Mese: settembre 2014

All’ombra del Titano: la storia della Nazionale della Repubblica di San Marino

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Davide Gualtieri (a sin.) esulta dopo il gol contro l’Inghilterra

Il palazzo dei congressi, sito nel centro di una elegante città francese, è gremito in ogni ordine di posto. Si abbassano le luci, ed il delegato UEFA si avvicina all’urna a testa bassa. Alle sue spalle, una fioca luce artificiale illumina il pannello dove si suppone che tra poco verrà proiettato qualcosa. Si attiva il meccanismo rotante dell’urna.

rull… rull… rull…

Nessuno segue col fiato sospeso l’evento. La platea è intenta a telefonare, smanettare con i tablet o dormire. I giornalisti sono distratti.

rull… rull… rull…

L’urna si ferma ed il delegato UEFA tira fuori una pallina metallica. Dentro c’è un biglietto. C’è scritto SAN MARINO. Il primo tassello delle qualificazioni per gli Europei viene estratto dalle nazionali dell’ultima fascia. Nessuno scatta foto, e l’urna riprende il suo ritmico moto circolare. Non importa quali altre squadre faranno compagnia al San Marino nel girone: probabilmente perderà tutte le partite, ed al massimo segnerà un paio di gol.

Questa breve introduzione funge da preludio al nostro articolo sulla Nazionale di calcio della Repubblica di San Marino. La federcalcio sammarinese ha visto la luce nel 1931, ma solo nel 1988 la nazionale ha ottenuto l’affiliazione FIFA e UEFA necessaria per giocare gare ufficiali. Da allora, la squadra ha totalizzato 123 partite ufficiali, vincendone solo una e perdendone 119, segnando 20 gol e subendone 532. Negli ultimi dieci anni di attività la “nazionale del Titano” ha sempre perso ed attualmente occupa l’ultima posizione (208) della classifica FIFA a pari merito col Bhutan. Statistica curiosa: la Nazionale Under-21 di San Marino ha vinto più partite della nazionale maggiore, ottenendo 3 successi (di cui 2 a tavolino).

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Massimo Bonini (a sin.)

Più che vittorie, dal 1990 – anno dell’esordio ufficiale – San Marino ha raccolto aneddoti e curiosità, che vale la pena di conoscere. La nazionale, che ha sempre potuto contare su un bacino di calciatori molto ridotto, nei primi tempi aveva giusto un paio di assi nella manica. Il primo era Massimo Bonini: per tanti anni è stato un pilastro del centrocampo della Juventus di Trapattoni, ma rifiutò di giocare con la Nazionale italiana in attesa che si costituisse quella sammarinese. Quando ciò avvenne, Bonini non era più giovanissimo ma disputò comunque 19 partite in casacca celeste, fornendo il proprio grande apporto di esperienza.

Il secondo talento purtroppo ebbe poca fortuna: Marco Macina (ex-ala di Bologna, Parma e Milan) negli anni ’80 era considerato un fenomeno, ma il carattere difficile ed un infortunio lo relegarono tra gli svincolati a soli 24 anni. Nel 1990 era fermo da un bel po’, ma la nazionale sammarinese gli diede l’opportunità di scendere in campo: lui si lamentò di toccare tre palloni a partita, alludendo alla scarsa qualità dei compagni, e dopo tre partite non giocò più. In generale, non solo col San Marino. Bonini e Macina sono stati gli unici nazionali sammarinesi ad aver giocato in Serie A.

Nonostante la squadra fosse (e tuttora è) composta perlopiù da dilettanti, dopo tre anni di sconfitte arrivò il primo glorioso pareggio contro la nazionale turca (0-0), ed un altro momento da raccontare ai nipotini. Ebbene si: il 17 novembre del 1993 San Marino disputò a Bologna un match di qualificazione per i Mondiali contro un’Inghilterra costretta a fare una barca di gol per sperare di passare il turno. Pronti via, il San Marino battè il calcio di inizio e si proiettò in avanti come se non ci fosse un domani. La difesa inglese sembrò controllare la situazione, ma Stuart Pearce – monolite soprannominato Psycho per il suo sguardo da carnefice – sbagliò un passaggio verso il portiere. Davide Gualtieri – ex-attaccante ed attualmente proprietario di un negozio di elettronica – si avventò come un furetto e spinse il pallone alle spalle di David Seaman. San Marino in vantaggio! Erano passati otto secondi di gioco: ancora oggi, Gualtieri detiene il record di marcatore più veloce in una partita ufficiale tra nazionali di calcio (clicca qui per vedere il video del gol).

Ah, la partita poi finì 1-7 per gli inglesi, che comunque non si qualificarono per i Mondiali.

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Sammarinesi in allenamento

E la prima vittoria? Parliamone. Il 28 aprile del 2004 allo Stadio Olimpico di Serravalle arrivò il Liechtenstein per disputare un’amichevole. Al 6’ segnò Andy Selva (di cui parleremo dopo) e… non successe altro, finì 1-0 per San Marino, al cospetto di una squadra che comunque schierava non solo Mario Frick ma anche numerosi giocatori del campionato svizzero. La vera impresa sarebbe potuta accadere nel 2007, quando San Marino ospitò la nazionale dell’Eire mantenendo fino al 94’ il risultato sull’1-1. Sembrava fatta: dopo il gol di Kilbane, il pareggio di Manuel Marani poteva regalare uno storico pareggio contro una nazionale più celebre ma che stava dormendo in piedi. Poi, al 95’ segnò Ireland e rimase solo la bella prestazione.

Ah, tornati a Dublino i giocatori irlandesi furono duramente cazziati dalla stampa.

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Andy Selva

La grande stella della nazionale è il già citato Andy Selva. Nato a Roma ma naturalizzato sammarinese, Selva ha segnato addirittura 8 gol in 66 partite con la maglia di San Marino: probabilmente neanche Van Basten avrebbe saputo fare di meglio. Specialista dei calci piazzati, dopo una lunga carriera di bomber nelle serie minori italiane ora gioca nel campionato sammarinese con la maglia de La Fiorita.

Questa è quindi la storia della nazionale sammarinese, composta da studenti, baristi, impiegati di banca e per tanti anni allenata da un insegnante di educazione fisica (mister Giampaolo Mazza). Una nazionale composta da persone comuni: vostro cugino che gioca in Eccellenza potrebbe scoprire di avere un antenato nato sotto il Monte Titano ed essere convocato per le prossime partite, ritrovandosi a contrastare Rooney, dribblare Schweinsteiger e tirare contro Casillas. Le micro-nazionali sono l’ultimo barlume di democrazia calcistica: non importa quanto sia piccola, la tua nazionale è un diritto.

Sarebbe bello che la UEFA organizzasse una specie di Europeo alternativo cui potrebbero partecipare solo San Marino, Liechtenstein, Andorra, Gibilterra, le Isole Far Oer, Cipro, Malta e Lussemburgo: sarebbe la giusta ribalta per questi dilettanti che ogni tanto riescono ad infrangere record mondiali. Il prossimo Gualtieri potresti essere tu!

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Da Matthäus a Bierhoff, la Top 11 dei tedeschi in Serie A

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Matthäus e Brehme, colonne dell’Inter e della Germania

Qual’è stata la nazione che ha fornito il maggior numero di significativi talenti al calcio italiano? Per scoprirlo, nasce una nuova rubrica in cui stileremo una Top 11 dei migliori giocatori di una data nazione che hanno giocato in Serie A. Ci occupiamo oggi dei campioni del mondo in carica: di teutonici in Italia ne sono girati parecchi e pure di qualità (portieri a parte). Andiamo a vedere senza indugio quanto totalizzano secondo noi gli undici migliori di loro divisi per ruolo!

Germania in Serie A (4-4-2) – Difesa titanica per coprire Lehmann e centrocampo ricco di fantasia, con un talento come Matthäus a mantenere gli equilibri. In attacco, il tandem Bierhoff-Klinsmann unisce potenza e velocità. L’allenatore ideale di questa squadra sarebbe senza dubbio il nostro Trapattoni, che peraltro di questi ne ha pure allenato qualcuno!

Jens Lehmann (Milan 98-99) – Iniziamo maluccio: l’unico portiere tedesco ad aver giocato in Italia è proprio la meteora rossonera Lehmann, che disputa poche (e mediocri) partite prima di tornare a giocare bene in Bundesliga ed in Premier League. Un handicap non da poco per la nostra classifica. 5 presenze in Serie A. Voto: 2/10

Andreas Brehme (Inter 88-92) – Terzino impeccabile e pedina fondamentale dell’Inter di Trapattoni che vince lo Scudetto e la Coppa UEFA: passa alla storia anche per aver realizzato il rigore decisivo che, ad Italia ’90, permette ai teutonici di battere l’Argentina. 154 presenze e 12 gol. Voto: 8/10

Hans-Peter Briegel (Verona 84-86, Sampdoria 86-88) – Un autentico titano che rade al suolo tutto ciò che tenta di opporsi al suo cospetto. Briegel è una delle colonne del magico Hellas scudettato di Bagnoli: un terzino sinistro ed esterno di centrocampo da far tremare i polsi. 106 presenze e 21 gol. Voto: 7/10

Jürgen Kohler (Juventus 91-95) – Gioca nei bianconeri durante gli anni d’oro di Gullit & Van Basten, riuscendo però a conquistare lo Scudetto durante l’ultimo anno della sua permanenza in Italia. Difensore centrale forgiato nell’acciaio inox, fa parte della rosa che vince Italia ’90. 102 presenze ed 8 gol. Voto: 7/10

Karl-Heinz Schnellinger (Mantova 63-64, Roma 64-65, Milan 65-74) – Bandiera del Milan degli anni ’60 e ’70, Schnellinger è un terzino biondissimo e praticamente schierato solo in difesa. Eppure segna il famoso gol del pari a tempo scaduto nella sfida Italia-Germania 4-3, permettendo di disputare i più i bei tempi supplementari della storia del calcio! Con i rossoneri conquista un palmares da fare invidia. Pochi lo ricordano, ma a conti fatti è il tedesco di maggior successo in Italia. 284 presenze e 3 gol. Voto: 9/10

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Rivera e Schnellinger: compagni nel Milan, rivali in nazionale

Helmut Haller (Bologna 62-68, Juventus 68-73) – Avete presente la serietà e la compostezza dei calciatori tedeschi, tutti muscoli e geometrie? Ecco, Haller è il contrario, un trequartista scapigliato e con la pancetta, amante della vita notturna. Tuttavia col pallone ci sa fare eccome, e vince uno scudetto a Bologna ed uno a Torino. La sua specialità sono gli assist. Fa la sua apparizione persino in uno spot televisivo  dell’Ovomaltina. Cosa volete di più? 296 presenze e 69 gol. Voto: 8/10

Thomas Hässler (Juventus 90-91, Roma 91-94) – Centrocampista minuscolo, appena un metro e 66, compensa le lacune fisiche con una grande tecnica. Ha più successo con la Roma rispetto alla prima esperienza nelle file della Juventus, in seguito si costruisce una solida carriera nella Bundesliga, anche se i migliori successi li ottiene però in Nazionale. 120 presenze e 12 gol. Voto: 7/10

Lothar Matthäus (Inter 88-92) – Uno dei giocatori più forti della storia dell’Inter e della Nazionale tedesca: Lothar in carriera ha giocato praticamente in ogni ruolo con un rendimento impressionante. Tecnica sopraffina e grinta, conquista pure il Pallone d’oro nel 1990, dopo aver vinto i Mondiali. Serve un tackle, un assist o un gol? Ci pensa Lothar. 115 presenze e 40 gol. Voto: 9/10

Andreas Möller (Juventus 92-94) – Altro giocatore campione-del-mondo-nel-’90 e campione-d’europa-nel-’96, gioca due stagioni molto positive con la Vecchia Signora, conquistando la Coppa UEFA nel ’93. Il meglio lo dà successivamente con la casacca del Borussia Dortmund, vincendo la Champions proprio in finale contro la sua ex-squadra italiana. Piccolo ma sgusciante, calcia divinamente le punizioni. 56 presenze e 19 gol. Voto: 7,5/10

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Bierhoff con la maglia dell’Udinese

Oliver Bierhoff (91-92 Ascoli, 95-98 Udinese, 98-01 Milan, 02-03 Chievo; conta anche Ascoli 92-95 in Serie B) – L’eroe di Euro ’96 costruisce la propria carriera nel calcio italiano, dove gioca durante i suoi anni d’oro. Curiosamente viene portato in Italia dall’Inter, che lo gira però all’Ascoli: rimane quattro stagioni in una squadra tutt’altro che eccelsa riuscendo però a segnare un sacco di gol nella serie cadetta. Quando l’Ascoli retrocede in C, per il panzer dal colpo di testa letale arriva il momento di misurarsi con la massima serie, passando all’Udinese. In Friuli segna una valanga di gol in tre stagioni e viene ceduto al Milan, vincendo finalmente uno Scudetto a coronamento della lunga carriera in Italia. Dopo una parentesi al Monaco, chiude la carriera al Chievo. 220 presenze e 100 gol (conta anche 100 presenze e 46 gol in Serie B). Voto: 9/10

Jürgen Klinsmann (Inter 89-92, Sampdoria 97) – Soprannominato KataKlinsmann per il grande agonismo e Pantegana Bionda dalla Gialappa’s, forse per qualche tuffo di troppo, in Italia arriva all’Inter dopo lo Scudetto vinto dai connazionali Brehme e Matthäus, aggiudicandosi nel ’91 la Coppa UEFA. In Serie A inizia bene, ma poi viene ceduto come capro espiatorio dopo la deludente stagione con Orrico in panchina: cinque anni dopo torna per un breve canto del cigno con la maglia blucerchiata. 131 presenze e 42 gol. Voto: 6,5/10

Totale tedeschi in Serie A: 80/110

L’anima del fantallenatore: un viaggio tra lacrime, sudore e gloria imperitura

Miguel Herrera, Santiago Banos
Herrera, CT del Messico, immortalato nell’esultanza tipica del fantallenatore

Ha alimentato faide tra amici e familiari, rovinato domeniche e fatto imbestialire numerosi tifosi. Il suo nome è fantacalcio, e a detta dei suoi creatori è il gioco più bello del mondo dopo il calcio. Il fantacalcio è l’unica entità legalmente riconosciuta che può farti esultare per un gol subìto dalla tua squadra del cuore («Io Thereau ce l’ho titolare! Daje!») e deprimere per un autogol del tutto ininfluente per il risultato finale di partite come Cagliari-Sampdoria.

Possiamo provare ad indicare alcune categorie di fantallenatori: in primis c’è il professionale, che il giorno dopo la fine del campionato inizia a studiare la possibile formazione della stagione seguente. Durante l’estate compra tutti i giorni la Gazzetta dello Sport, seguendo febbrilmente le trattative di calciomercato, e prima dell’asta si presenta con le statistiche aggiornate di tutta la Serie A dal 1929/30 ad oggi, campionato della guerra incluso. La sua categoria è in forte crisi: ormai il calciomercato è aperto quasi tutto l’anno e rischia di impazzire. Nemmeno l’Almanacco del Calcio della Panini riesce più a tenere il passo.
C’è il temerario, che acquista unicamente misteriosi giocatori appena sbarcati in Serie A. Nel loro armadio ci sono gli scheletri dei vari Torje, Larrivey, Katergiannakis e Zeigbo che oh, vi giurano, visti su internet o letti sul Guerin Sportivo sembravano i messìa del pallone.
Poi c’è il tifoso nel sangue, che partecipa all’asta solo a condizione di avere in rosa la stella della squadra per la quale tifa. Senza Totti o Hamsik, loro si ritirano e non giocano più.
Il più irritante però è senza dubbio l’incompetente. Egli viene chiamato unicamente per fare numero, perché magari i partecipanti sono dispari, è sempre così. L’incompetente generalmente è una ragazza che non segue lo sport (fidanzata o sorella di uno dei partecipanti), un bambino di età inferiore ai sei anni o un anziano non autosufficiente che durante l’asta propone Josè Altafini o Gigi Riva. L’incompetente non ha idea di chi siano i giocatori della Serie A, eccetto quelli più famosi che ha visto su Studio Aperto, e si ritrova quindi a schierare tridenti offensivi formati dalle riserve di Cesena, Chievo ed Empoli. Gli scarti degli altri, sostanzialmente. Ma attenzione! La squadra materasso ha i suoi momenti di gloria, in cui l’elefante della Eminflex barrisce a pieni polmoni. Capiterà quella giornata in cui, per una combinazione astrale, il tridente Marilungo-Meggiorini-Mchedlidze segnerà una doppietta a testa facendo impallidire i vostri banali Higuain e Tevez. E lì, l’incompetente vi guarderà dall’alto in basso, tornando a chiedervi se il Milan ha la maglia verde o arancione.

Qual’è inoltre il giocatore ideale da comprare al fantacalcio? Proviamo a tracciare delle linee guida per trovarlo:
Titolarità. Il primo punto è basilare: il giocatore dev’essere un titolare indiscusso, di quelli che se l’allenatore prova a tenerli in panchina viene linciato dagli ultras. Per questo, è meglio se gioca in una squadra che non partecipa alle competizioni europee, così non è soggetto al turnover.
Salute. Giuseppe Rossi è un fenomeno, ma si fa sempre male. Idem El-Shaarawy e tanti altri: purtroppo la tendenza a farti male ce l’hai o non ce l’hai. Cercate un giocatore con una cartella clinica immacolata e vivrete più tranquilli, anche se l’apocalisse in stile Mario Gomez è random ed ineluttabile.
Disciplina. Tanti difensori e centrocampisti hanno un rendimento impeccabile, ma finiscono sempre per lasciare in campo quel mezzo punto in pagella a causa di qualche sgambetto di troppo. Ne sanno qualcosa coloro che sono innamorati di Marchisio e De Rossi e non possono farne a meno: valutate bene.
Nazionale. I giocatori che militano nelle nazionali sono un po’ volubili, poi si stancano di più. Meglio scegliere campioni ignorati dai commissari tecnici e che si concentrano solo sulle loro squadre di club!

dinataleIn virtù delle suddette linee guida, emerge chiaramente che il giocatore ideale è… Totò Di Natale! Gioca sempre da titolare e va in doppia cifra dal 2006/07, e milita in una squadra che riuscirebbe a farsi eliminare dal Terzo turno di Champions pure da una rappresentativa della Valtellina. Nelle ultime cinque stagioni ha giocato almeno 32 partite, quindi ha ancora le gambe a posto, roba da fare invidia. Inoltre viene ammonito molto di rado, tipo tre o quattro volte a campionato, ed ha visto solo tre cartellini rossi in carriera. In Nazionale non gioca più, quindi è chiaramente l’acquisto ideale per la stagione in corso!

Per concludere, in bocca al lupo a tutti i fantallenatori, nella speranza che Keisuke Honda possa continuare così. Perché io lo so: zitti zitti, tutti quanti avete comprato l’allegro trequartista dai capelli di fuoco.

Confronti possibili: Dino Zoff vs Massimo Taibi. Chi è il migliore?

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Zoff (a sin.) in Azzurro e Taibi con la casacca del Manchester United

Inauguriamo oggi la rubrica Confronti possibili, che metterà di fronte alcuni talenti indiscussi del calcio internazionale per decretare con assoluta certezza chi tra i due sia il migliore. Trattandosi di una questione alquanto complessa, annunciamo di aver messo a punto uno speciale algoritmo che permette di quantificare con precisione quantistica le effettive abilità dei giocatori confrontati. Tale algoritmo ha recentemente ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte della FIFA (Federazione Internazione Fraudolenti Algoritmi).

Iniziamo dunque con il primo 1-vs-1 che mette di fronte due portieri di razza come Dino Zoff e Massimo Taibi. Il primo viene considerato uno dei portieri più forti della storia del calcio italiano, alla stregua di Buffon, mentre Taibi può vantare una lunga e carismatica presenza sui campi di tutta Italia e, per un periodo, anche della Terra d’Albione. Senza indugi, andiamo a scoprire chi è il migliore tra i due!

1) Gol segnati. Il 1° aprile del 2001, durante un palpitante Reggina-Udinese, Massimo Taibi segnò uno spettacolare gol di testa. Zoff, invece, usciva dall’area di rigore giusto all’intervallo ed a fine partita. Di coseguenza Taibi è superiore.
2) Top club. Taibi ha giocato 4 partite con la maglia del Manchester United, ovvero il secondo club al mondo con più tifosi (oltre 300 milioni). Zoff non ha mai avuto simili pressioni. Quindi Taibi è superiore.
3) Presenza scenica. Taibi ha lavorato come opinionista televisivo per Sportitalia, mentre Zoff è noto per la sua timidezza e laconicità. Poche chiacchiere: Taibi è superiore.
4) Esordio in Serie A. Al suo esordio nella massima serie, Zoff subì ben 5 reti (24 settembre del ’61, Fiorentina-Udinese 5-2). Taibi, invece, nel suo debutto in Serie A ne subì solo 3 (28 agosto del ’93, Piacenza-Torino 0-3). Anche su questo, Taibi è superiore.
5) Azzurro. Taibi ha giocato con la Rappresentativa Nazionale italiana di Serie C, conquistandosi il ruolo sudando sui rudi e gibbosi terreni di provincia. Zoff no, ha ottenuto solo la bambagia e le fanfare della Nazionale maggiore. Ergo, Taibi è superiore.
6) Geografia. Taibi ha giocato nella regione più a nord d’Italia (in Trentino col Trento) e in quella più a sud (durante le giovanili, in Sicilia). Dino Zoff non è mai riuscito ad andare più a nord di Udine e più a sud di Napoli. E quindi, Taibi è superiore.
7) Trionfi. Taibi ha vinto due Coppe Intercontinentali (in rosa col Milan e con lo United), Zoff nessuna. Ancora una volta, Taibi è superiore.
8) Satisfaction. Zoff ha vinto il Mondiale di Spagna ’82 a 40 anni suonati, mentre alla stessa età Taibi si era già ritirato, pienamente appagato dopo la sua brillante carriera. In conclusione, Massimo Taibi è superiore a Dino Zoff senza alcun appello.

Il nostro algoritmo ha parlato: con un rotondo 8-0, l’ex portiere di Piacenza e Reggina si porta a casa il primo dei nostri… Confronti possibili!

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Il nostro vincitore assieme a Sir Alex Ferguson

EURO 2016 – L’Albania di De Biasi batte il Portogallo: le outsider ruggiscono

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Portogallo-Albania, Roshi (a sin.) e Fabio Coentrao si contendono la sfera

Sono iniziate ieri le qualificazioni per gli Europei del 2016. Salta subito all’occhio una considerazione: le squadre materasso non esistono più. Escluse le micro-nazioni (di cui parleremo più avanti), ormai anche le nazionali storicamente più deboli hanno qualche asso nella manica per mettere i bastoni tra le ruote alle prime della classe.

Sono lontani i tempi in cui le repubbliche ex-sovietiche o gli stati dell’Est Europa costituivano una specie di mistero inestricabile. Erano gli anni ’90, quelli di Bruno Pizzul che diligentemente pronunciava i nomi dei giocatori georgiani e bielorussi senza perdere un colpo e gli stadi di Vilnius e Kiev sembravano cattedrali nei deserti di una dimensione talmente lontana da poter essere trasmessa solo via satellite. Ma ora il calcio della periferia d’Europa rivendica prepotentemente il proprio spazio vitale, affiancando ai nuovi talenti pure un’organizzazione tecnica niente male.

Tutto questo preambolo serve a presentare la bella vittoria dell’Albania allenata da Gianni De Biasi e capitanata da Lorik Cana sul Portogallo dei vari Pepe e Nani. Allo stadio Municipal di Aveiro, la squadra balcana si è imposta di misura grazie ad un gol di Bekim Balaj, giovane punta dello Slavia Praga. Privi di sua maestà Cristiano Ronaldo, i lusitani hanno giocato al tiro al bersaglio senza riuscire a superare il portierino laziale Berisha, e nella ripresa è arrivata la beffa. Gli albanesi, che non si sono qualificati a nessuna competizione importante manco di striscio, si godono la vittoria e la possibilità di ricoprire il ruolo di outsider in un Gruppo I comunque difficile: sempre ieri, la Danimarca si è imposta per 2-1 in rimonta contro l’Armenia.

In tema di nazionali dell’Est, nel Gruppo F parte bene la Romania che sorprende la Grecia allenata da Claudio Ranieri grazie ad un gol su rigore del cavallo di battaglia Ciprian Marica. Soprende tutti l’Irlanda del Nord, che va a vincere in rimonta in Ungheria (1-2), mentre le insidiose Isole Far Oer riescono a passare in vantaggio contro la Finlandia prima di subire la rimonta (1-3). Nel Gruppo G persino i campioni del mondo tedeschi devono sudare per battere 2-1 un’indomita Scozia grazie ad una doppietta di Thomas Müller. Il gol del momentaneo pari era stato siglato da Ikechi Anya. La Scozia, allenata da un mastino come Gordon Strachan, farà di tutto per tornare nel giro che conta: è assente sui grandi palcoscenici da Francia ’98.

Morale della favola: in queste qualificazioni potrebbero esserci delle novità e delle sorprese, e chissà che in Francia non vedremo qualche nazionale che prima d’ora non si era mai qualificata in nessuna competizione importante. Certo, è prestissimo per dirlo, però se poi succede potrete in giro che la prima volta ve l’avevamo detto noi.

Due parole sull’esordio di Gibilterra, che ancora priva di uno stadio nazionale ha disputato la partita contro la Polonia (Gruppo D) allo stadio Algarve di Faro-Loulé. La minuscola nazionale allenata da Allen Bula può contare su un bacino di abitanti di circa 29.000 persone, più o meno come Vetralla e Montefiascone messe assieme. I polacchi hanno vinto 0-7 e i giorni della ribalta per le micro-nazionali sono ancora lontani, ma noi di La straordinaria somiglianza tra Trifon Ivanov e Maurizio Mattioli confidiamo sempre nella possibilità che, un giorno, anche un San Marino o un’Andorra possano disputare un mondiale. We have a dream!