenze e 13 gol in Serie A. Voto: 7/10

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Winter, beniamino laziale

Aron Winter (Lazio 92-96, Inter 96-99) – Grande talento scuola Ajax, diventa un simbolo della Lazio che si appresta ad entrare nel novero delle big del calcio italiano. Nel 1996 passa all’Inter, dove conquista la Coppa UEFA del 1998 proprio vincendo contro la sua ex-squadra biancoceleste. Centrocampista completo, disputa tre Mondiali con la maglia della nazionale olandese, di cui è un titolare indiscutibile: fa parte della rosa vincente ad Euro ’88. 200 presenze e 22 gol in Serie A. Voto: 8/10

Bergkamp, fenomeno timido nerazzurro
Bergkamp, fenomeno timido nerazzurro

Dennis Bergkamp (Inter 93-95) – Uno dei migliori giocatori olandesi degli anni ’90, Bergkamp in Italia non sfonda del tutto. Nell’Ajax disputa stagioni ad altissimi livelli, segnando più di 100 gol nel campionato olandese: in nerazzurro segna poco lasciando solo intravedere lo straordinario talento offensivo che esprimerà meglio con la casacca dell’Arsenal (87 reti in 315 presenze nella Premier). La sua paura di volare ed un carattere un po’ fragile lo frenano, ma resta pur sempre uno dei migliori maestri del dribbling mai visti in azione in Europa. 52 presenze ed 11 gol in Serie A. Voto: 6/10

Marco van Basten (Milan 87-95) – L’uomo dei tre Palloni d’oro si ritira a soli 30 anni a causa di quattro interventi chirurgici alla caviglia, lasciando nell’ambiente rossonero la sensazione di non poter mai più trovare uno come lui. Nell’Ajax riesce a segnare con una media di quasi un gol a partita: quando sbarca a Milano alterna periodi di grazia assoluta a lunghi stop a causa dei problemi fisici. Nonostante tutto passa alla storia grazie all’innato senso del gol ed ai mezzi fisici unici: un centravanti capace di segnare in tutte le maniere possibili. Oltre a vincere tutto a livello di club, si aggiudica Euro ’88 assieme a Gullit e Rijkaard. Il Cigno di Utrecht diventa poi un allenatore di discreto successo, guidando anche la nazionale orange. 147 presenze e 90 gol in Serie A. Voto: 10/10

Totale olandesi in Serie A: 84,5/110

Classifica aggiornata

  1. Paesi Bassi 84,5 pt.
  2. Svezia 81 pt.
  3. Germania 80 pt.
  4. Uruguay 74,5 pt.

Raccolta indifferenziata: la Flop 5 dei bidoni giallorossi

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Il nostro blog tratta tutte le tematiche pallonare a 360°: poteva mancare una rubrica sui bidoni? Ovviamente no! La strutturiamo così: presenteremo una Flop 5 dei peggiori affari delle società italiane (se ci gira, magari pure estere). Oggi partiamo con la magica Roma: tutto sommato di bidoni clamorosi ne ha presi pochi, ma… impossibili da dimenticare!

Fabio Junior5. Fábio Júnior, il nuovo Fenomeno (1999-00, 16 presenze e 4 gol) –   L’antefatto: Gli anni zero del nuovo millennio sono ricchi di soldi e speranze: i talenti pullulano e la Serie A è l’Eldorado. L’Inter compra Ronaldo e le big di conseguenza devono attrezzarsi. Zeman chiede alla dirigenza di comprare Shevchenko, ma la società decide di investire 30 miliardi in colui che è considerato il nuovo Fenomeno: Fábio Júnior, stellina del Cruzeiro nel giro della nazionale verdeoro. Il misfatto: Fábio Júnior non si rivela proprio uguale a Ronaldo: è un pennellone lento e segna poco. Viene presto chiuso dalla concorrenza di Totti, Delvecchio e Montella e con soli 4 gol all’attivo la sua esperienza italiana si conclude mestamente. L’epilogo: Diventa un giramondo e milita negli Emirati, in Germania ed in Israele, senza ritrovare la vena dei primi anni di carriera. Dal 2010 milita nell’América di Belo Horizonte, nella Serie B brasiliana: lì un bel po’ di gol li ha fatti, in effetti. Indice di bidonaggine: 75%

Andrade4. Jorge Luis Andrade da Silva, la moviola in campo (1988-1999, 9 presenze) – L’antefatto: Campione pluridecorato del Flamengo con sporadiche presenze in Nazionale, Andrade viene portato a Roma per sostituire, nell’immaginario della dirigenza, il Divino Falcao. Viene pagato 1 miliardo e mezzo di lire e i tifosi lo ribatezzano Marajà. Il misfatto: Andrade è completamente fuori forma: la maglietta si allarga attorno al punto vita ed in campo sembra un punto fermo, tanto che da Marajà diventa Er Moviola. Assieme a Renato forma un duo di brasiliani pasticcioni e lenti di inusuale mediocrità. L’epilogo: Torna a giocare in patria e per quasi dieci anni latita in squadre di secondo o terzo piano. Indice di bidonaggine: 80%

Renato Portaluppi3. Renato Portaluppi, l’ala playboy (1988-1989, 28 presenze) – L’antefatto: Renato è un’ala brasiliana di grande successo: titolare della Nazionale (in anni in cui però i verdeoro non sono proprio fortissimi), col Grèmio conquista una Libertadores ed una Intercontinentale. A 28 anni sembra all’apice della carriera e la Roma lo porta in Serie A assieme al connazionale Andrade, pagandolo 3 miliardi di lire. Appena giunto a Trigoria si distingue per umiltà: si definisce più forte di Gullit e Maradona. Il misfatto: Renato sembra essersi dimenticato come si gioca a calcio non appena tocca piede in Italia: infatti non azzecca un dribbling, un tiro o un assist. Ogni settimana annuncia che il suo momento grigio è vicino alla fine, ma ciò non avviene mai. Si distingue solo per le sue doti da playboy. L’epilogo: Quando i tifosi della Roma espongono lo striscione A Renato, ridacce Cochi, la dirigenza capisce di aver preso una sòla. A fine stagione Portaluppi torna in Brasile, conclude la carriera e diventa un allenatore di successo. Indice di bidonaggine: 88%

Adriano2. Adriano Leite Ribeiro, attaccante di peso (2010-11, 5 partite) – L’antefatto: Adriano è uno dei più grandi talenti del calcio brasiliano del nuovo millennio: potente, veloce e dotato di un tiro terrificante. Con le maglie del Parma e dell’Inter colleziona grandi prestazioni, ma poi torna in Brasile a causa di un comportamento fuori dal campo non proprio esemplare. Il misfatto: Adriano ingrassa vistosamente, ma è reduce di una buona stagione al Flamengo. A suo rischio e pericolo, la Roma punta sul suo rilancio: flop totale. Il precampionato è decente, ma tra infortuni vari colleziona pochissime presenze senza lo straccio di un gol in campionato, nonostante avesse promesso di farne addirittura venti. L’epilogo: Torna di nuovo in Sudamerica, ma è praticamente un ex-giocatore. Attualmente è svincolato. Indice di bidonaggine: 95%

Cesar Gomez1. César Gómez, il venditore di auto (1997-2001, 3 presenze) – L’antefatto: Difensore spagnolo dotato di buona tecnica, si mette in luce nel Tenerife e Zeman lo reputa perfetto per rinforzare la retroguardia giallorossa. Firma un quadriennale da un miliardo e mezzo, mentre al Tenerife ne vanno sei. In realtà César Gómez è il ripiego di una lista che include Nadal e Stam, che però non c’è verso di portare a Trigoria. Il misfatto: Un fantasma. César Gómez gioca tre partite (tre!) in circa quattro anni. Finisce ben presto fuori rosa e rifiuta di andarsene, restando fino a fine contratto da autentico turista nella capitale. L’epilogo: César Gómez si ritira dal calcio ed apre una concessionaria di automobili all’EUR. Indice di bidonaggine: 100% e lode

PS. Ci segnalano un aneddoto su César Gómez: pare che fu acquistato a causa di un disguido “tecnico”, in quanto Zeman si riferiva a Paz e non a lui quando rimase meravigliato da quel forte difensore in azione con la maglia del Tenerife. Scambio di persona!

Da Schiaffino a Sosa, la Top 11 degli uruguaiani in Serie A

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Sosa alza la Coppa UEFA del 1994

Dopo il clamoroso sorpasso della squadra svedese su quella tedesca – non ve lo aspettavate vero? – è arrivato il momento di far scendere in campo i migliori giocatori uruguaiani o uruguagi che dir si voglia. L’Uruguay, paese che ha vinto ben due mondiali, ha fornito alla Serie A i suoi due giocatori più rappresentativi degli anni ’50 (Ghiggia e Schiaffino), mentre negli anni ’90 abbiamo assistito ad un discreto esodo favorito dalla presenza di numerosi talenti. Senza indugi, ladies e gentleman, ecco la Top 11 degli uruguagi della Serie A!

Uruguay in Serie A (3-4-3) – Il trio difensivo è arcigno e permette di sopperire alle possibili papere di Muslera. Gargano fa da scudo a centrocampo, affiancato dal geniale Schiaffino che, da navigato regista, saprà innescare il rapido Ghiggia. Male che va, la passa a Recoba, ma a quel punto può succedere di tutto. Il trio offensivo è di prima qualità: la velocità di Fonseca, la potenza di Sosa e la velocità e la potenza di Cavani. Allenatore ovviamente El Maestro, ovvero Óscar Tabárez: l’attuale CT dell’Uruguay è stato troppo frettolosamente dimenticato dal calcio italiano, ma… ha saputo vendicarsi agli ultimi mondiali!

Fernando Muslera (Lazio 07-11) – L’esordio a San Siro contro il Milan è un naufragio: prende gol da tutte le parti e finisce per favorire il ritorno dell’highlander Ballotta tra i pali. Ma col tempo cresce ed acquisisce sicurezza, scalza il bidone Carrizo diventando un portiere più che dignitoso e conquistando pure la maglia della nazionale celeste. Passa al Galatasaray nell’ambito dell’affare che porta Cana alla Lazio. 96 presenze in Serie A. Voto: 6/10

Diego López (Cagliari 98-10 tra Serie A e B) – Omonimo ma nulla a che vedere con il portierino spagnolo del Milan: a livello di presenze questo López è il quinto di sempre con la maglia del Cagliari. Guida la difesa rossoblu con sapienza, in posizione centrale o come terzino. Dopo tanti anni diventa anche capitano ed in seguito persino allenatore. Attualmente guida il Bologna. Nel suo palmares figura la bella vittoria dell’Uruguay nella Copa America del 1995. 194 presenze e 3 gol in Serie A (conta anche 119/4 in B).Voto: 6/10

Gustavo Méndez (Vicenza 95-99, Torino 99-00; conta anche Torino 00-01 in Serie B) – Il Vicenza lo acquista dopo che Méndez si era aggiudicato la Copa America ’95. Lui ed il connazionale Marcelo Otero diventano i pilastri della squadra guidata da Guidolin, che vince una Coppa Italia e sfiora la finale di Coppa delle Coppe. Difensore centrale, terzino o mediano, dopo la retrocessione dei veneti passa al Torino dove raccoglie un’altra retrocessione finendo per tornare a giocare nel Nacional. Mondiali del 2002 anche per lui. 121 presenze e 3 gol in Serie A. Voto: 6/10

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Montero a gamba tesissima!

Paolo Montero (Atalanta 93-96, Juventus 96-05) – Il suo cruccio è aver perso ben tre finali di Champions con la maglia della Juventus, dove era arrivato nel 1996 a seguito di ottime prestazioni con la Dea. A Torino si conferma un difensore spietato (16 cartellini rossi in Serie A, primatista assoluto!) ma anche affidabile e dotato di buon senso tattico. Vince 4 scudetti e partecipa a Giappone-Corea 2002. 266 presenze e 3 gol in Serie A. Voto: 7/10

Walter Gargano (Napoli 07-12 e facente attualmente parte della rosa, Inter 12-13, Parma 13-14) – Pilastro del centrocampo celeste, Gargano ha una resistenza incredibile e diventa titolare anche nel Napoli, dopo le belle prestazioni con la casacca del Nacional. Dopo tante battaglie i partenopei lo girano in prestito all’Inter ed al Parma, dove non brilla e da quest’anno è di nuovo in forza ai biancoazzurri. Ha disputato due mondiali (2010 e 2014). 220 presenze e 5 gol in Serie A (dato aggiornato al 13.10.2014). Voto: 6,5/10

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Schiaffino e Ghiggia in versione oriunda

Alcides Ghiggia (Roma 53-61, Milan 61-62) – Stranamente non viene mai citato tra i giocatori più importanti della storia della Roma, eppure Ghiggia è la stella dei giallorossi che vincono il primo ed unico trofeo internazionale della storia giallorossa, la Coppa delle Fiere nel 1961. Ala destra piccola ma immarcabile, è l’unico superstite di quell’Uruguay che vinse il Mondiale del 1950 (il famoso Maracanazo che distrusse i sogni dei tifosi brasiliani). Diventa capitano ma perde la fascia dopo uno scandalo sessuale: mette incinta una quattordicenne. Tra alti e bassi, Ghiggia – un Cassano ante litteram che in patria si becca otto mesi di squalifica per aver aggredito un arbitro – chiude la carriera vincendo uno scudetto da comprimario nel Milan e giocando qualche partita da oriundo con l’Italia. 205 presenze in Serie A e 19 gol. Voto 8/10

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Recoba cucciolo a Venezia

Álvaro Recoba (Inter 97-98 e 99-07, Venezia 99, Torino 07-08) – El Chino è indubbiamente uno dei giocatori più tecnici e talentuosi che abbiano mai calcato il palcoscenico della Serie A. Eppure non ha mai sfondato del tutto: l’Inter lo acquista dal Nacional e lo gira in prestito al Venezia, dove sembra possa diventare la stella del futuro segnando reti pazzesche. Moratti, che lo ama alla follia, lo blinda con un contratto faraonico: in nerazzurro Recoba rimane quasi dieci anni e ogni tanto segna gol mozzafiato, con tiri che battono le leggi della fisica, senza però riuscire a diventare il protagonista assoluto anche a causa di qualche acciacco fisico. A fine carriera vince due campionati dopo le tante delusioni dell’epoca Simoni-Lippi-Cuper che gli avevano permesso di vincere solo una Coppa UEFA, e chiude la sua esperienza in Italia giochicchiando nel Torino. Ancora attivo con la maglia del suo Nacional, nel 2002 ha partecipato ai Mondiali. 207 presenze e 65 gol in Serie A. Voto: 6,5/10

Juan Alberto Schiaffino (Milan 54-60, Roma 60-62) – Unico ed inimitabile, forse il giocatore più forte della storia del calcio uruguaiano. Protagonista assoluto a Brasile ’50, Interno sinistro o regista dalla tecnica perfetta, Pepe Schiaffino è un pennellone esile che mette la palla dove vuole: assist e gol fioccano e permettono al Milan di vincere tre scudetti ed una Coppa Latina. Dopo tanti successi, raggiunge Ghiggia nella capitale e si porta a casa la Coppa delle Fiere. Idolo in Uruguay – dove vince 5 campionati con la casacca del Peñarol – Schiaffino disputa anche 4 partite da oriundo con gli Azzurri. Indubbiamente, assieme a Liedholm è il centrocampista più forte del mondo in quegli anni. 188 presenze e 50 gol in Serie A. Voto: 9/10

Edinson Cavani (Palermo 07-10, Napoli 10-13) – Stellina del Danubio, Zamparini ci vede lungo e lo porta al Palermo, dove si mette in evidenza in breve tempo. La consacrazione arriva però con la maglia del Napoli: gol a grappoli e lo status di uomo-mercato rafforzato di mese in mese. Vince la Coppa Italia nel 2012, la classifica cannonieri nel 2013 e poi capisce che la Serie A gli va stretta: gli emiri lo portano nella Ligue 1 e conquista subito il titolo col PSG. Attaccante fortissimo fisicamente e tecnicamente, vince la Copa America del 2011 trascinando la Celeste. 213 presenze e 112 gol in Serie A. Voto: 9/10

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Fonseca con la maglia del Napoli

Daniel Fonseca (Cagliari 90-92, Napoli 92-94, Roma 94-97, Juventus 97-01, Como 02-03) – Attaccante rapido e di buona tecnica, dopo la convocazione per Italia ’90 il Cagliari lo porta in Serie A, e per due stagioni di fila si rivela il miglior marcatore dei sardi. Il Napoli, orfano del Pibe de Oro, punta su di lui per rinverdire i fasti appena passati e lui non delude, segnando persino cinque gol al Mestalla contro il Valencia in una gara di Coppa UEFA. All’apice del successo personale passa alla Roma, dove con Balbo forma una coppia d’attacco temibile. Nel 1995 si porta a casa la Copa America, ma per vincere qualcosa a livello di club deve attendere il passaggio alla Juventus, dove seppur da comprimario conquista il campionato del 97/98. Conclude la carriera con un breve flash a Como e diventa procuratore. 215 presenze e 78 gol in Serie A. Voto: 7/10

Rubén Sosa (Lazio 88-92, Inter 92-95) –…come? …cosa? Ruben Sosa! è il due aste che i tifosi della Lazio dedicano alla lora stella nel periodo in cui i biancocelesti escono fuori dal tunnel negativo degli anni ’80. Sosa, già da anni nazionale, è robusto ma abile nel dribbling e tira certe sveglie di sinistro che non ti dico. Dalla capitale passa all’Inter pre-Moratti, facendo coppia prima con Schillaci e poi con Bergkamp (giocando peraltro meglio di loro) e vincendo la Coppa UEFA. Alla soglia dei trent’anni, El Principito viene ceduto al Borussia Dortmund e conclude la carriera tra Spagna, Cina ed Uruguay: con la Celeste è riuscito a vincere ben due edizioni della Copa America, consacrandosi come uno dei migliori attaccanti sudamericani tra gli anni ’80 e ’90. 199 presenze ed 84 gol in Serie A. Voto: 7,5/10

Totale uruguaiani in Serie A: 74,5

Classifica aggiornata

  1. Svezia 81 pt.
  2. Germania 80 pt.
  3. Uruguay 74,5 pt.

Da Liedholm a Ibrahimovic, la Top 11 degli svedesi in Serie A

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Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm: il Gre-No-Li rossonero

Riprendiamo la nostra rubrica che ha, come umile intento, quello di scoprire quale nazione estera ha fornito più talenti alla Serie A. Dopo aver analizzato meticolosamente la Germania, oggi concentriamo la nostra attenzione sulla Svezia. Dalla Scandinavia, ridendo e scherzando, sono arrivati giocatori fortissimi (soprattutto negli anni ’50-’60): andiamo dunque a vedere se riescono persino a superare l’armata teutonica.

Svezia in Serie A (2-3-5) – Ci tocca rispolverare il modulo dei pionieri del pallone. La fragile difesa a due protetta dal fragilissimo Hedman potrebbe reggere se Gren, Ingesson e Liedholm (giocatore-allenatore, ovviamente) limitano le sortite offensive. Poi, con cinque animali da gol là davanti, basta superare la metà campo per far tremare i polsi a tutti.

Magnus Hedman (Ancona 04) – Peggio, molto peggio di Lehmann. Portiere della nazionale svedese, dopo buone stagioni al Coventry e tre anni da riserva nei Celtic arriva in Italia per sostituire Scarpi e salvare il derelitto Ancona “vintage” di Ganz, Hübner e Jardel. Perde subito il posto in favore di Marcon. Fine. 3 presenze in Serie A. Voto: 1/10

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Björklund in versione rockabilly

Joachim Björklund (Vicenza 95-96; Venezia 01-02) – Titolare fisso della nazionale svedese per quasi dieci anni, lo stopper Björklund disputa un’ottima stagione a Vicenza prima di accasarsi nei Rangers e nel Valencia. Dopo tanti successi, torna a Venezia e retrocede mestamente assieme ai connazionali Daniel Andersson e Lai. Pochi anni passati in Italia, ma gli diamo la sufficienza sulla fiducia. 51 presenze in Serie A. Voto 6/10

Olof Mellberg (Juventus 08-09) – La Juventus lo compra dopo le sue ottime prestazioni con le casacche di Racing Santander ed Aston Villa: resta solo una stagione, giocando da titolare in Champions e un po’ meno titolare in campionato. Dovevamo formare perlomeno un duo difensivo, così lo abbiamo aggiunto. 27 presenze in Serie A. Voto: 4/10.

Gunnar Gren (Milan 49-53, Fiorentina 53-55, Genoa 55-56) – Finalmente arriviamo al Gre-No-Li, il famoso trio di svedesi legato ai colori del MIlan! Gren è una mezzala di tecnica sopraffina, pilastro della nazionale che vince l’oro olimpico a Londra ’48 e raggiunge la finale di Svezia ’58 senza approfittarsi del fattore campo. Appesi gli scarpini al chiodo, si distingue come direttore tecnico della Juventus vincendo anche un tricolore. 217 presenze e 45 gol in Serie A. Voto: 8/10

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Ingesson (a sin.) insegue Cocard in un Bologna-Lione

Klas Ingesson (Bari 95-96/97-98, Bologna 98-00, Lecce 01; conta anche Bari 96-97 in B) – Fa parte della nidiata di ottimi giocatori svedesi che hanno disputato due mondiali nei primi anni ’90, conquistando il 3° posto ad USA ’94. Il Bari lo acquista dallo Sheffield Wednesday e lui non delude: duro a centrocampo e pericoloso negli inserimenti, si fa notare assieme al pennellone Kennet Andersson. Importante anche nel Bologna di Signori e dei connazionali Lucic (pallida meteora) e del solito Andersson, chiude a Lecce una carriera di ottimo livello. Da ricordare la Coppa UEFA vinta da giovane con la maglia dell’IFK Göteborg, nel 1987. Attualmente è costretto su una sedia a rotelle a causa dei postumi di un mieloma, ma continua ad allenare l’Elfsborg nel massimo campionato svedese. Daje Klas! 139 presenze e 10 gol in Serie A. Voto: 7/10

Nils Liedholm (Milan 48-61) – Uno dei più forti centrocampisti degli anni ’50 e del calcio svedese in generale. Il Barone è tecnicamente perfetto, potente fisicamente ed anche temibile in zona gol. Si narra che una volta Liedholm, dopo tante partite con la maglia del Milan, sbagliò clamorosamente un passaggio ed il pubblico di San Siro gli dedicò una standing-ovation: prima, a quanto pare, non era mai successo. Vince 5 scudetti con i rossoneri, di cui uno da allenatore, e conquista uno storico tricolore sulla panchina della Roma. 359 presenze ed 81 gol in Serie A. Voto: 10/10

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Hamrin, cannoniere viola

Kurt Hamrin (Juventus 56-57, Padova 57-58, Fiorentina 58-67, Milan 67-69, Napoli 69-71) – Occupa la settima posizione tra i migliori marcatori della storia della Serie A grazie ai suoi 190 gol segnati in 15 anni di attività in Italia. “Scartato” dalla Juventus che preferì Charles e Sivori come stranieri – all’epoca il limite era due – riesce ad imporsi nel Padova di Rocco, contribuendo con ben 20 reti al terzo posto raggiunto dai biancoscudati. Il meglio di sé lo dà a Firenze: con i viola segna valanghe di reti e vince due Coppe Italia ed una Coppa delle Coppe. I maggiori trionfi arrivano nel suo biennio al Milan, quando da maturo attaccante viene chiamato dal suo estimatore Rocco a dare il suo contributo. In rossonero arriva la conquista della Coppa dei Campioni, prima del canto del cigno a Napoli. Conta anche un argento conquistato a Svezia ’58. Ala destra veloce, con grande visione di gioco e senso del gol, a fine carriera si dedica al commercio di ceramica. Cosa volete di più? 400 presenze e 190 gol in Serie A. 9/10

Zlatan Ibrahimovic (Juventus 04-06, Inter 06-09, Milan 10-12) – Come Baggio e Serena, anche Ibra compie il tour delle big della Serie A: vince in tutto sei scudetti, ma quello bianconero è revocato. Il suo merito è quello di essere stato l’ago della bilancia della Serie A per molti anni, con la sua potenza unita ad una tecnica fuori dal comune. Carattere non facile, ha fame di vincere dopo un’infanzia difficile passata nel quartiere di Rosengård, dove vivono molti immigrati residenti a Malmö. Impossibile legarlo ad una squadra: quando capisce che ormai la Serie A gli va stretta parte prima per Barcellona e poi per Parigi, sperando sempre di vincere quella Champions che lo consacrerebbe tra gli immortali. 219 presenze e 122 gol in Serie A. Voto: 10/10

Gunnar Nordahl (Milan 49-56, Roma 56-58) – Dopo Piola e Totti è lui il miglior marcatore della storia della Serie A. Un autentico manzo (novanta chili per un metro e ottanta!), Nordahl mostra anche un’insospettabile agilità. Oro olimpico nel ’48, in nazionale segna addirittura 43 gol in 33 partite. In Italia assieme ai connazionali Gren e Liedholm conquista due campionati e due Coppe Latine, competizione antesignana della Coppa dei Campioni. Chiude la carriera da allenatore-giocatore della Roma. Muore nel 1995 ad Alghero. 291 presenze e 225 gol in Serie A. Voto 10/10

skoglund e jeppson
Nacka Skoglund e ‘o Banco ‘e Napule Jeppson (foto tratta dal sito Hifhockeyhistoria.se)

Hasse Jeppson (Atalanta 51-52, Napoli 52-56, Torino 56-57) – Personaggio mitico. Calciatore e tennista, il capitano della nazionale svedese a Brasile ’50 arriva a Bergamo dal Charlton: l’obiettivo è salvare la squadra dalla retrocessione e Jeppson segna 22 gol in sole 27 partite. Diventa subito un uomo mercato ed il Napoli di Achille Lauro lo acquista per ben 105 milioni di lire, tanto che i tifosi partenopei lo soprannominano ‘o Banco ‘e Napule. In quattro stagioni con la maglia azzurra segna molti gol e ne sbaglia altrettanti: all’epoca a Napoli era persino diffuso l’epiteto mannaggia Jeppson! nella vita quotidiana. Nonostante compagni di squadra del calibro di Amadei e Vinicio, bisognerà aspettare Maradona per vedere il primo Scudetto in Campania. Jeppson si ritira dopo una stagione a Torino e resta in Italia dove muore, a Roma, lo scorso anno. 157 presenze ed 81 gol in Serie A. Voto: 8/10

Lennart Skoglund (Inter 50-59, Sampdoria 59-62, Palermo 62-63) – Trequartista col vizio del gol, Skoglund è una delle stelle di un’Inter Campione d’Italia due volte di fila (’53 e ’54). Abile dribblomane e dal piede mancino fatato, è tra i protagonisti di Svezia ’58. Dopo il ritiro lascia la famiglia italiana e torna a vivere in Svezia, dove muore di infarto a soli 46 anni a seguito di problemi di alcolismo. 325 presenze e 70 gol in Serie A. Voto: 8/10

Totale svedesi in Serie A: 81/110

Classifica aggiornata

  1. Svezia 81 pt.
  2. Germania 80 pt.